Sindaci e presidenti: “Finché potremo garantire i servizi ai cittadini, resteremo a guidare le Province. Quando questo non ci sarà più permesso, non resteremo a negare diritti ai cittadini”
Quanto dovrebbero spendere Province e Città metropolitane per servizi efficienti? Se lo chiedono i presidenti delle Province e delle Città Metropolitane a ormai 9 mesi dall’entrata in vigore della legge di riordino “Delrio” che ha cancellato le vecchie amministrazioni provinciali elette direttamente dai cittadini, sostituendola con gli enti intermedi di secondo livello guidati dai sindaci e dai consiglieri comunali nominati dalle rispettive assemblee. In queste settimane l’Upi (Unione delle province italiane) ha pubblicato uno studio del Sose (Soluzioni per il Sistema Economico spa) sulla reale attuazione della riforma nei nuovi 110 enti a ponte tra i comuni e le regioni. Secondo il Sose, la società del Governo che si occupa di stabilire i criteri di efficienza della spesa pubblica, Province e Città metropolitane tela dell’ambiente, trasporti) dovrebbero spendere per la sola spesa corrente 2 miliardi 360 milioni per fornire i servizi essenziali delle funzioni fondamentali (gestione e messa in sicurezza, 130 mila km strade, 5.127 scuole superiori, tutela dell’ ambiente e trasporti). Su quante entrate possono contare allora Province e Città metropolitane per le funzioni fondamentali nel 2015? Secondo i dati Sose, le entrate fiscali delle Province nel 2015 per le funzioni fondamentali ammontano a 3 miliardi 817 milioni, i tagli delle manovre 2014-2015 sono pari a 1 miliardo 675 milioni: il 41% delle entrate che viene trattenuto dallo Stato. Quanto potranno spendere Province e Città metropolitane per servizi essenziali nel 2015? Secondo i dati della ricerca, quindi a fronte di un fabbisogno per spesa corrente di 2 miliardi 360 milioni le Province e le Città Metropolitane, a causa delle manovre economiche nel 2015 hanno a disposizione per i servizi essenziali delle funzioni fondamentali 2 miliardi 145 milioni, mancano 215 milioni. Cosa prevede il Decreto Legge 78/15 che prende il nome dell’allora sottosegretario Graziano Delrio così come licenziato dal Consiglio dei Ministri? Possibilità di utilizzare i risparmi da rinegoziazione dei mutui per coprire la spesa corrente solo per il 2015. Secondo la Cassa Depositi e Prestiti la cifra ammonterebbe a 151 milioni certi finora. Settanta milioni per la copertura della spesa del personale dei Centri per l’impiego, a fronte di un costo per le Province di 230 milioni per il solo personale. Abbattimento del 20% fino al massimo del 3% delle entrate delle sanzione dello sforamento del patto di stabilità per il 2014. Le misure di impatto economico quindi , insieme valgono 221 milioni. La cifra sembrerebbe dunque sufficiente a coprire i bilanci 2015. Ma… Quali sono le altre spese che stanno sostenendo le Province e le Città metropolitane nel 2015? Oltre al Titolo Primo dei bilanci, bisogna rimborsare i prestiti, al netto della rinegoziazione, previsti dal Titolo Terzo: almeno 550 milioni A questo bisogna aggiungere le spese correnti per le funzioni non fondamentali, che le Province continuano a sostenere per garantire i servizi: Almeno 1 miliardo, provenienti dei trasferimenti di Regioni e Stato Di questi, 450 sono i costi dei Centri per l’impiego. Quanto manca dunque per chiudere in equilibrio i bilanci delle Province e delle le Città metropolitane nel 2015? Dunque, di sola spesa corrente, manca un miliardo oltre al Titolo Terzo a fronte dei 221 milioni di misure economiche ad oggi contenute nel DL 78/15. E gli investimenti, che fine fanno? Primo fra tutti l’esempio delle strade: quanto investivano e quanto investono oggi Province e Città metropolitane Dal 2013 al 2015 gli investimenti per la sicurezza dei 130.000 chilometri di strade Provinciali sono crollati da 7.318 euro/Km a 2.170 euro/Km. Risultato? Buche, strade insicure, tratti chiusi. Cosa serve allora che il Parlamento inserisca nella conversione nel decreto legge 78/15? Per chiudere in equilibrio i bilanci 2015 è necessario che il Parlamento preveda le seguenti misure: la deroga alle disposizioni vigenti per consentire l’approvazione del bilancio di previsione 2015 solo per quest’anno lo slittamento del termine di approvazione dei bilanci al 30 settembre 2015, delle norme ad hoc per alleggerire le Province della spesa per il personale adibito a funzioni non fondamentali; norme per il personale impiegato nelle società partecipate; norme per l’utilizzo di avanzo libero e destinato già in fase di predisposizione dei bilanci; norme per l’utilizzo di parte corrente per almeno il 50% dei proventi da alienazioni patrimoniali; norme per contemplare la possibilità di non versare al fondo ammortamento dei titoli di stato il 10% dei proventi da alienazioni, per destinarlo all’estinzione dei mutui; norme per cancellare tutte le sanzioni finanziarie per gli enti inadempienti al patto del 2014; norme ad hoc per enti in condizioni di dissesto e in piano di riequilibrio pluriennale .Cosa sta facendo finora fallire la Legge Delrio? Le inadempienze delle Regioni al luglio 2015: solo 6 Regioni hanno approvato una legge di riordino delle funzioni non fondamentali delle Province. Dall’analisi dei sei testi risulta che: nessuna ha previsto il passaggio del personale e dei relativi costi a partire dal 1 gennaio 2015, come stabilito dalla Legge di stabilità; Il riordino è del tutto fittizio: le funzioni continuano a restare in capo alle Province, senza garantirne la totale corrispondente copertura finanziaria; prevale il rinvio al 2016 di qualunque decisione. E ancora inoltre a cosa si deve in naufragio della Legge Delrio? Innazitutto le inadempienze dello Stato. Il Governo doveva disporre che lo Stato avrebbe dovuto farsi carico dal 1 gennaio 2015 dei costi dei Centri per l’Impiego, che non sono più un servizio a carico di Province e Città metropolitane. Ovvero 230 milioni circa per personale, 220 circa per strutture. Ad oggi invece di queste disposizioni, nessun intervento e previsto nei capitoli di spesa di Province e Città metropolitane. Nel Dl 78/15 si prevede una copertura per 70 milioni di queste spese. E il resto? Aggiungiamo poi il mancato ricollocamento del personale delle Province. La Legge 56/14 disciplina il passaggio del personale insieme alle funzioni riordinate. La legge di Stabilità 2015 impone alle Province il taglio del 50% della spesa del personale dal 1° gennaio 2015. Entro il 2017 il 50% del personale delle Province, circa 20.000 dipendenti, deve essere ricollocato in Stato, Regioni e Comuni. A luglio 2015 nessuno dei 20.000 dipendenti è stato ricollocato. Cosa invece farà definitivamente fallire la Legge Delrio nel 2016? Una manovra economica sbagliata. Ma se le risorse che servono per garantire la spesa corrente dei servizi essenziali delle funzioni fondamentali sono 2 miliardi 380 milioni … e nel 2015 le disponibilità sono 2 miliardi 145 come si potranno dedurre ancora 900 milioni nel 2016 e un miliardo e 800 milioni nel 2017? Per concludere le occasioni finora mancate della Legge Delrio. Che fine hanno fatto i risparmi da riordino servizi pubblici e cancellazione enti e agenzie strumentali? Secondo l’analisi di Invitalia di aprile scorso sullo stato di attuazione dei processi di riordino risulta che: nessuna Regione ha dato seguito a quanto previsto dal comma 90 della Legge Delrio, secondo cui “Stato o Regioni, in funzione della materia, devono sopprimere agenzie o enti (consorzi, società in house) alle quali siano state attribuite funzioni di organizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica in ambito provinciale o sub-provinciale, riattribuendo, contestualmente, tali funzioni alle province”. Quante agenzie e consorzi esistono? E quanto ci costano? Attualmente esistono e sono operativi 69 Ambiti territoriali ottimale acque 87 Ambiti territoriali ottimali rifiuti. In tutto sono 3.176 i Consorzi, le Partecipate e le agenzie che svolgono attività strumentali degli enti locali. Nel 2014 le Regioni hanno devoluto alle società regionali 1 miliardo 633 milioni Nel 2014 il costo di Ato, Consorzi, Comunità, Enti è stato pari a 1 miliardo 796 milioni (Fonte Siope, Invitalia, Corte Conti, Ministero Sviluppo). Le stazioni uniche appaltanti in Italia sono 35 mila. La Legge Delrio prevede la possibilità di ridurle a 107, una per ogni Provincia e Città metropolitana. Dai dati della «Spending review Cottarelli 2014» i risparmi che deriverebbero sarebbero di oltre 2 miliardi nel 2015 e oltre 7 miliardi nel 2016. E “dulcis in fundo” i rischi sui servizi essenziali ai cittadini Non avere risorse per il riscaldamento e la manutenzione delle scuole superiori nell’inverno 2015/2016. La manutenzione delle strade e lo sgombero neve, frane nell’inverno 2015/2016. Il progressivo abbandono dei servizi di controllo e tutela ambientale. Non assicurare diritti fondamentali ai disabili sensoriali. Non garantire gli stipendi ai dipendenti. Non pagare i fornitori. E con i titoli di coda arriva immancabile il grido di dolore dell’Upi che sa già di di levata di scudi per tempo: “Fin dove arriva la nostra responsabilità? Finché potremo garantire i servizi ai cittadini, resteremo a guidare le Province. Quando questo non ci sarà più permesso, non resteremo a negare diritti ai cittadini”

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