Le lotte femministe hanno portato conquiste sociali e di costume fino alla liberazione sessuale. Scaturita dalla consapevolezza del proprio corpo e della propria sessualità, del diritto al piacere (fuori dalla minaccia riproduttiva, usata e abusata da vari contendenti -da sedotta e abbandonata o da poveri cristi ricattati o speculatori dello speculo-); ricercando le spinte propulsive per affermare una potenzialità non più ingessata da rigori, paure e critiche.
Il punto G è diventato da segreto di alcova di poche femmine (per le quali, forse, si sono scatenate guerre o bruciate streghe) una certezza, una conquista popolare, urgente e da consumare; insomma un diritto sacrosanto che dovrebbe riscattare secoli bui e frigidi: il punto G, guai a chi lo tocca.
Ma le “nuove femmine” rischiano di aver conquistato il diritto alla sessualità negando contestualmente il senso storico, antico, mitologico e misterico della femminilità, della sensualità velata e custodita. Allegre e leggere e sazie a godere dei nuovi privilegi, a scimmiottare, falsarie, un modello voluto dalla pubblicità e dalla malintesa modernità.
Scoperte ed esposte, oggi appaiono viziate dalla effimera potenza del corpo sessuato.
Appaiono competitive, aggressive; sul piede di non si sa quale guerra, non si sa avversarie di quale nemico; viziate dalla effimera potenza di palestre e di chirurghi; incapaci, comunque, di ripartire, di inventarsi un mondo diverso dagli schemi di potere dei giochi maschili.
I teneri maschi, nella loro sessualità elementare e naturale (non citata come difetto) le temono, cercano la fuga o asservirle alle loro stesse logiche.
Credo occorra chiederci, noi donne, pure “nuove femmine”, quale modello culturale si debba elaborare, tale che ci rappresenti appagate nelle pulsioni; dee del nuovo e antico divenire, del cambiamento in una civiltà illuminata, colta, anche, di una cultura antica spesa nei segreti consumati nelle case, nelle alcove, nelle piazze, nei campi, sui roghi. Noi donne capaci, sempre di stupire. Forza innata, potente, generatrice, attente a intenerire nell’amore fiducioso e incondizionato; amore tanto ingombrante da essere, a volte, neutralizzato, simbolicamente o materialmente annientato, nella lotta e ribellione.
Ma, la “nuova femmina” inquietante e destabilizzante, aggressiva e compulsava, soffre, ancora, della sindrome da “filo spinato”; sembra ancorata saldamente alla conquista del punto G. Senza rimorsi verso il sentire della sensualità e declinando il dovere di educare uomini e donne al rispetto di sé, declinando il dovere di combattere in prima linea per un cambiamento profondo della società, declinando il dovere del riconoscimento dei diritti e dignità a chi ne è tuttora privato.
Il punto G e con esso i segreti di donne, pure “nuove femmine”, non vanno mostrati, non vanno esposti. Combattenti e reduci di una città proibita vanno custoditi, sussurrati, assicurati ad orecchie capaci di ascoltare.
(cpf)
ps. sottovoce: sottoscala, prima finestra a sinistra.

Aggiungerei, se mi permetti, una provocazione amichevole: le “nuove femmine” sono anche responsabilità nostra, che siamo le loro madri, sorelle, amiche, e le abbiamo allevate senza riuscire a convincerle della bontà dei nostri argomenti. Non abbiamo ancora costruito una cultura del femminile, che sia fatta di contenuti profondi e convincenti. La cultura del maschile ancora impera, ed infatti le “nuove femmine” si adeguano.
Come ti capisco! Ste ,come giustamente le chiami tu “nuove femmine” non hanno capito che Il punto G fa parte del finto bottino che si vantano di aver conquistato, rubandolo alla loro intimità. Rubare a sé stesse per mostrarlo come un trofeo! Che mancanza di classe, di cuore!. Mi viene in mente quel bellissimo libro di Javier Marias ”Domani nella battaglia pensa a me” . Qualche tempo fa lo regalai a una “nuova femmina”, e solo leggendo il titolo , si fece una risata sarcastica e beffarda , dicendo: “Se leggo questo libro, dopo mi taglio le vene ah, ah, ah…