Per non cadere nella tentazione, antipatica, del “noi l’avevamo detto”, liberiamoci subito e tutte assieme delle recriminazioni che nutriamo riguardo alle dimissioni-non dimissioni di Emma Bonino come reazione all’accordo sulle pensioni che si andava profilando.
La prima è che la formula è troppo arzigogolata, cioè troppo in stile Pannella: che significa “..valuti il presidente Prodi se le mie posizioni sono compatibili con quelle dell’estrema sinistra”? Cosa avrebbe dovuto rispondere Prodi se non “certo che sì”, come in effetti ha fatto? Per vincere le elezioni, ha scommesso sulla conciliazione degli opposti. Cioè ha creato un’alleanza buona per vincere ma non per governare ed a questo principio, logicamente si attiene.
Seconda recriminazione: le dimissioni date un anno fa sarebbero state “nell’interesse del Paese”. Oggi, con tutta evidenza e ammesso che siano presentate, servono a salvare i radicali dal progressivo sputtanamento che deriva dalla partecipazione al governo, ove hanno dovuto ingollare ogni genere di rospi.
Ci sarebbe poi da eccepire sulle modalità dell’annuncio, sull’essere stati designati al governo per conto della Rosa nel Pugno (della quale i radicali rivendicano la permanenza in vita) e dal minacciare l’uscita “inaudita altera parte”, cioè lo SDI.
Ma, dopo aver recriminato, lasciamoci andare con ogni trasporto ad un moto di soddisfazione: finalmente.
Finalmente una reazione all’ossimoro della sinistra conservatrice, in Italia rappresentata da Rifondazione, PdCI, Verdi e compagnia bella.
E finalmente la presa di distanza dal governo coinvolge anche Boselli, che ha preannunciato che anche i sottosegretari dello SDI (che non ha ministri) verrebbero via dal governo nel caso uscisse la Bonino.
Va bene, il segretario dello SDI avrebbe potuto precedere e non seguire Emma Bonino, potrebbe dire qualcuno. E’ vero. Ma, secondo noi, questa volta è giusto non sottilizzare, perché avere una linea comune offre una prospettiva per il dopo, soprattutto se si pensa alla Costituente laica, liberale e Socialista (come noi ci ostiniamo a definirla perché è quella cui siamo interessati). Se non mostreranno gratitudine Pannella ed i radicali, ci sarà il consenso di tutti i socialisti e dei laici ovunque collocati, con qualche positiva ricaduta sulla Costituente.
In ogni caso, e questo è ancora più importante, la caduta di questo governo sarà un bene per il Paese perché aprirà una fase nuova: sia che si vada subito a nuove elezioni, sia che si formi un nuovo esecutivo per affrontarle con una nuova legge elettorale.
P.

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