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Canone Rai in bolletta

Imporre per legge il televisore è una misura da Grande Fratello, non quello del programma televisivo, ma proprio l’originale di1984, il romanzo distopico scritto da George Orwell.

di Antonio Sileo | 22 Novembre 2015

Imporre per legge il televisore è una misura da Grande Fratello, non quello del programma televisivo, ma proprio l’originale di1984, il romanzo distopico scritto da George Orwell.

Il gufismo parrebbe essere sempre più di moda. Dopo le diverse richieste di chiarimento formulate al governo dal Servizio Bilancio del Senato nella nota di lettura relativa al disegno di legge di Stabilità 2016, che proprio da Palazzo Madama ha intrapreso l’iter parlamentare, sono arrivate le osservazioni della Corte dei Conti e della Banca d’Italia.

Gran parte delle coperture della manovra sono temporanee, delle una tantum non replicabili che pertanto rappresentano inevitabili rischi per la tenuta dei conti nei prossimi anni.

La revisione della spesa riesce a coprire solo parzialmente il taglio delle tasse e le clausole di salvaguardia tenacemente annullate per l’anno prossimo torneranno nel 2017. E non mancano le perplessità sull’abolizione della Tasi, in cui effetti potrebbero essere circoscritti e non scevri da contraccolpi. Staremo a vedere se il Parlamento migliorerà o anche solo se riuscirà a incidere sul testo. È certo però che la Finanziaria, ormai Legge di Stabilità è sempre foriera di sorprese, macchinazioni e incredibili invenzioni. Tra queste rientra appieno l’inserimento del Canone TV, meglio noto come Canone Rai nella bolletta dell’energia elettrica. Un’idea, per quanto balzana, non

è affatto un’idea non nuova. Fu, infatti, ipotizzata da Paolo Romani, che peraltro di televisione se ne intende, nel novembre 2010, all’indomani della nomina a ministro dello Sviluppo economico del governo Berlusconi IV. Da questo governo è stata riproposta lo scorso anno, ma abbandonata per le notevoli difficoltà di realizzazione e le vibranti proteste delle aziende fornitrici di energia elettrica.
E, in effetti, i profili di criticità si sprecano. A cominciare proprio dall’assenza di nesso tra canone tv ed energia elettrica, se non per il fatto che il televisore per funzionare ha bisogno dell’energia elettrica.

Il canone è un’imposta sulla detenzione dell’apparecchio televisivo e va pagato indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive. È stato concepito nel 1938 (Regio decreto 246), quando era impossibile non trasmettere in chiaro, e per lungo tempo farlo è stato molto oneroso, e trova fondamento sulla presunzione che chi possiede il televisore beneficia in tutto o in parte del servizio pubblico. Con la bolletta elettrica a questa presunzione si aggiunge quella che chiunque ha l’energia elettrica possiede un televisore. In verità, i canoni sono di due tipi: quello per uso ordinario, dovuto da chi possiede televisori in ambito familiare, e quello speciale, ben più oneroso dell’ordinario, dovuto da chi detiene uno o più apparecchi atti in locali aperti al pubblico (alberghi, bar, ecc.) o comunque al di fuori dall’ambito famigliare. La riforma riguarda solo il primo caso e parrebbe concepita per venire incontro ai consumatori. Il presidente Renzi a tal proposito è stato lapidario “Lotta all’evasione: pagare meno, pagare tutti. Canone RAI a 100 euro” è stato il suo tweet, replicato nelle 32 slide di presentazione della Manovra. Un po’ più chiaro il comunicato stampa: “CANONE RAI – Si riduce dagli attuali 113,50 a 100 euro. Si pagherà attraverso la bolletta elettrica della casa di abitazione”. Oltre all’esclusione delle seconde case vi sarebbe un risparmio per tutti, o meglio per tutti quelli che il canone l’hanno sempre pagato. Mentre gli altri, i furbi, peraltro in continua crescita, verrebbero finalmente stanati.

L’uovo di Colombo, insomma. In realtà trovare soluzioni semplici a problemi complessi non quasi mai possibile e anche il canone in bolletta è facile che diventi una bella frittata.

Aggiungere 100 euro ad una spesa media che supera di poco i 500, significa ammazzare qualsiasi possibilità di concorrenza tra i fornitori di elettricità che già devono sportare un notevole fardello di oneri (il canone peserebbe solo un po’ meno dei tanto vituperati aiuti alle fonti rinnovabili). Inoltre è inverosimile che l’iniziativa non abbia costi di realizzazione. Proprio di ieri è la prima lettera di una associazione di categoria (Energia Concorrente) che chiede di prevedere la copertura di costi operativi e investimenti e di prevederne l’adeguamento periodico.

Specie in questa sede però, più di tutto, preme sottolineare il carattere illiberale della riforma. Passi che uno Stato esternalizzi l’attività di riscossione, con la vana speranza di non pagarla, soprassediamo sul precedente che si verrebbe a creare (perché solo il canone Rai e non anche i rifiuti, l’acqua o, al limite, l’IRPEF?), non ricordiamo che gli introiti del canone passano dal Tesoro che ne trattiene una (crescente) parte. Ma perché presumere che tutti abbiano il televisore?

Solo far pagare tutti indistintamente dà, infatti, ragionevoli chances che è il meccanismo, per quanto perverso, non si rilevi una fatica di Sisifo.

Solo che imporre per legge il televisore è una misura da Grande Fratello, non quello del programma televisivo, ma proprio l’originale di1984, il romanzo distopico scritto da George Orwell, dove lo Stato, totalitario e poliziesco, per fini di controllo e propaganda, impone l’istallazione del televisore in ogni abitazione.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, berlusconi, consumatori, conti, corte dei conti, costi, euro, finanziaria, fini, governo, governo berlusconi, manovra, parlamento, rai, renzi, rifiuti, servizio pubblico, speranza, sviluppo, tasse, tesoro

Info Antonio Sileo

Esperto in mercati energetici, politiche energetiche e ambientali e automotive, svolge attività di ricerca presso IEFE – Università Bocconi, presso I-Com – Istituto per la Competitività e collabora con il Politecnico di Bari. Docente in materie energetiche e ambientali in master e corsi di alta formazione, notista energetico, dal 2008 collabora alla Staffetta Quotidiana

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