
Pretendere di essere laici, e pretendere al tempo stesso di pitturare un Papa a piacimento, mi sembra il capolinea ultimo cui è pervenuta certa intellettualità pretenziosa del nostro Paese.
Lasciamo pure perdere ciò che i commentatori più attenti alle cose della Chiesa ci hanno opportunamente ricordato: un Papa, una volta scelto e insediato, segue logiche che possono essere ben diverse, anche confliggere, con tutto ciò che è stato ed ha rappresentato fino ad allora.
Ma a prescindere da ciò, come non notare il contrasto avvilente tra l’immagine solida e composta che riesce a dare la Chiesa e certe pretese “laiciste” di volerne determinare le scelte o di giudicarle senza la necessaria serietà di argomentazioni?
Noi ci sentiamo laici a 24 carati, se possibile. Non ci permetteremmo mai, proprio per questo, di irridere o giudicare prima del tempo l’operato degli altri. Proprio perché non accetteremmo mai interferenze indebite nelle questioni dello Stato, vogliamo giudicare a ragion veduta e, intanto, guardiamo con il dovuto rispetto a Benedetto XVI.
Nicola Cariglia

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