Giorni decisivi per la vita del Governo. Il voto in Senato sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan è ad alto rischio. I numeri parlano chiaro. Senza il voto dei “dissidenti” del centro sinistra, i duri e puri contro la guerra senza se e senza ma, la maggioranza non è autosufficiente. Servono i voti dell’opposizione. Fino al rapimento e alla successiva liberazione di Mastrogiacomo non c’erano dubbi in proposito. Tutto il centro destra aveva più volte annunciato che avrebbe dato il suo sostegno “per coerenza”. L’unico distinguo era la richiesta di dimissioni di Prodi se i suoi voti fossero stati determinanti. La richiesta aveva una sua logica, un governo non può non avere la maggioranza su temi delicatissimi di politica estera, ma dal punto di vista pratico era un puro esercizio dialettico. Se un provvedimento “passa” è passato e non c’è assolutamente bisogno di andare a fare l’esame del sangue di chi l’ha votato. Fassino aveva già, e con chiarezza, messo i puntini sugli i. Dalla Casa delle Libertà però insistevano più per accontentare, almeno formalmente, i propri elettori che per altro. Con il rapimento di Mastrogiacomo però le cose sono cambiate. La vicenda ha messo in luce, ancora una volta, l’assoluta inconsistenza politica del Governo. La liberazione dei 5 talebani fatta gestire da Emergency e da Gino Strada è stata qualcosa di incredibile che ha attirato sull’Italia le critiche di mezzo mondo e che di fatto espone anche i nostri soldati a più di un rischio anche considerando l’assoluta inadeguatezza delle regole d’ingaggio. Da qui il ripensamento di Fini e Berlusconi ma non quello di Casini. Gli scenari che si aprono ora sono sostanzialmente due: Forza Italia e AN votano contro o si astengono, che al Senato è la stessa cosa, e Casini, con il voto dei suoi, salva il Governo oppure il centro destra vota compatto a favore della missione dopo aver contrattato con la maggioranza l’adozione di nuove regole di ingaggio per il contingente italiano. In un caso come nell’altro abbiamo un cambio della maggioranza. Nella prima ipotesi l’Udc va ad aggiungersi all’Unione, nella seconda nasce una sorta di grande coalizione che comprendere il centrodestra più Ds e Margherita, visto che l’ala sinistra, Rifondazione e Comunisti in testa, ha già dichiarato di essere fermamente contraria a qualsiasi cambiamento circa i compiti dei nostri militari. Le ripercussioni sulla compagine governativa non sarebbero immediate, Prodi cioè resterebbe ancora in sella, ma avrebbe, e per davvero, i giorni contati.
Qualunque cosa accada però si evidenzia ancora di più come i due poli esistenti non siano per niente omogenei e proprio per questo assolutamente inidonei a governare. Il nostro progetto laico, liberale e socialista acquista così maggiore forza. Ma non bisogna farsi illusioni. Siamo purtroppo ancora, e solo, alla fase delle buone intenzioni. Le potenzialità ci sono, lo spazio anche ma la volontà? Da più parti vediamo risorgere vecchi vizi. C’è chi pensa di sfruttare la situazione per allargare il suo orticello, altri che puntano a dar vita a schieramenti onnicompresivi che dovrebbero diventare maggioritari solo perché unti dal Signore. Le strade non sono queste. O facciamo crescere dal basso il nuovo soggetto, come un sasso che rotolando diventa valanga, oppure saremo costretti a tenerci questo bipolarismo che potrebbe anche trasformarsi in bipartitismo. Dice niente il fatto che nei comitati pro referendum che stanno nascendo come funghi sia massiccia la presenza di esponenti di AN e dei DS?
GIORNI DECISIVI PER LA VITA DEL GOVERNO
Rischia nuovamente grosso al Senato, dove il voto sul rifinanziamento della missione afgana è ad alto rischio e sono fondamentali i numeri dei “dissidenti”, specialmente dopo la modalità con la quale è stato gestita la liberazione di Mastrogiacomo…

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