Leggiamo oggi su un importante quotidiano un lungo intervento di Marcello Pera dal titolo “I veri laici dialogano con la fede”, che ripropone il tema ormai divenuto quasi un’ossessione per l’ex Presidente del Senato, una volta filosofo della scienza dichiaratamente laico, oggi ardente sostenitore delle radici cristiane come unica forma di identità europea, e soprattutto come unica barriera da contrapporre alle nuove invasioni barbariche. Non possiamo in alcun modo competere con la vasta cultura e con la profondità intellettuale di Pera, e lo diciamo senza ironia alcuna ma anzi con un grande rispetto che implica il riconoscimento dei nostri limiti, dunque non ci azzardiamo neanche al confronto; sommessamente, ci limitiamo a riportare l’attenzione su quel “dialogano” del titolo, ed alla conclusione del pezzo che vede in Comunione e Liberazione un movimento impegnato ad assolvere “il compito della rinascita”, perché la cronaca sembra smentire le affermazioni dello scrivente. Proprio ieri, infatti, lo stesso quotidiano che oggi ospita l’intervento di Pera, ha pubblicato una notizia sconcertante prima ancora che interessante: Franco Grillini ha cortesemente scritto agli organizzatori del Meeting di CL facendo loro osservare che, se volevano proporre un vero dibattito sul tema dei Pacs, non avrebbero dovuto invitare come interlocutori la Binetti e Volontè che, fin dalla conferenza stampa, si sono ripetutamente riconosciuti l’uno nelle affermazioni dell’altra, ma due voci discordanti. La risposta, a breve giro di comunicato stampa, è stata icastica ed illuminante: CL non riconosce questa forma di dialogo che prevede di mettere a confronto due opinioni diverse. Punto.
Ora, non intendiamo riprendere lo sterile giochetto per filologi esausti sulla distinzione tra laico e laicista, col quale Pera ci diletta anche oggi, per qualche migliaio di battute: è ormai un vero dialogo fra sordi, in puro stile CL, dunque mal si adatta al nostro irriducibile bisogno di chiamare le cose con il proprio nome. Piuttosto, ci permettiamo una piccola digressione personale che speriamo i lettori di Pensalibero ci perdoneranno: pochi giorni fa, in occasione della festa della santa alla quale chi scrive deve il proprio nome, ci è accaduto, per scelta meditata, di visitare un convento di clausura antichissimo, fondato dalla stessa santa, e di parlare prima con la Madre Superiora – che non ha ancora quarant’anni e guida un gruppo di tredici suore tutte giovani – e poi con il vescovo che era lì per celebrare una messa solenne. E’ stato un vero dialogo, pacato, rispettoso, civile, intorno ad una scelta di vita, come quella della stretta clausura, che lo stesso vescovo ha definito “estrema”- una scelta che, in chi desidera confrontarsi, non può non porre, innanzitutto, il desiderio di ascoltare, di capire, di riflettere. Negli stessi giorni, sempre chi scrive stava leggendo un libro sulla crociata contro gli albigesi, meglio noti come catari, una delle pagine più nere della storia della Chiesa che spiega meglio di tante acute analisi come mai Giovanni Paolo II, citato letteralmente da Pera nel suo articolo, si chiedesse perché Paesi europei che hanno vissuto secoli di cattolica osservanza se ne siano poi decisamente distaccati. Qualche buon motivo gli è stato pur dato.
Dunque, siamo perfettamente d’accordo con Pera, i veri laici dialogano con la fede: solo che non è il genere di dialogo che piace a CL, quello acritico e senza confronto. E’un dialogo ad occhi aperti, capace di considerare le luci e le ombre e, soprattutto, di non ritenere le crociate – qualunque genere di crociate – una soluzione alle sfide che la Storia ci propone. La nostra identità non si afferma alzando muri: ancora una volta, ci dichiariamo convinti della forza delle idee. Se poi ciò ci qualifichi laici o laicisti, è questione che lasciamo agli amanti del Sudoku: le griglie ci stanno strette, le etichette ancor di più.
Chiara Boriosi
Fonte: I veri laici dialogano con la fede
Marcello Pera
“Il Giornale”
23-08-06

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