Non aveva detto una bugia, tutt’altro, Romano Prodi nell’intervista al settimanale tedesco Die Zeit del giugno scorso che sollevò una miriade di polemiche, tanto da costringerlo ad una goffa rettifica.
“Noi – aveva detto, in risposta ad una domanda- abbiamo solo più folklore, Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani. Ma a confronto di Lafontaine, è qualcosa di abbastanza innocuo” .
Il goffo comportamento della sinistra estrema (Rifondazione , PdCI, Verdi, con le loro frange interne di cosidetti “dissenzienti”) ne fa, infatti, una componente non solo folcloristica, ma addirittura poco seria.
Come definire altrimenti i comportamenti concreti che hanno fatto seguito ad affermazioni roboanti, da spaccamontagne? Hanno gonfiato il petto per l’annuncio del ritiro dall’Irak, quando tale annuncio lo aveva già dato addirittura Berlusconi.
Hanno ripetuto il polverone in occasione del finanziamento della missione in Afghanistan, salvo non avere il coraggio di mettere in crisi davvero il governo e doversi arrampicare sugli specchi e minacciare che “ è l’ultima volta”. E invece no: è venuta dall’ONU (come per l’Afghanistan) una nuova chiamata ed i nostri soldati saranno impegnati anche in Libano.
E’ del tutto evidente che noi (cioè Pensalibero) condividiamo l’assunzione di responsabilità, come l’abbiamo condivisa per l’Afghanistan ed anche per l’Irak.
Ma i “pacifisti” a quarantotto carati, che differenza riescono a vedere tra Afghanistan e Libano?
Dunque, Prodi aveva avuto ragione a qualificare come folklore le levate di ingegno dei Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio. Ma aveva detto solo mezza verità.
La verità intera è che le componenti folcloristiche della sua maggioranza, nel frattempo, sono diventate due. E sono tra loro speculari. Infatti, sul fianco destro si agitano i radicali di Pannella e Capezzone che parlano un linguaggio filoisraeliano e filoatlantico in politica estera e non fanno una piega di fronte ai comportamenti del governo di cui fanno parte e che vanno in tutt’altra direzione: e, per giunta, per esplicita volontà del presidente del consiglio e del ministro degli esteri (D’Alema).
Per il momento i radicali si consolano con fuochi di artificio verbali: proposte come l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, semplificazioni burocratiche, che fanno guadagnare titoli di giornale ma non vedranno mai la luce. Sono al governo, ma, all’occorrenza, fanno finta di non esserci. Folclore anche il loro.
Il folclore nella maggioranza ora è duplice
Quando Prodi parlò di folclore di una parte della sua maggioranza disse una mezza verità. Le componenti folcloristiche sono diventate due, grazie ai radicali di Pannella e Capezzone.

Così fan tutti!
Non mi soffermo sulla prima parte desolatamente veritiera, che conferma quanti “coglioni” non sapevano di esserlo finché Prodi non ha confermato le profezie di Berlusconi.
La seconda però mi fa veramente pensare. Gli amici degli americani, i difensori di Israele, i campioni di libertà e di democrazia, per una seggiolina nel governo di fronte al disastro, girano la testa dall’altra parte.
Non si parla più neanche degli otto senatori, per paura di perdere il posticino!
Noi penseremo libero, però caro Cariglia, siamo rimasti verramente in pochi.
Ma che sia vera questa eterna maledizione che ogni uomo ha il proprio prezzo?
Anche Pietro quella volta…. prima che il gallo cantasse!