Abbiamo appena celebrato il XX settembre (purtroppo in pochi ma, vorrei ricordarlo, NON ESCLUSIVAMENTE i radicali, almeno per quanto riguarda Firenze e Pisa) e chissà come si sentiranno bischeri quei poveri bersaglieri del Cadorna: quella potente Santa Romana Chiesa, era roba da ragazzi!! Anche il Vaticano oggi ragiona con ottiche e strumenti da multinazionale, primi fra tutti marketing e cura dell’immagine (il Papa viene incluso tra gli uomini più eleganti del mondo… stendiamo qui un velo noi che alla PIETAS siamo davvero avvezzi). Mentre piovono anatemi di vario genere, io che in tempi non sospetti avevo trattato l’argomento sulle colonne del mio “Ulysse”, lo ripropongo alla lettura in quanto è estremamente attuale. Facciamo due conti in tasca al Vaticano: l’esenzione ICI non è altro che la punta di un colossale Iceberg e sono diverse le facilitazioni concesse dall’Italia alla Chiesa. Ossia: settore immobiliare, turismo, sanità, educazione privata, accesso al lavoro.
La facilitazione dell’ICI : stime autorevoli parlano di 100mila fabbricati di proprietà della Chiesa disseminati sul territorio Italiano, ovvero un enorme patrimonio immobiliare il cui valore si aggirerebbe attorno ai 12 miliardi di euro (di fatto è però impossibile determinarne con certezza il numero e gli importi). Non entro nel merito – sebbene ne avrei ben donde – e mi limito a riferire che la legge esenta dall’ICI i luoghi di culto e le loro pertinenze. Nel 2004 un’illuminata Corte di Cassazione aveva stabilito, in chiave restrittiva, che laddove si svolgesse attività commerciale all’interno degli immobili ecclesiastici si sarebbe dovuta pagare l’imposta comunale. Ma con l’inserimento di una semplice parolina, la devota compagnia di Berlusconi ha esentato tutti gli immobili, colpendo solo quei locali utilizzati “esclusivamente” a scopo commerciale (quindi basta che il locale ospiti trimestralmente un corso di catechismo e addio ICI). “L’esclusivamente” c’è costato caro: una perdita secca per i Comuni di 2,6 miliardi di euro di ICI non riscossa!!
Ma questa dicevo che è solo la punta, perché la maggior parte dei 100 mila immobili sono oggi diventati sedi di alberghi, ostelli e cliniche: la legge sull’ IRES (Imposta sul Reddito delle Società) prevede che si scende al 50% quando il reddito è generato da enti di assistenza e beneficenza, ed è addirittura esente se di proprietà diretta del Vaticano. Capite subito l’entità di quest’altro aiutino: il turismo religioso fattura più di 5 miliardi di euro annui (40 milioni di presenze). Non vi pare che si generi quantomeno illecita concorrenza nei confronti degli albergatori privati ? Ma non è finita qui: tutte le organizzazioni comunque collegate ad entità religiose, non devono neanche presentare bilanci certificati, quindi gli altri “competitors” sono becchi e bastonati !
Alcuni potrebbero italianescamente pensare: non ho né un albergo, né un ristorante, né un’attività turistica, quindi a me del turismo non frega niente. La “multinazionale” arriverà anche nel vostro settore, stavolta con l’aiutino della legge sull’IRAP: la retribuzione riguardante il personale ‘religioso’ non costituisce infatti base imponibile, ma l’azienda che li impiega (magari alla reception, al centralino, alle pulizie etc.), deduce TOTALMENTE dal reddito d’impresa le varie spese per la loro retribuzione (il cosiddetto monte salari) !!
Visto che la frutta s’è già passata da un pezzo, non resta che l’amaro: tutti i dipendenti della Santa Sede non pagano mezzo euro di Irpef sugli stipendi, le pensioni, le liquidazioni, né alcun tipo di tributo locale…..
Che Dio ce la mandi buona !!
Daniele Massarri

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