
Clooney torna sul tappeto rosso, ci torna da single e le fans si sono scatenate: lo hanno atteso al momento dello sbarco al Casinò e al passaggio davanti alla Sala Grande, armate di cartelli, macchine fotografiche alla ricerca di uno scatto esclusivo, di un autografo, di un sorriso. Ovviamente il cartello più gettonato era “George sposami”
Torna a Venezia e apre la kermesse che durerà dieci giorni. In.augura il festival e inaugurala Sala Granderistrutturata e più bella e comoda chemai Tornasoprattutto in veste di regista ma nel suo passaggio sul red carpet spicca per l’eleganza, la disponibilità (firma autografi con l’entusiasmo di chi fa del bagno di folla la sua unica ragione di vita) ed è innegabilmente fra i più belli ancora oggi che, con una spolverata di grigio nei capelli deve confrontarsi e competere con altri belli passati da Venezia, primo fra tutti Fassbender (che molti si ostinavano a chiamare Fassbinder), presente con due film importanti e vincitore della Coppa Volpi come miglior attore per il film più chiacchierato di Venezia “Shame”. E di Clooney è la passerella più lunga, quasi 18 minuti in mezzo alla folla, a siglare fogli, quaderni, qualunque cosa gli capitasse tra le mani. Da notare che Clooney non firma, appone solo le sue iniziali, ma la gente faceva la fila dalle otto del mattino per ottenere uno sguardo, un sorriso, una sigla!
Ma Clooney è poliedrico , dirige e si dirige ne “Le idi di marzo” (chiaro chi siano Cesare Bruto e Cassio?) e, per non farsi mancare niente, lo produce anche questo suo ultimo lavoro, insieme all’amico Leonardo Di Caprio.
Quando una delle prima battute di un film recita “…io non sono ateo, né cristiano, ma ho un’unica, sola, grande fede credo nella Carta Costituzionale degli Stati Uniti d’America…” sorridi perché sai che con un incipit del genere, ovviamente sostituendo Stati Uniti con Italia, nella nostra patria dove tanti, troppi, si professano cattolici e disquisiscono di morale, non avresti speranza di essere nominato neanche presidente della bocciofila del dopolavoro di uno sperduto paesino di montagna.
Ma è proprio partendo da affermazioni come questa che porterà il governatore Morris (Clooney) alla Casa Bianca, che possiamo notare la differenza tra i nostri politici e i candidati americani per i quali l’impegno politico è basato (grazie anche agli spin doctor) sulla “seduzione delle parole”, come afferma Tom Duffy (Paul Giamatti) capo ufficio stampa del senatore Thompson (Jeffrey Wright) repubblicano che si oppone al democratico Morris/Clooney nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti.
Fra tradimenti, ricatti, verità taciute, si svolge il film. Basta sollecitare l’ego del giovane spin doctor emergente, idealista all’inizio, cinico man a mano che va avanti nel suo lavoro, per metterlo in una situazione difficile e quindi eliminarlo dalla scena, ma basta anche conoscere un segreto inconfessabile per trasformare un licenziamento annunciato in una promozione sul campo.
Di etica morale più che di politica parla “Le Idi di marzo” domandandosi fino a che punto si è disposti a scendere a compromessi con la nostra coscienza pur di arrivare al successo. Quanto saremmo disposti a vendere l’anima al diavolo pur di coronare i nostri sogni di potere?
Il film è un serrato racconto in cui l’ambizione, si incontra e si scontra con il tradimento e la vendetta. Il giovane ”spin-doctor” all’inizio è un idealista, crede nel suo lavoro e ne lle promesse dell’aspirante presidente ma messo alle strette adotterà anche lui l’atteggiamento cinico di tutti gli altri: giornalisti, staff, portavoce del candidato repubblicano, senatori, senza tralasciare il candidato democratico Morris/Clooney che deve soffocare uno scandalo sessuale e nascondere la colpa più grave: “come presidente puoi fare qualunque cosa, puoi dichiarare una guerra, tagliare l’assistenza sanitaria, ma non puoi e non devi farti mai una stagista” questa è la frase cult del film peraltro recitato senza sbavature grazie anche ai dialoghi brillanti. Anche qui, come da noi, l’interesse per i cittadini non esiste, tutti gli sforzi tendono solo all’affermazione personale e per arrivare a questo tutto ha un prezzo, anche caro.
“Non penso di entrare in politica, non sono alla ricerca di un nuovo lavoro, se sbaglio un film faccio male solo a me stesso, sbagliare qualcosa come politico porterebbe conseguenze gravi per un popolo” ha dichiarato Clooney rispondendo in sala stampa a una domanda dei giornalisti.
Accanto a Clooney Marisa Tomei, Paul Giamatti (che a Venezia si nascondeva per fumare in pace ma lasciava pacchetti di sigarette dappertutto) e Rayan Goslin, il cervello della campagna elettorale del governatore Morris.
Il film sarà nelle nostre sale il 13 gennaio 2012. Save the Date.

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