Nicola Cariglia, già vice-sindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze e attualmente direttore della sede RAI per la Toscana, è stato tra i promotori di “Toscana Futura” e “Provincia Futura”, che ha portato all’elezione di Renzo Macelloni a consigliere provinciale a Pisa. Dal 2002 è presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e direttore di archiviostorico.pensalibero.it .
Con che finalità è nato il Gruppo dei Centouno?
E’ nato dalla constatazione che la cultura laica e riformista non ha diritto di cittadinanza nei due poli, nel momento in cui c’è un gran bisogno dei valori che esprime: valori di giustizia sociale fermo restando il giusto riconoscimento dei meriti. Meritocrazia senza dimenticare la matrice sociale: “meriti e bisogni”.
La proposta politica dei Centouno affonda le sue radici nella cultura che una volta era rappresentata dal “quadripartito”, riconoscendosi nelle forze di democrazia laica e socialista. Invece che resuscitare i quattro partiti, crediamo che sia necessario dar vita ad un soggetto unitario nel quale tutti questi filoni possano confluire. Ci rivolgiamo anzitutto alle forze della diaspora socialista: Nuovo Psi, SDI, Socialismo è Libertà, Lista Mancini e i vari partiti a connotazione regionale. Poi il PSDI di Giorgio Carta e il PSDI di Luigi Preti, i Liberali di De Luca e il Nuovo PLI di Giuseppe Ferrante, oltre ai Repubblicani PRI e MRE. E’ necessaria, inoltre, una paziente opera di “cucitura” di un firmamento di piccole sigle, piccoli soggetti disseminati in tutta Italia, prima di tutto tramite internet e la comunicazione web. Nella nostra piccola esperienza, ho potuto riscontrare che il Gruppo dei Centouno è potuto nascere e porsi all’attenzione senza finanziamenti ed apporti cartacei: abbiamo organizzato iniziative, convegni e riunioni tenendo i contatti soltanto tramite internet. I partiti cui ci richiamiamo sono considerati “vecchi”, e tuttavia lo strumento “giovane” ci ha consentito di tenerci in vita.
Perché i partiti di democrazia laica dovrebbero rinunciare ai vantaggi in termini di poltrone che un’alleanza con uno dei due schieramenti comporterebbe, nella quota maggioritaria?
Se si accetta la logica delle poltrone vale la considerazione che le poltrone sono in realtà degli strapuntini. In caso contrario, per la constatazione che politicamente divisi i partiti laici non contano nulla, come si è visto ultimamente con il referendum. C’erano tutte le condizioni per un’azione decisa di modifica della legge 40, e tuttavia l’azione dei partiti laici è sembrata aggregarsi a carri altrui: non è emersa, su un tema che doveva essere congeniale, né prima, né durante la discussione della legge, né dopo. Il discorso del “con chi stare” a mio avviso dovrà porsi in un secondo momento, invece che scegliere preliminarmente uno dei due schieramenti. Bisognerebbe scontare un processo costituente della durata di diversi mesi al termine del quale decidere, stante la legge elettorale, con chi allearsi, dando vita comunque ad un soggetto autonomo.
Una volta terminato il processo aggregativo quale sarebbe, per ipotesi, lo schieramento che appoggereste?
Io partirei dalla base dell’autonomia, nella prospettiva di costituire un “Terzo Polo”. Dipenderebbe esclusivamente dal tasso di nostre idee che riusciremmo ad imporre agli altri. Su questo punto sono molto netto: non propendo per nessuno dei due. Bisogna prima di tutto prediligere il nostro, di polo: anche noi dobbiamo avere una dignità. Oramai si deve guardare ai contenuti.
Perché il Gruppo dei Centouno continua a ribadire la necessità di costituire un “Terzo Polo”?
Perché abbiamo riscontrato che le proposte ed i valori suscitavano attenzione. Ci siamo resi conto, quelle volte che ci siamo misurati sul piano elettorale, che la gente ha imparato un uso finalizzato del voto, e quindi senza un’ulteriore crescita, senza ulteriori aggregazioni, è difficile arrivare al traguardo. I temi che sollevavamo suscitavano interesse: abbiamo denunciato la mancanza di una vera alternanza democratica in Toscana, all’interno di una situazione nella quale la Casa delle Libertà non fa opposizione, e grazie a questo grosso inciucio, la Regione ha varato una legge elettorale che molti hanno definito liberticida, perché ha tolto, tra l’altro, il diritto ad esprimere una preferenza. Quindi, d’accordo tra centrodestra e centrosinistra, in Toscana è stato consegnato tutto il potere alle segreterie dei partiti, che ora possono determinare i consiglieri regionali. I giornali, in Toscana, si sono divertiti a pubblicare un mese prima delle elezioni la composizione del consiglio regionale, e ci hanno indovinato. L’unica variabile poteva essere costituita dal fatto che noi (la lista Toscana Futura – Socialisti , Laici e Liste Civiche, ndr) raggiungessimo o meno il 4%, che è la soglia oltre la quale si possono eleggere consiglieri; non avendo noi raggiunto la soglia del 4%, la composizione è risultata quella che i giornali avevano previsto: non c’erano le preferenze e tutti passavano secondo l’ordine. Come Gruppo dei Centouno, insieme ad altri, abbiamo lanciato un referendum per l’abrogazione di questa legge. La Toscana è una regione dove tutto è controllato , e dove una nuova forma di neo consociativismo, che vede partecipi maggioranza, opposizione e categorie economiche, crea intese costanti di potere fra centrodestra e centrosinistra.
Parliamo dei Radicali.
I Radicali non possono pretendere di essere gli unici ad avere il sale di tutta la terra. Non possono i Radicali pensare di chiamare gli altri a raccolta per le loro battaglie, senza dargli la soddisfazione di impegnarsi in una qualsiasi delle loro proposte: non è possibile che non ce ne sia una che li soddisfi. Anche perché, se proprio si vuol essere precisi nel ripercorrere la storia, le uniche volte in cui hanno davvero riportato dei successi significativi – divorzio e aborto – si trattava di battaglie di un ampio schieramento laico-socialista.
Alla luce delle dichiarazioni di Capezzone intorno ad una sostanziale apertura dei Radicali all’Unione di centrosinistra, ed in particolare allo SDI, ritiene che sia ancora il caso di “inseguire” i Radicali per costruire con loro il “Terzo Polo”?
Tenere la porta aperta, non inseguirli. Sono convinto che il Partito d’Azione di Pannella sia una sorta di “materasso” per attutire la sconfitta referendaria. Non a caso la famosa “Assemblea dei Mille”, invece che essere l’inizio di una riscossa laica, è stata la coda di una battaglia referendaria mal condotta nei toni e a volte anche nei contenuti. Per noi c’è stata una sorta di “precettazione laica”: magari avevamo le nostre riserve, ma siamo andati a votare e abbiamo votato quattro sì. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, e continuiamo a farla perché siamo convinti che questa legge si debba modificare: si tratta di capire se il Partito Radicale intende perseguire una politica di unità d’intenti con le forze laico-socialiste oppure no. L’unità laico-socialista non si farà mai finché a capo del processo non ci saranno tutti i soggetti dell’area laica: non ci sarà mai nessuna adesione ad una proposta che ha l’imprinting di uno solo dei “frammenti” che si devono riunificare.
Sul sito internet archiviostorico.pensalibero.it , organo ufficiale del Gruppo dei Centouno, si legge che avete già pronte alcune iniziative in vista delle Politiche del 2006.
Anzitutto, intendiamo proporre a tutti i siti di matrice laica e socialista di creare alcune pagine, una sorta di fascicolo “nazionale” uguale per tutti i siti e i giornali on line di ispirazione laica e socialista disseminati in tutta Italia. Ogni sito avrebbe una parte uguale salvo poi articolarsi in proprio, com’era prima, per le proprie esigenze. Poi un convegno da tenere entro la fine di settembre, con i partiti, i circoli ed i club dell’area laica, in modo da essere presenti, come voce, alle Politiche del prossimo anno.
Come voce?
Si vedrà se appoggiare un partito o scendere in campo direttamente, con una lista a livello locale: si deciderà in base alle risultanze di questo incontro.
da L’Opinione del 7 Luglio 2005

La terza via può essere ‘Nuovo Centrosinistra’, che unisca tutti coloro che riconoscono che i DS, lo SDI, la Margherita e satelliti vari sono un elemento della crisi italiana, con le loro storie di sbandamenti, di continui appuntamenti con la storia mancati, con il verminaio di interessi, di clientele ormai senza più pudore(vedere un esempio per Parete(CE) al sito http://www.liberalsocialisti.org), nelle complicità di quel convitato di pietra che nessuno ha il coraggio di chiamare alla resa dei conti storici, che è il sindacato partitico nella sostanza(CGIL-UIL-CISL).
O si ha il coraggio di costruire a livello locale soprattuto e fare qualche esperimento a livello nazionale con un ‘Nuovo Centrosinistra’ e si avrà la pazienza indicata da Salvemini (giacchè la fretta di avere subito successo è assurda, ed è comprensibile solo per confusionari e arrivisti) o si rimasticherà la solita minestra sempre più pericolosa di impazziti cercatori di posti e prebende, ormai già in vorticoso movimento per le prossime scadenze elettorali, che sono dietro l’angolo e che spiegano tanti movimenti politici di questi giorni.
Sono disponbile ad incontri finalizzati a cose concrete con Cariglia e chi è stato eletto a Pisa o con altri di schiena dritta di sinistra libera, disposti al rispetto e all’ascolto della tradizione azionista e liberalsocialista.
Cordiali saluti e auguri comunque.
Nicola Terracciano