Anche se la mossa è cronologicamente imbarazzante, è apprezzabile il contenuto del messaggio che Giorgio Napolitano ha inviato al presidente della Fondazione Nenni. Napolitano dopo cinquanta anni ha finalmente riconosciuto a Nenni e a tutto il PSI di aver avuto ragione nel condannare l’invasione dei carri armati sovietici in terra magiara, che strozzarono la rivolta popolare contro il regime filosovietico di Budapest.
Condividere le parole di Napolitano è quantomeno palese, parole che rendono omaggio alla memoria di Nenni e del PSI e di chi prese le distanza dai mezzi militari moscoviti che schiacciarono migliaia di vite umane e i sogni di libertà che esse portavano in grembo. Sogni di libertà di una rivolta che, se avesse avuto successo, avrebbe potuto cambiare i destini dell’Europa orientale e del pianeta molto prima del crollo del muro di Berlino.
E se Il Riformista titola che con quelle parole – Napolitano abbia “smontato l’ultimo alibi” – noi crediamo che quelle parole debbano essere solo il preludio ad un’ulteriore presa di posizione da parte del presidente della repubblica, un passo che debba rendere omaggio e dignità alla memoria di quei morti, non solo per chiudere i conti con una spinosa questione morale all’interno della sinistra italiana, ma più prosaicamente per accogliere senza imbarazzi l’invito rivolto a Napolitano dal presidente ungherese Laszlo Solyom, nella cerimonia di commemorazione quella storica quanto tragica rivolta avvenuta nell’ottobre di cinquant’anni fa.
Visto che molti reduci ungheresi di quei tragici fatti hanno già fatto sentire la loro protesta contro la presenza del nostro presidente alle commemorazioni ufficiali che si terranno il prossimo 23 ottobre, appare urgente quanto dignitoso che Napoletano si muova al più presto per chiedere scusa per le frasi di “comprensione” che l’allora trentenne esponente comunista ebbe per i cingolati sovietici che invasero Budapest.
Una presa di posizione che eviterebbe una imbarazzante contestazione in terra magiara, che darebbe una pessima immagine del nostro paese, e di quella parte della sinistra italiana che non vuole guardare in faccia il dramma di quelle 25.000 vittime e di quei 250.000 esiliati dalla propria terra, per fuggire alle rappresaglie perpetrate con ferocia dagl’ex compagni oltrecortina.
Angelo Marinazzo

Posto che Giorgio Napolitano “oggi” rappresenta l’unità nazionale (costituzione art. 87 1° comma) e non il PCI o i DS, le giustificazioni postume, non sono mai servite A NESSUNO, in quanto come ci insegna la storia sono solo FARISAICHE.
Simili ammissioni sono state fatte nei confronti di Turati (Terracini e Ravera), di Craxi (d’Alema e Fassino) e di quasi tutta la politica dei PSI, MA NON HANNO SPOSTATO UN ET DEL COMPORTAMENTO DI QUESTI SIGNORI (e padroni)!
I socialisti – se non baciano le pile – restano sporchi traditori del proletariato (che hanno affrrancato dall’indigenza e dalla discriminazione politica, senza che esso se ne accorgesse), i cui “veri” rappresentanti restano gli eredi della doppiezza togliattiana.
E’ bello sentire le sirene cantare. Ma è meglio fare come Ulisse: LEGATI ALL’ALBERO MAESTRO DELLA BARCA, CON TUTTI I REMATORI CON LE ORECCHIE TAPPATE DALLA CERA PER NON SENTIRNE IL RICHIAMO.
Chi ci dice che dobbiamo credere a queste lacrime di coccodrillo, probabilmente: o non ha valutato bene, o ha subito la metamorfosi come tanti altri prima di lui.
STORIA MAGISTRAE VITA. Noi capiremo quando questi signori faranno i portatori d’acqua e daranno a noi le leve del comando, visto che ammettono che”avevamo avuto sempre ragione”.
Il nostro attuale Presidente della Repubblica poi era presidente della Camera dei Deputati quando nel famoso intervento di Bettino Craxi del 1993 fece orecchio da mercante. ERRARE E’ UMANO, PERSEVERARE E’ DIABOLICO.