Ipocriti, bugiardi o entrambe le cose. Siamo incerti su quale aggettivo scegliere per descrivere le reazioni della classe politica italiana all’intervento del Governatore della Banca d’Italia in sede di Assemblea generale. Draghi ha fatto un discorso asciutto, stringato e denso di proposte. Si può sintetizzare in alcuni concetti: il mercato è la via principale per l’equità sociale, nell’economia deve proseguire il processo di privatizzazioni ma soprattutto deve essere dato ampio spazio alle liberalizzazioni, obiettivo primo del sistema economico italiano deve essere quello della crescita intesa nel senso dello sviluppo ma anche dell’aumento dimensionale delle imprese, il rigore de conti è un imperativo categorico, la scuola deve dare spazio al merito e nell’università deve entrare la concorrenza, deve essere alzata l’età pensionabile e così via. In sintesi un manifesto, moderno e liberale, di tutto quello di cui avrebbe bisogno l’Italia. Ebbene, c’è da non crederci ma a destra come a sinistra è stato un coro di elogi. Tutti d’accordo. La Casa delle Libertà che è stata al governo per 5 anni, e che facendo un quarto di quello che avrebbe potuto e dovuto fare in senso liberale ha perso l’occasione di modernizzare davvero il Paese, si è dichiarata entusiasta. Ma anche il centro sinistra, la cui ricetta economica e sociale è esattamente opposta, almeno nell’80% dei casi, a quella illustrata da Draghi, ha avuto per il Governatore molte parole di elogio. Detto in estrema sintesi: una presa in giro.
La ricetta Draghi: libertà, concorrenza, mercato. Viene quasi da ridere ma tutti si sono dichiarati d’accordo
Nella relazione del Governatore, un manifesto, moderno e liberale, di tutto quello di cui avrebbe bisogno l’Italia. E si sono dichiarati d’accordo il centro-destra, che in 5 anni avrebbe potuto realizzarlo, e il centro-sinistra la cui ricetta economica e sociale è opposta almeno all’80%.

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