Una situazione che non ci piace
Non ci piace il ruolo della magistratura sostitutivo della politica. Per questo guardiamo sempre con preoccupazione le situazioni nelle quali il lavoro della magistratura va a condizionare il ruolo della politica. Rientrano in questi casi anche gli episodi di malaffare nei quali sono stati coinvolti amministratori comunali di Arezzo e di Pietrasanta.
Per questo continuiamo a considerare i casi di Arezzo e Pietrasanta (e Lucca non è da meno) casi politici e come tali vogliamo giudicarli. Lì ha fallito un modo di fare politica che apparve anche nella nostra regione cinque anni fa, ottenendo qualche successo.
Al centro c’era il rifiuto della politica da attuare attraverso un nuovo strumento, il partito azienda, contrapposto ai partiti, strutture di democrazia e di dibattito, rappresentanti parti della società.
Questo fallimento, visibile anche nella paralisi in cui si trovano le fondamentali istituzioni delle due città (e Lucca non è da meno), va sancito dalla politica attraverso il suo punto più alto di democrazia, il ricorso alle urne.
Se il giustizialismo non rientra nel nostro costume, fa invece parte integrante della nostra proposta politica la riaffermazione del primato della politica intesa, innanzi tutto, come partecipazione popolare.
Niccolò Pecorini
Firenze 2 febbraio 2006

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