Dopo l’arresto del brigatista rosso – non ex, come viene definito, perché non si è mai pentito né dissociato – Cristoforo Piancone, che aveva appena rapinato la sede centrale del Monte dei Paschi di Siena, abbiamo sentito la necessità di fare alcune riflessioni su quello che appare un gravissimo episodio non solo per le condizioni in cui è maturato ma anche per gli interrogativi che pone per il futuro. Che un brigatista, condannato per sei omicidi, più un altro carico di reati gravi, goda del regime di semilibertà, sarebbe già motivo di profonda contestazione del sistema giudiziario e della applicazione della legge Gozzini, ma ancora più inquietanti sono la modalità della rapina, che ha tutte le caratteristiche dell’autofinanziamento praticato dai terroristi, le quattro pistole di cui era dotato Piancone, ed infine il fatto che ancora una volta le Br riemergano in Toscana. Di tutto questo abbiamo parlato con Lorenzo Conti, che i lettori di Pensalibero conoscono e stimano per la sua battaglia alla ricerca della verità sull’assassinio di suo padre Lando Conti, sindaco di Firenze, e per la sua sfibrante lotta contro il muro di gomma del silenzio delle istituzioni e della loro assenza nei riguardi delle vittime del terrorismo.
Lorenzo, sembra che la Toscana sia sempre implicata nelle vicende del brigatismo.
“Ed in realtà è così, se pensiamo alla storia delle Br la Toscana è stata un punto di riferimento fondamentale per i terroristi, come d’altronde è emerso dal processo della Colonna toscana per l’assassinio di mio padre, quando Moretti dichiarò che la Toscana ha offerto alle Br una sorta di zona grigia dove nascondersi ma, soprattutto, dove trovare aiuti. Dopo questa dichiarazione del terrorista, mi sono sempre chiesto perché i magistrati non abbiano indagato per scoprire chi aiutava finanziariamente i terroristi e come mai non sia stato indagato nessun partito politico. Eppure Autonomia Operaia, Democrazia Proletaria, hanno avuto responsabilità morali enormi nell’assassinio di mio padre, precedendolo con una campagna denigratoria violentissima i cui volantini sono stati trovati nel covo delle Br. Oggi, la Toscana è il nucleo centrale del nuovo terrorismo e l’episodio di Siena ne è l’ennesima dimostrazione. Sono convinto che la rapina sia stata fatta per autofinanziarsi, ed anche il gruppo della Lioce e della Banelli fece la stessa cosa, a Siena, nel 1999. La situazione è veramente inquietante, il terrorismo appare come una pentola in ebollizione che, se scoperchiata, può provocare danni enormi. Uno studio dell’Università di Siena ha calcolato che, negli anni del brigatismo, c’erano circa 20.000 terroristi attivi e 200.000 potenziali fiancheggiatori; ora, ammettiamo pure che sia un calcolo per eccesso, ma questi sono comunque numeri impressionanti, pari a quelli di un esercito che, non dimentichiamolo, ha causato 500 morti e 5.000 feriti. Dove sono tutte queste persone ora?! Avevo chiesto al Presidente Napolitano la costituzione di una commissione di inchiesta che indagasse sul terrorismo a 360 gradi, ma mi è stato risposto che questa non è sua competenza. Io credo che senza un’analisi seria del brigatismo si rischi moltissimo”.
Secondo te, perché la Toscana è un punto di riferimento per le Br?
“Perché è culturalmente e politicamente vicina al mondo di estrema sinistra, come già emerse al primo processo ai terroristi, quello di Prima Linea. Allora Franceschini dichiarò: ero iscritto al Pci ed il partito sapeva chi ero. C’è qualcuno che ha protetto e protegge questi terroristi che sono stati la mano armata di alcuni partiti tanto di estrema sinistra come di estrema destra”.
Non credi che ciò accada perché in Toscana c’è una apparente democrazia che in realtà è una stretta oligarchia?
“Assolutamente sì. C’è un deficit democratico in questa regione, la sinistra che predomina ovunque si sente così forte, così sicura del proprio potere che non ha né l’educazione né i valori morali per affrontare un dialogo, un contraddittorio. Ho invano chiesto risposte a tutte le autorità istituzionali toscane ed ho ricevuto solo silenzio. Non rispondono perché sono loro i primi ad aver sistemato gli ex brigatisti nelle istituzioni, nei pubblici uffici. Fanno ciò che vogliono perché sono un’oligarchia che vive solo per se stessa e non sente il dovere morale di dare risposte ai cittadini. Li schedano in consiglio comunale, figurati se rispondono a chi chiede la verità sul terrorismo e sui fiancheggiatori dei brigatisti”.
A fronte della proposta di Bertinotti, che dichiara che è giunto il momento di chiudere i conti con il passato delle Br, non ti sembra che ci sia un diffuso atteggiamento di leggerezza, come a voler cancellare tutto?
“E’ così, basta guardare il messaggio che la classe politica al governo trasmette ai giovani. Gli ex terroristi vengono portati in Parlamento, ed il nostro è l’unico paese al mondo dove questo accade. I terroristi sono ragazzi che hanno sbagliato ed hanno pagato: ma come si può dire questo ai giovani? Minimizzare in questo modo gli atti di chi ha preparato per mesi assassini ed assalti, ha causato tragedie enormi, significa non avere né la preparazione né la volontà di affrontare i problemi seriamente. Ma significa anche lasciare aperti spazi vasti e pericolosi a tutta una nuova generazione che per fragilità, ignoranza, disagio economico, può diventare la riserva ideale per il nuovo terrorismo. D’altronde, questo paese è marcio dalle fondamenta, non è in grado di garantire la certezza della pena, non concede risorse ai corpi di Polizia, riduce un indulto ad un calcolo numerico, senza considerare che dietro ogni delinquente liberato e poi tornato in carcere c’è un delitto che ha rovinato delle vite. E’un intero sistema che non funziona più e che dovrebbe essere completamente cambiato. Quando una classe politica arriva a portare i terroristi in Parlamento, allora significa che va fatta pulizia anche ai livelli più alti, se si vuole ancora dare una speranza a questo paese”.
Non ti sembra che l’attuale situazione di disfacimento politico ed istituzionale sia simile a quella degli anni ’70?
“Sì, ed è proprio questo a preoccuparmi molto. Per chi, come noi, può ricordarsi il periodo storico che sfociò nel brigatismo, la situazione odierna non può che fare paura. Viviamo la stessa crisi di allora: le istituzioni sembrano svuotate di ogni valore, i politici sono privi di ogni credibilità e vecchi, lontani dalla gente anni luce, presi solo dai loro interessi di casta. Il disagio, la crisi economica, il malcontento diffuso, sono un brodo di coltura ideale per il brigatismo. E su questo dovremmo riflettere tutti, prima che sia troppo tardi”.
Chiara Boriosi

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