Lunga stagnazione o declino? Con questo titolo l’Irpet ha presentato il rapporto 2005 sull’economia toscana. A scorrere i dati si capisce subito che la nostra regione è interessata da un declino strutturale che ha pochi eguali. I numeri: meno 0,2 per cento l’andamento del PIL per l’anno in corso, in pratica negli ultimi quattro anni in Toscana si è avuta una crescita pari a zero, l’export regionale è diminuito del 2,4 mentre a livello nazionale è cresciuto del 3,5, in crisi le esportazioni di tutti i settori trainanti con percentuali di gran lunga a quelle registrate in Italia, agricoltura –3,1, alimentari –2,6, tessile e abbigliamento – 2,7, cuoio e pelletteria –4,0, legno e prodotti in legno -15,9, macchine ed apparecchi meccanici – 22,4, investimenti fissi –1,1, produzione industriale in calo da 17 trimestri consecutivi, vale a dire dal III trimestre del 2001 compreso. Il 2006 dovrebbe essere caratterizzato da bassa crescita, 0,7, mentre dal 2007 l’aumento del Pil dovrebbe attestarsi attorno all’1,5 per cento.
Di fronte a queste cifre la giunta regionale, per bocca del suo presidente, chiede “un’accelerazione del modello di sviluppo” mentre le opposizioni di centro destra e di sinistra, con Rifondazione comunista, chiedono, sia pure da versati opposti e con intenti certo diversi, un “nuovo modello di sviluppo”.
Da parte nostra nessun intento polemico ma sembra evidente che il modello toscano è fallito. Il grave è che i medici chiamati al capezzale non riconoscono la malattia e di conseguenza non sono in grado di somministrare una terapia efficace. Così come del resto non sono stati in grado di fermare o rallentare il declino. Cosa che invece hanno fatto il paese nel suo complesso e tante regioni italiane. Tutto questo, si badi bene, e ce lo dice un altro studio dell’Irpet, che è il centro studi economici della regione, spendendo di più per abitante e imponendo un livello di tassazione fra i più alti d’Italia.

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