Ci troviamo questa sera fra quanti pensano che esista la possibilità e la necessità di un partito laico, liberale e socialista in Italia . In particolare questo incontro è promosso da quanti si riconoscono nell’area liberal e laica della costituenda formazione. Da Bertinoro a Chianciano , quello che un po’ pomposamente ci avviamo a definire il “Movimento di Bertinoro” presenta le sue tesi e una proposta politica per una guida “riformista” della sinistra italiana.
Per limitare l’ambito del dibattito , ricordiamo quindi che stasera NON discutiamo di modello di partito, di sigle etc : più correttamente l’onere della proposta politico-organizzativa va alle pur gracili formazioni politiche d’area esistenti , che hanno costituito un primo tavolo di lavoro .
Diciamo anche che questa non è l’unica via verso la Costituente , i cui caratteri saranno più chiari speriamo a breve, né che si voglia apporre pregiudiziali ( rispondo così a Belli Paci e Besostri) : noi pensiamo che ci sia un vitale bisogno di confronto politico e che , come nel Labour o nel Psoe , le diverse anime politiche del riformismo , in possibile ed evidente disaccordo su singole idee e concrete ricette , condividendo i principi di fondo, si possa e si debba ritrovarsi in un unico partito . E per verificare se questo è possibile e congruo , non si può che partire dalla chiara esposizione di scelte e principi ispiratori : per questo abbiamo raccolto nel ponderoso documento del “Club” quanto emerso in questi mesi di lavoro politico nell’area milanese ed abbiamo chiamato a discutere tutti coloro che , provenienti da esperienze diverse di solida ispirazione riformista , si sono dimostrati interessati .
Il soggetto politico al quale aneliamo non può che ispirarsi al “darwinismo della politica”, ovvero affidarsi al principio della selezione sulla base del fatto che, “allorché mutano le condizioni, non succede soltanto che sorgano sempre nuove specie, bensì anche le vecchie specie scompaiono. Soltanto le specie che si adattano meglio e più rapidamente sopravvivono e si sviluppano ulteriormente”. E non può che presentarsi come l’evoluzione di tradizioni egualmente necessarie ed indispensabili al suo patrimonio genetico , quali quella socialista , liberale , laica e di quella originale e particolare, ma non per questo meno indispensabile, dei Radicali italiani.
Non vi infliggerò la lettura del documento del Club Porto Franco che avete avuto via mail e potete trovare anche qui stampato , limitandomi a ricordare i punti principali e verosimilmente più soggetti a discussione, non solo questa sera ; l’identificazione della crisi politica come una crisi di sistema nata dall’irrisolta transizione infinita ; il distacco della gente dalla politica determinato dalla cattiva politica spacciata oggi; la necessità di rilanciare il “sogno” riformista per la modernizzazione del Paese; la necessità di pensare ai meriti dei 2/3 ed ai bisogni del terzo impoverito, “tosando la pecora senza ammazzarla” . E poi le scelte , precise , nette : la riforma della PA che non passa per il rinnovo dei contratti senza attenzione reale al merito e la stabilizzazione dei precari che evitano i concorsi ; il dover affrontare il nodo delle pensioni garantendo l’equità , ma senza caricare sui giovani il peso di un welfare ormai troppo malmesso , che manda in pensione uomini e donne nel pieno della propria attività per mantenere in casa figli che restano aloro carico fino ad oltre i trent’anni; l’affermazione che la legge Biagi è la modernità e non favorisce affatto il precariato, ed il dovere di lavorare politicamente per ripristinare le condizioni per le quali non si abbia il “posto a vita” , ma più posti di lavoro in successione; la caduta necessaria della pregiudiziale antinucleare per poter valutare investimenti e sicurezza ambientale per l’energia; la scelta federalista seria ed immediata, unica via per frenare il peggioramento dei conti ed abbattere il debito pubblico in maniera drastica ; l’uscita dal micidiale meccanismo della sinistra conservatrice “tassa e spendi” ( la spesa pubblica italiana , dopo la “rigorosa” finanziaria di Prodi , ha raggiunto il più alto livello assoluto e percentuale sul Pil della storia italiana !, esattamente come la pressione fiscale ); l’assicurazione dei diritti ai tre milioni di lavoratori stranieri ( compreso quello di concorrere attraverso le elezioni all’amministrazione ed alla gestione delle risorse pubbliche, che anch’essi contribuiscono ad alimentare) , unita ad una decisa politica di acquisizione della consapevolezza dei propri doveri , senza pelose indulgenze , dannose prima di tutto per gli stessi lavoratori stranieri .
E la riaffermazione contenuta nel documento dei principi sulla laicità dello Stato ed i diritti civili , sulle scelte di politica internazionale e sull’etica della politica, intesa come servizio civile rigidamente separata dai propri interessi personali , segna il confine , quello sì invalicabile ed ineludibile , che impedisce a quelli come noi di entrare e confondersi in formazioni che mediando al ribasso finiscono per non riuscire a tenere più il punto su questi principi e finiscono per caratterizzarsi come aggregazioni di potere.
In realtà quello sul quale noi oggi cerchiamo di ritrovarci è l’adozione di un metodo riformista come nella tradizione milanese e lombarda .
L’essenza stessa di una politica che si ispiri a questa cultura è proprio il pragmatismo derivante da un pensiero organico che si basa sull’osservazione delle cose e indica una direzione di marcia e di guida del cambiamento , in contrapposizione all’empirismo senza principi che da troppo tempo si è impadronito della sinistra italiana.
Gli attuali schieramenti non sono stati in grado di fornire una risposta organica, flessibile, pratica, in una parola: politica, a questa domanda chiara dei cittadini elettori.
Rilanciamo il “nostro sogno” : modernizzare lo stato e l’economia, proteggere chi ha bisogno, aiutare chi ha meriti, punire chi non rispetta le regole; trasformiamolo in progetti, compiamo scelte coraggiose, purchè logiche, coerenti e fattibili e annunciamole chiaramente , perseguendole con decisione e senza esitazioni deleterie e se del caso anche in modo “indisciplinato”, privilegiando l’obiettivo al conformismo delle regole di coalizione.
D’altra parte avrebbe poco senso che proprio noi ci si attardasse a far da guardia presidenziale al governo Prodi dopo che da oggi è iniziata anche formalmente l’ennesima operazione di distacco e disconoscimento proprio da parte di quelli che non hanno mai smesso di far pesare essere gli azionisti di maggioranza della sinistra italiana , quei Ds e Dl che , sull’esempio dei sistemi delle scatole cinesi di borsa, con un consenso di poco più del venti per cento controllano più dell’ottanta per cento delle leve e delle posizioni di potere in Italia.
Non è certo stasera la sede ed il tempo giuste per discutere della “discesa in campo” di Walter Veltroni , ma voglio portare alla vostra attenzione due fra i tanti elementi che questa nuova situazione ha portato alla luce.
Il primo è che sono poco rassicuranti le prese di posizione in materia di legge elettorale del nuovo leader del PD , che mantiene la sua rovinosa opzione per un modello , quello del “sindaco d’Italia” che , oltre a non funzionare come gli ha spiegato oggi Sartori sul Corriere, conferma la scelta del gruppo dirigente della Fgci degli anni ottanta per la ricerca di scorciatoie e bypass per evitare di fare i conti con la propria storia e con quella della sinistra italiana , cercando di far rimodellare gli schieramenti politici attraverso il “forcipe elettorale”, come dice Giordano segr di Rifondazione, e non attraverso la politica.
Il secondo è che la chiamata a raccolta dei gruppi dirigenti Ds e Dl dietro un leader , del quale per di più le ultime posizioni politiche conosciute sono quelle di alcuni anni fa allineate all’ulivismo oggi all’evidente tramonto , ha già avuto al Nord l’effetto di far cessare il pur timido dibattito interno al nascituro e già sconfitto PD : nel giro di poche ore , diessini e diellini che si erano perfino spinti a litigare su autonomia e “maggioranze variabili” si sono trasformati in veltroniani antemarcia, senza essere nemmeno sfiorati dal dubbio che l’esperimento di candidare il sindaco di Roma a premier è già stato fatto ed ha dato da queste parti risultati deprimenti .
Si tratta di questioni che ci preoccupano , perché il mondo riformista , aspirante o sedicente, del PD è il nostro primo interlocutore per la costruzione di una sinistra moderna e riformista .
E lo è in particolare qui a Milano ed al Nord , dove lo stato di salute della sinistra dopo un anno di governo Prodi è tale da aver fatto dire ad un importante esponente Ds che in molte aree del paese la sinistra si trova ad essere “antropologicamente estranea” al contesto politico e sociale.
La partita politica che si giocherà con l’elezione del sindaco e del successore di Formigoni , già in sé molto difficile, richiede da subito la disponibilità e la capacità dei riformisti di elaborare risposte concrete , costruire un progetto ed identificare delle candidature all’altezza : non ci sarà né il tempo né il modo per essere ancora una volta limitati da schemi di partito e di potere lontani anni luce dalla realtà del Nord .
Quale che sia la situazione io credo che dobbiamo tutti prendere rapidamente coscienza di una verità che per la verità dovrebbe già fare parte del nostro genoma politico : la leadership riformista e modernizzatrice si conquista solo attraverso una battaglia politica a viso aperto , prendendo dei rischi molto elevati e non puntando alla salvaguardia di piccole posizioni di rendita marginale .
Lo hanno dimostrato i grandi leader socialisti e rinnovatori europei , come Blair , Schroeder e, a battaglia ancora in corso, Segolene Royal , che sono passati per un duro e dall’esito niente affatto scontato scontro politico interno alla sinistra , prima di poter presentare la propria candidatura vincente alla guida dei propri Governi.
E , più vicini a noi e più recentemente, lo hanno dimostrato anche i due sindaci riformisti di Torino e Venezia , che hanno potuto conquistare il proprio importante municipio battendo la destra solo dopo aver sconfitto in campo aperto la sinistra conservatrice massimalista , come invece non si riesce a fare da tanti , troppi anni , nella nostra Milano.
Per lanciare la sfida politica liberalsocialista forse il coraggio politico non basterà : ma è certo che senza coraggio e volontà di sfidare il mare aperto della politica nessun soggetto laico,liberale,socialista, radicale, riformista, vedrà mai la luce.
Riprendendo le parole di Lanfranco Turci a Bertinoro qualche mese fa : chi se la sente di raccogliere con noi questa sfida ?
Franco D’Alfonso

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