Fossimo in Domenici ci preoccuperemmo, dopo che la corazzata Repubblica ha deciso di accendere i riflettori su Firenze e non con le abatjour cortigiane di uno Jozzelli qualsiasi, bensì con i riflettori alimentati dalla penna sagace e velenosa di Curzio Maltese.
I luoghi comuni la fanno da padrone nelle due paginate pubblicate lunedì 29 gennaio, ma tutto serve per giustificare l’assunto: Firenze ha bisogno di un nuovo “Principe” che metta finalmente ordine nella confusione dei “feudi” in lotta per il controllo della città.
Niente di particolarmente originale; le geremiadi nei confronti della città preda dei vari gruppi e gruppetti di pressione sono tanto antiche da essere diventate stucchevoli.
La novità sta nell’individuazione del “principe”. Repubblica ce lo offre con tanto di nome, cognome e agiografia.
Si tratta di Turiddo Campaini, condottiero delle gloriose armate proletarie di Unicoop Firenze.
Leggete e prostratevi: “un omino esile come un giunco ma dall’anima d’acciaio che da oltre trent’anni comanda un’impero di un milione di tesserati su un bacino di 2 milioni 300 mila abitanti. E’ senz’altro l’uomo più potente della città, ma vive come un impiegato del catasto. Non lo trovate nei palazzi del potere o nelle dimore principesche, ma in una Casa del Popolo (maiuscolo nel testo) a giocare a scopone. Vive in periferia, si veste ai grandi magazzini, guida un’Audi di dodici anni e fa una sola settimana di ferie all’anno”.
Ha bloccato il tentativo di acquisire la Bnl. “Finché io campo questa cosa non si farà!” avrebbe intimato a D’Alema in una cena al Cibreo (ma allora qualche lusso se lo concede!), segnando in tal modo il destino del collega Consorte. Ancora: “Noi (UniCoop) dobbiamo dialogare con tutti, da Rifondazione alla Curia. Vogliono vedere in concreto un Partito Democratico? Vengano qui”.
E poi: “Mentre le famiglie ricche fiorentine discutono per mesi se adottare a distanza un bambino, l’Unicoop ha adottato a distanza mezzo Burkina Faso, disseminando il più povero paese dell’Africa di campi di fagiolini che arrivano sugli scaffali dei supermercati”.
Caspita! Un ibrido tra San Francesco, Enrico Cuccia e Togliatti.
Apprezziamo l’asciutto esempio di giornalismo indipendente e a schiena dritta e chiediamo perdono di non esserci fin’ora accorti di una tale risorsa al nostro servizio. Alla luce di tali rivelazioni, abbiamo anche capito perché il tracciato della metropolitana prevede la fermata all’Ipercoop e non quella all’ospedale di Torregalli: è per i fagiolini del Burkina Faso!
Pio Borri

Ho letto l’articolo di Repubblica. Due pagine fitte fitte per dire, appunto, che Firenze non ha una guida: E non l’ha perchè nessuno si è accorto che c’è un “principe rosso” pronto a impalmarla.
Ma dieci righe sullo stato pietoso della città, in un articolo così lungo, non ci potevano stare?
Questi inviati di Repubblica hanno un coraggio che mette i brividi. Il loro sprezzo del pericolo non si arresta di fronte a niente. Riescono perfino a calare in Toscana per ….leccare il presidente delle perseguitate dal potere COOP!!!!
Con questo nome da cavalleria rusticana, di contorno ci vogliono i fagiolini…e voilà la zuppa rustica è servita…e le Coop anche.