Milano , 15 febbraio 2007
I partecipanti all’incontro promosso dal Club socialista e riformista di Milano ‘Porto Franco’ esprimono, innanzitutto, la loro fraterna solidarietà al professor Pietro Ichino, indicato come obiettivo da colpire dai terroristi della Brigate Rosse.
Come per Tobagi, Alessandrini, Giugni, Ruffilli, Tarantelli, D’Antona e Marco Biagi, per i terroristi delle formazioni armate di sinistra e per i terroristi delle Brigate Rosse, sono sempre i riformisti e i riformatori gli obiettivi selezionati da colpire. La storia si ripete ma prima che le strade d’Italia possano ricominciare ad essere insanguinate e qualche anima bella scopra che il terrorismo è parte del proprio album di famiglia, sarebbe opportuno che le forze riformiste e riformatrici presenti nel governo Prodi, alzando la propria voce, mettessero di fronte alle loro responsabilità i rappresentanti della sinistra comunista e dell’antagonismo estremista di sinistra che stanno al Governo e nelle istituzioni con ruoli rilevanti e che, esattamente come accadde negli anni settanta, non trovano di meglio che cincischiare e giocare a nascondino con i ‘compagni che sbagliano’.
L’operazione condotta brillantemente a termine da magistratura e forze dell’ordine, che hanno dimostrato in questa occasione una capacità di intervento preventivo ragguardevole e per la quale non può mancare il plauso ed il ringraziamento di tutti , ha ancora contorni incerti riguardo i singoli e le dimensioni complessive reali del fenomeno , ma non possono esserci dubbi sulla pericolosità criminale e sottovalutazioni poltiche dello stesso.
L’Italia è l’unico Paese occidentale nel mondo dove nel 2007 si indica ancora nel terrorismo di sinistra un pericolo per la democrazia.
L’Italia è l’unico Paese occidentale dove minoranze rumorose ed armate possono insultare, senza che operi qualsiasi tipo di sanzione, le forze dell’ordine ed i militari impegnati all’estero nel quadro degli obblighi internazionali del Paese, dove l’antinomia amico–nemico continua bellamente a far parte del dna di una rilevante porzione del panorama politico.
Si ha voglia ad interrogarsi, a cercare di spiegare sociologicamente e socialmente, a dibattere sul perché ci si sia ritrovati, improvvisamente, indietro di trent’anni. Ciò può succedere perché nel nostro Paese i riformisti e i riformatori non riescono ad essere maggioranza, ma in nome di un bipolarismo astratto, preferiscono condividere l’alleanza con le rispettive aree estreme.
Appare, ad esempio, singolare che riformisti quali Giuliano Amato possano continuare stare fianco a fianco nel CdM, ogni settimana, di personaggi che nelle dichiarazioni lette in questi giorni sui quotidiani arrivano a chiedere la presunzione di innocenza per criminali politici che si apprestavano ad uccidere in nome, non a caso, di una ideologia di morte .
A chi non scopre il garantismo solo nei giorni dispari è del tutto evidente che le responsabilità personali devono essere definite ed individuate secondo la legge , che è cosa diversa dal giudizio politico che non può essere ambiguo.
L’Italia è un Paese dove l’alternanza fra centro-destra e centro-sinistra è avvenuta senza che alcuno degli schieramenti abbia fatto tutti i conti con il proprio passato: è così che le dure repliche della storia si mostrano senza provare vergogna.
L’Italia è un Paese senza anticorpi, dove ci si può svegliare una mattina scoprendo che da due anni si erano riformate le Brigate Rosse, con i loro deliranti progetti di attentati e di nuovi omicidi. Questo avviene anche perché esiste un negazionismo della rimozione che ha, di fatto, rivalutato, anche con scarcerazioni che hanno suscitato più di una perplessità e con la pubblicazione di libri giustificazionisti da parte degli stessi autori di efferati omicidi politici, la cupa stagione del terrorismo.
Forse è davvero giunta l’ora che i riformisti, dovunque si collochino, ripensino alle loro strategie.

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