Dunque, bisogna proprio parlare di lei. Finora, lo confessiamo, avevamo rimandato questa scadenza, sperandola prorogabile all’infinito, sia per seguire l’evoluzione del personaggio Brambilla – Michela Vittoria, che tanto per farsi notare ha bisogno di due nomi – sia, soprattutto, per una nostra invincibile, istintiva, primordiale forma di insofferenza maturata per la signora fin dal suo primo apparire. Siccome di solito coltiviamo il difetto di dire ciò che pensiamo, non cerchiamo alibi intellettuali né finezze snobistiche alla maniera della Annunziata che, con icastica sintesi, ha definito la Brambilla “pescivendola” in riferimento ad una delle sue attività imprenditoriali. No, a noi MVB – questo la sua sigla, chissà quanto a lungo meditata dal suo staff – non piace e basta. Ma a questo punto ci corre l’obbligo di spiegare perché, visto che è quasi un anno che su questo sito scriviamo incessantemente in favore di misure che permettano una ripresa massiccia della presenza delle donne in politica che nel nostro paese, oggi, è inferiore persino a quella dei paesi cosiddetti del terzo mondo. Dunque, la nostra avversione per la Brambilla parrebbe del tutto ingiustificata e per di più assolutamente incoerente con una battaglia che invece ci sta molto a cuore, soprattutto in queste ore in cui la povera MVB vive un momento di emarginazione ed avrebbe tanto bisogno di una difesa d’ufficio femminile e femminista, che da noi però non avrà.
A dirla tutta, questa esuberante ragazza dall’improbabile colore dei capelli rappresenta l’antitesi perfetta di quanto si aspettano e si augurano le donne di questo paese riguardo la loro rappresentanza politica. La sua improvvisa apparizione, genere cometa nel cielo tempestoso della politica italiana, ha tutte le caratteristiche della discesa dall’alto: ecco l’unta del signore – Berlusconi – che a seguito di una sua improvvisa illuminazione decide che questa donna è la risposta a tutti i suoi problemi. Una donna che pare messa apposta sulla sua strada per dimostrare che Forza Italia non è un partito maschilista che candida solo soubrette da calendario, che il suo leader medita di superare quello che si ostina a ritenere un suo umile allievo – Sarkozy, un uomo veramente di buon cuore visto che ancora non ha sporto querela – ventilando addirittura di farsi succedere da una donna nella leadership del partito e quindi anche nella possibilità di una prossima presidenza del consiglio. Insomma, una rivoluzione in chiave femminista interamente calata dall’alto, senza che vi sia stata alcuna partecipazione democratica quantomeno in forma di primarie interne al partito: l’unta del signore ha bisogno solo della sua approvazione. E dunque, eccola promossa da un giorno all’altro da una campagna di marketing intensissima, eccola onnipresente su stampa, televisioni, siti, eccola dotata a tambur battente di un giornale e di una televisione, come si conviene a chi non deve sottoporsi a nessuna gavetta, a nessuna prova, a nessuna approvazione. E’un brand, MVB, e come tale va trattato ed imposto sul mercato. Già questo suo status, dunque, sarebbe sufficiente a rendercela antipatica, visto che noi crediamo a meccanismi di selezione molto diversi per riaprire alle donne la strada della politica, invece di dover ancora sorbirci questa sorta di fiaba di Cenerentola ai tempi del bipolarismo, ma lei stessa ci mette del suo per peggiorare in modo esponenziale la nostra insofferenza nei suoi confronti. Non abbiamo mai pensato che le donne, per farsi strada in qualunque ambito, debbano travestirsi da uomini, dunque non siamo certamente cultrici di un’idea di virago che non ci è mai appartenuta, ma la sconcertante apparizione della Brambilla a Porta a Porta, con la gonna ai fianchi e le giarrettiere esibite come medaglie al valore francamente ci ha nauseate. Eccola qua, la velina in tailleur, la sexy candidata, la Carfagna due più furba, perché invece di fare un calendario nuda su Internet va a sfruculiare gli istinti del maschio durante la celebrazione della messa cantata di Bruno Vespa. Una vera personificazione dell’immaginario collettivo maschile, la femmina giarrettata che combatte in nome della gente. Una cosa, vista dalla parte femminile, di uno squallore infinito, che ci fa bruciare in un attimo tutte le lotte quotidiane per non farsi mettere le mani addosso da zelanti uomini in doppio petto. Ne consegue dunque una logica domanda: possiamo vedere in MVB la risposta alle nostre laiche preghiere? No, possiamo solo vedere in lei la riproposizione di tutto un repertorio di luoghi comuni che, francamente, può solo nuocere alla causa delle donne. Il fatto che l’intera classe dirigente di Forza Italia la veda come il fumo agli occhi, naturalmente, ha motivazioni molto diverse da quelle della nostra avversione: si sa che ogni favorita, alla corte di ogni re che si ricordi, ha spaventato con il suo improvviso potere la corte, e l’avvento di MVB non fa differenza. L’unanime antipatia di gente come Bondi, Cicchitto, Pera, Dell’Utri, si spiega solo con la paura di vedersi scavalcati, con un’anima maschilista che non provano neanche a nascondere, con una percezione del pericolo legato alla cavalcata demagogica della Brambilla e dei suoi Circoli che può generare null’altro che una solidale azione di emarginazione ai danni della suddetta. Cosa che sta accadendo in questi giorni a Gubbio, dove la ragazza non è stata invitata e dove nelle prolusioni tutti le hanno chiaramente cantato il de profundis. Ma, da parte nostra, la condanna nasce da ragioni altre e forse più profondamente sentite di quelle dei forzisti. Noi non abbiamo nessun potere da conservare né alcuna posizione di favore da far valere, ci consentiamo l’unico lusso di esprimere apertamente le nostre opinioni e di denunciare l’arretratezza culturale, sociale e civile di questo paese. E siamo assolutamente certe che non è con la Brambilla che possiamo fare un passo avanti. Da vere idealiste quali siamo, crediamo ancora nel lavoro, nell’impegno, nel merito ma, soprattutto, nella democrazia: i candidati calati dall’alto ci hanno stufato, e le donne che si prestano a ruoli d’immagine come voce del popolo ancora di più. Vediamo di crescere, che è l’ora.
Chiara Boriosi

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