Come i fiumi carsici, gli argomenti che alimentano la politica italiana compaiono e scompaiono in maniera apparentemente inspiegabile. Così l’inizio del nuovo anno, grazie anche agli input del Capo dello Stato (nemmeno Napolitano si sottrae ad un presenzialismo che fa a pugni con la Costituzione), ci ha regalato il tema della nuova legge elettorale.
Per orientarci nella nebbia delle ipotesi e delle dichiarazioni, spesso tattiche, degli esponenti dei vari partiti, è utile una bussola che indica le caratteristiche “genetiche” degli schieramenti, dei partiti, e dei loro leaders.
Le cronache riferiscono che i progetti sui quali il ministro Vannino Chiti si è intrattenuto con i vari partiti sono molti: sistema tedesco, francese, la legge sui sindaci, la legge che regolava l’elezione dei consigli regionali fino all’ultima tornata, la legge attuale modificata secondo le proposte del prof. D’Alimonte, la legge che risulterebbe se si tenesse il referendum ed il risultato rispecchiasse le aspettative dei promotori.
In realtà, ognuno dei protagonisti principali si muoverà cercando una soluzione che dia al proprio schieramento e al proprio partito le maggiori possibilità di successo, creando, al tempo stesso, difficoltà agli avversari.
Berlusconi si è dichiarato disposto a trattare. Ma ha un formidabile strumento nel referendum, che gioca a suo favore pur essendo stato “inventato” da suoi avversari: e le dimissioni di uomini e donne di sinistra dal comitato promotore ne sono la prova. Una legge elettorale punitiva verso i piccoli partiti è nella sua logica; quindi vedrebbe bene ciò che si avrebbe con il referendum. Un sistema che costringerebbe i piccoli –pensa Berlusconi- ad andare da lui con il cappello in mano a chiedere posti in lista. Salvo poi- aggiungiamo noi- avanzare pretese, condizioni e veti, a risultato acquisito. Egli pensa che il centro-destra sia più facilmente riconducibile ad unità; non si pone il problema di allargare lo schieramento creando le condizioni per nuovi alleati.
Un atteggiamento sprezzante che, imitato in periferia dai suoi epigoni sa di caricatura: e, infatti, la CDL è sempre stata in difficoltà nelle consultazioni locali.
Nel centro-sinistra prevalgono al momento le differenze e, soprattutto la cautela. I tanti piccoli alleati sono in conflitto con DS e Margherita. E, a complicare ulteriormente le cose, c’è la prospettiva del Partito Democratico. Che sarebbe agevolata dal referendum, osteggiato dagli alleati di governo.
In sostanza, quello della legge elettorale è un tema che potrebbe fare saltare, nell’uno e l’altro schieramento, le alleanze. Ma Berlusconi può permettersi il movimentismo dell’UDC alla ricerca del grande centro. Gli altri, Prodi, Fassino, Rutelli, D’Alema devono mettere nel conto la prospettiva o di nuove elezioni, oppure di un nuovo governo retto da un’ampia maggioranza.
Capire se sulla legge elettorale si sta facendo sul serio, significa capire se il governo Prodi è destinato a durare o no.
LEGGE ELETTORALE: SE SI FA CADE IL GOVERNO
Il centro-sinistra per un sistema che favorisca la sommatoria dei suoi tanti partiti. Berlusconi si avvantaggia del referendum “inventato” da suoi avversari. Non si pone il problema di allargare lo schieramento a nuovi alleati. Un atteggiamento sprezzante che, imitato in periferia dai suoi epigoni sa di caricatura: e, infatti, la CDL è sempre stata in difficoltà nelle consultazioni locali.

Io sposterei la mira , per centrare quello che c’è da capire . Guardando al particolare che questa legge elettorale ,più che garantire una maggioranza ,garantisce gli apparati burocratici dei partiti ,mi sembra comprendere che NON si sta facendo sul serio ! E non si può lasciare semplicemente la scelta nelle mani dei soliti noti : evidentemente ! A meno di non confidare nel solito inciucio ………