
Ha ragione Enrico Mentana. Dieci volte ragione, nei confronti dei burocrati del sindacato dei giornalisti e nei confronti del Comitato di redazione che hanno denunciato il direttore de La7 per comportamento antisindacale. In seguito alla denuncia, motivata col rifiuto di leggere nel telegiornale il comunicato di solidarietà dei giornalisti per lo sciopero dei poligrafici che ha impedito l’uscita dei giornali il 13 dicembre, Mentana ha rassegnato le dimissioni non ritenendo possibile proseguire, in queste condizioni, a dirigere la testata.
Professionalità e bravura (di Mentana) contro grigio conformismo (del sindacato dei giornalisti). Fin troppo facile scegliere da che parte stare.
Il sindacato avrebbe preteso un obbligo da parte del direttore di dare una determinata notizia. Mentana si è rifiutato e, con questo, ha dato al suo CDR una prima lezione di giornalismo. Quando poi, in seguito alla denuncia per “attività antisindacale” Mentana si è dimesso, le lezioni sono diventate due. Come a dire che il rapporto di fiducia tra Direttore e redazione, in un giornale, deve essere reciproco.
“Sono rituali, che se mai hanno avuto un senso, certo non lo hanno ora. Faccio il giornalista e dò notizie per i telespettatori, non leggo comunicati di altri”. Ha dichiarato il direttore del Tg La7
“Così come durante il tg non ho mai letto comunicati di Telecom, ovvero del mio editore, non vedo perché – ha aggiunto – dovrei leggere quelli dei sindacati”. “La Federazione della Stampa non può comportarsi come quelle aziende che pretendono la pubblicazione dei loro comunicati”.
A questo punto è abbastanza semplice capire perché i TG di Mentana, quale che fosse l’editore (RAI, Mediaset, Telecom) hanno sempre avuto successo e record di ascolti.
Lui le notizie le sceglie. E difende la propria autonomia. Ma per farlo occorre essere bravi.
Appunto.

Mentana ha ritirato le dimissioni? Era nelle possibilità. Le ha ritirate senza niente ottenere? Neanche per sogno. Infatti:
– Non si è fatto imporre niente. E’ direttore ed ha deciso lui le notizie che dovevano o non dovevano andare in onda. Nei “mitici” anni sessanta e settanta, i comitati di redazione imponevano linea editoriale e pezzi da passare obbligatoriamente. Si distingueva in questo il Corrierone della Sera, diretto da personaggi di cui, per carità di patria non vogliamo fare il nome.
– Il comitato di redazione si è rimangiato la denuncia. Scusate se è poco.
– Vale la pena ricordare che i direttori dei giornali, quando se ne vanno, non se ne vanno a mani vuote ma con un mucchio di quattrini. Un mucchio proporzionale allo stipendio: un multiplo a due cifre. A tenere il punto Mentana ci avrebbe guadagnato di più (non sarebbe rimasto senza lavoro.
Dunque: ha difeso le sue prerogative ed ha vinto. Ha anche esibito gli attributi. Lo avessero fatto i deputati e i senatori ora appecoronati a Bocconi!
Sarà anche bravo ,ma ha dimostrato in ogni caso di essere monocorde . L’informazione la sceglie lui ,ma spesso appare monotono e forzato. In ogni caso ,bravo a dimettersi ,sapendo che non era vero : e dove andava ?
Caro Nicola,
Ora le dimissioni le ha ritirate, anche i migliori a qualche compromesso, trovano sempre una buona scusa, è sempre per l’Italia, mai qualcuno che dica: Per la pecunia.
Sei troppo ottimista, Nicola: perché se Mentana è bravo, è vero anche che i sindacalisti ce l’hanno sempre duro. E soprattutto lo vogliono far vedere.