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Quadro di sintesi delle politiche fiscali

di Angelo Giubileo | 29 Novembre 2015

Sia l’aumento del debito pubblico sia la sostanziale stagnazione del PIL, non hanno consentito ancora all’Italia di uscire dalla crisi.

In materia di bilancio, sia il patto originario di fondazione dell’Unione Europea (Maastricht 1992) che il successivo patto di Stabilità e Crescita europeo (PSC 1997), stipulato in vista dell’adozione (1999) e dell’entrata in vigore dell’euro (2002), prevedono che ogni stato che aderisca ai patti rispetti due vincoli (o parametri): 1) un rapporto debito pubblico/PIL inferiore (<) al 60% o, a seguito e per effetto della crisi, comunque tendente al rientro 2) un disavanzo annuale tra entrate ed uscite (deficit) non superiore al 3% del rapporto con il PIL. La regola del debito pubblico opera in un’ottica di bilanci pluriennali degli stati, mentre quella del deficit in un’ottica di bilanci annuali e quindi incide sulla politica fiscale che resta in carico ad ogni singolo governo degli stati nazionali, anche se sotto stretta sorveglianza – sia preventiva e, nelle ipotesi di deficit eccessivo, che correttiva, con l’avvio della relativa procedura d’infrazione (Edp) – da parte degli appositi organismi della Commissione e del Consiglio europei.

In tempi di crisi, com’è evidente, le due regole servono soprattutto ad un’esigenza di stabilità, più che di crescita, delle aree di riferimento dell’Unione (Ue-28) e dell’euro (Ue-19). Pertanto, a parte l’introduzione di tante altre nuove regole pattizie, in ordine alla regola del debito, in particolare è stato stipulato il Six Pack 2011 ed è stato previsto un nuovo obbligo, per gli stati con un rapporto debito/PIL maggiore (>) del 60%, di riduzione ogni anno del 5% ovvero di 1/20 dell’importo totale nel contempo assommato. Inoltre, per quanto attiene più strettamente alla regola del deficit, nel 2012, in vigore dall’1/1/2013, è stato stipulato il patto di Fiscal Compact, sottoscritto da tutti i paesi membri tranne il Regno Unito e la Repubblica Ceca. Il patto prevede in particolare l’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio (con deroghe minime per quanto riguarda i meccanismi relativi al calcolo del cosiddetto “pareggio strutturale”), ovvero la parità di bilancio tra entrate e uscite annuali dello stato.

Durante gli ultimi anni della crisi, l’Italia ha registrato dati positivi dell’avanzo primario, all’incirca pari, in rapporto al PIL, a: 1,2 (2011); 2,5 (2012); 2,2 (2013); 1,9 (2014). E tuttavia, sia l’aumento già evidenziato del debito pubblico sia la sostanziale stagnazione del PIL, non hanno consentito ancora all’Italia di uscire dalla crisi. Prova ulteriore di ciò, è l’approvazione parlamentare, in deroga al vincolo introdotto in Costituzione con la legge cost. n. 1/2012, del rinvio del pareggio di bilancio al 2017. Infatti, anno per anno, gli avanzi primari registrati sono comunque risultati del tutto insufficienti perfino al pagamento degli interessi sul debito pubblico in scadenza. A tale proposito, basti ad esempio il quadro di sintesi per l’anno 2013 (dati espressi in miliardi di euro), immediatamente prima dell’avvento dell’ultimo governo nazionale, in carica, a guida Renzi (22.2.2014):

PIL 2013 Interessi sul debito 2013 Avanzo primario 2013 Deficit annuale 2013
1607 82,04 34,7 47,34 (2.9%)

 

La fine della crisi e il rilancio della crescita

Nell’ambito di un sistema di economia globale, la fine della crisi e il rilancio della crescita non possono che essere frutto di patti commerciali di cambio e scambio tra diverse aree economiche del pianeta. Negli anni, qui di maggiore riferimento (2011-2014), la crisi ha prodotto i seguenti dati percentuali di disavanzo, sia in ordine all’incremento di debito pubblico che di deficit:

% Debito pubblico 2011 2012 2013 2014 % Deficit 2011 2012 2013 2014
UE-28 80.9 83.7 85.5 86.8 UE-28 – 4.5 – 4.2 – 3.2 – 2.9
UE-19 85.8 89.1 90.9 91.9 UE-19 – 4.1 – 3.6 -2.9 – 2.4

Pertanto, un quadro di sintesi che evidenzia una tendenziale stabilizzazione del debito. A fronte della quale, è stato ritenuto possibile un cambio d’indirizzo mediante politiche di rilancio della crescita produttiva. Ipotesi – come lo stesso piano Junkerd’investimenti per circa € 315 mld,  approvato nel giugno scorso – non solo sostenute ma direi piuttosto avallate dalla probabilità di nuovi accordi commerciali.

E comunque sia, la prima manovra (09.03.2015) di QE (alleggerimento quantitativo, mediante l’acquisto di titoli di stato dell’eurozona per un investimento di liquidità pari a € 1140 mld ripartito mensilmente e fino alla scadenza di settembre 2016) da parte della BCE ha segnato l’inversione di rotta in vista della possibile ripresa. In effetti, riducendo in genere sia il disavanzo dei singoli stati che i tassi d’interesse, e finalizzando l’abbassamento di questi ultimi all’investimento di risorse finanziarie nei mercati produttivi. Quanto sia servito finora questo meccanismo, i dati sottostanti lo confermano, sia pure parzialmente.

% Debito pubblico I trimestre 2015 II trimestre 2015 % Deficit I trimestre 2015 II trimestre 2015
UE-28 88,1 87,8 UE-28 2,5 2,4
UE-19 92,7 92.2 UE-19 2,1 2,0

 

Rispetto a questi dati tendenziali, sembra facciano ancora eccezione i dati di bilancio dell’Italia, con un debito registrato al II trimestre pari al 136% del PIL; ma, in prospettiva, secondo la previsione della Commissione europea, con un calo del rapporto del deficit al 2,6% del PIL per l’anno 2015 e addirittura al 2,0% del PIL a fine 2016. Effetti, si potrebbe concludere, delle evidenti e, a quanto inteso dimostrare, necessarie politiche, relative agli anni in esame, di stabilizzazione del debito; e quindi politiche di sostegno all’economie europee.

E tuttavia, a parte le misure d’investimento programmate, ritengo piuttosto che per L’UE la chance maggiore e migliore di crescita risieda in un ennesimo nuovo patto tra governi, ovvero nella prospettiva di un accordo commerciale tra UE e USA, ancora in fase di negoziazione, meglio noto con l’acronimo TTIP (Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti). Accordo che, in pratica, è finalizzato alla creazione di una nuova area di libero scambio tra le due più grandi economie del pianeta.

Pubblicato in : MetamorfosiTag: 2011, anni, bce, commissione, commissione europea, costituzione, crisi, debito pubblico, euro, governo, la repubblica, manovra, mercati, misure, renzi, repubblica, scambio, sostegno, stati nazionali, usa

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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