
Mattina freddina di dicembre. Bar delle colazioni, all’ora della prima spesa. Un angolo di Bologna, ma potrebbe essere anche una via di Verona, un incrocio di Mantova, una piazzetta di Firenze o di Rimini.La Gina, pensionata sulla settantina: “Stamattina prima di uscire ho fatto la polenta. Così oggi a mezzogiorno l’abbrustolisco e ci metto vicino le spuntature”. Ela Carla, sulla sessantina, di botto: “Beh io ieri ho fatto il polpettone, con le uova e il pro(s)iutto. Cosa pensi di fare da mangiare solo te!?”. Simpatiche competizioni di casalinghe italiche. Il barista cerca di intromettersi : “Anche mia moglie (che tanto là in fondo al bancone vicino al latte non l’ascolta) mi aveva promesso la polenta fresca ieri, e invece niente”. Perorazione confessione finita nel nulla. Nel vuoto pneumatico. La scena e il dialogo sono solo per le donne che preparano, anche empaticamente, le tavole di Natale. Magari un po’ solidale e un po’ più frugale, ma sempre natale.La Gina, la prima che ha parlato, che a malapena arriva con le spalle al banco livello zucchero, continua e rincara la dose: “Ah ma ieri ho fatto anche sette chili di lasagne!”. “Soccia”, scappa al barista. “Ah ma sì la domenica di Natale, riprende analitica il raccontola Gina, vengono a mangiare da noi delle persone di altri Paesi. Son tutti colleghi e colleghe della Maruska che lavorano e non possono andare a casa loro”. La curiosità si fa più viva in tutto il bar. Un Natale multi etnico a casa della Gina. “Ma sì, hanno detto che andavano al ristorante, ma come si fa ad andare al ristorante il giorno di Natale, e li abbiamo invitati noi a casa. Soccia ho fatto sette chili di lasagne ce n’è per tutti”. Ela Carla, sempre più incuriosita, a metà cappuccino degustato come un Fernet rilancia: “Ma di dove sono che non possono andare a casa”. Ela Ginaun po’ spazientita ma anche compiaciuta della nuova richiesta di curiosità: “Beh di tutti Paesi di fuori, uno che viene da Lecce, un’altra che viene dalla Puglie (proprio detto Puglie, splendido) e un’altra che viene da Pisa”. Fantastico. Le simpatiche Italie sentite al bar delle donne. E loro, gli altri che pensavano, a colleghi dello Zaire o dell’India, dall’Australia o semplicemente dall’Austria. In fondo, in questo angolo di Bologna dove le signore celebrano il rito di inizio giornata così tra una spesa di mandaranci e una verza tra un litro di latte a lunga conservazione e un etto di mandorle sciolte per il dolce, si fantastica di geografia, in questo angolo di città metropolitana si può anche pensare che Lecce sia un altro Paese, e che le Puglie, siano un’altra entità. Anche da Lecce. Dove la stessa pronuncia di questi nomi di città e luoghi così mentalmente lontani, e vicini solo perché sono colleghi della figlia Maruska, è fatta con rispetto e circospezione. Con sussiego e sogno, al contempo, per luoghi considerati esotici, comunque lontani, dove forse si farà un natale, ma certo diverso, senza i sette chili di lasagne. E senza il “soccia” a commento. Fantastico spaccato di umanità interna che nemmeno un bioantropologo avrebbe potuto immaginare, dietro l’angolo. Buon Natale, signora Gina.

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