Quella che vogliono definire “liberalizzazione” non è altro che un attacco alla libera iniziativa (piccola impresa, studi professionali ecc.).
Come già accaduto nel settore del commercio, con la scusa di liberalizzare le licenze, si dava inizio, contestualmente all’apertura di ipermercati, naturalmente non “liberalizzando” ma “distruggendo” il piccolo commercio. La stessa cosa sta avvenendo adesso, con altri settori, andando a chiudere gli spazi, per il futuro, per qualsiasi iniziativa autonoma.
Ci ritroveremo quindi con delle grandi società che gestiranno questi servizi liberalizzati, così il tutto sarà concentrato in mano di pochi.
Serve una nuova rimodulazione degli studi di settore, altrimenti il decreto che evoca libera concorrenza ed europeizzazione, rischia di fare un buco soprattutto nelle tasche dei piccoli imprenditori. Allora, dopo il trasferimento del lavoro all’estero (vedi Cina, India) con la scusa del mercato globalizzato, dopo l’apertura dei vari ipermercati (ma si risparmia veramente??), dopo le attuali liberalizzazioni, ci ritroveremo tutti o venditori in una grande distribuzione o uscieri di queste società.
E pensare che la piccola impresa, la libera iniziativa hanno fatto grande l’Italia ed hanno dato spazio anche a persone comuni di diventare qualcuno!!
Tutto questo, non certo per un interesse generale, dovrà sparire.
E’ un bel sistema far tornare la società ai tempi di Pappagone ricreando un divario netto fra ricchi e poveri.
Non va dimenticato che prima del varo del decreto-legge si è escluso da ogni consultazione preventiva, le categorie interessate, appartenenti al lavoro autonomo.
Un metodo che certamente ha accresciuto la diffidenza dei tassisti, farmacisti, notai, avvocati, commercialisti, ingegneri.
FRANCESCO MAZZEO
Segretario de “I SOCIALISTI PER LE LIBERTA’”

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