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La riforma delle pensioni

di Angelo Giubileo | 30 Agosto 2015

In breve, si tratta di ripristinare il diritto all’opzione, escluso dall’ultima riforma, di una “pensione di anzianità”. 

Si riapre dunque il capitolo-pensioni con una data di scadenza già fissata per un nuovo possibile intervento di riforma del governo da approvare eventualmente con la Legge di Stabilità (ex Finanziaria) di fine anno. L’intervento, sollecitato da più parti, sia politiche che soprattutto sindacali, mira principalmente alla reintroduzione di un nuovo regime generale di accesso “anticipato” al trattamento di pensione, in deroga ai limiti di accesso fissati dalla legge (Fornero) n. 214/2011.

In breve, si tratta di ripristinare il diritto all’opzione, escluso dall’ultima riforma, di una “pensione di anzianità”. In ordine a tale proposta, le ipotesi allo studio sono diverse. In ogni caso, si vorrebbe consentire ad ogni lavoratore la possibilità di andare in pensione ad un’età anagrafica minima di 62/63 anni ed il possesso di un’anzianità contributiva minima di 35 anni.

E’ evidente che una qualsiasi ipotesi di reintroduzione di un’uscita “anticipata” dal sistema comporta un aumento della spesa per pensioni; e quindi una modifica in tal senso richiederebbe: un autofinanziamento di sistema (ovvero il mancato impiego di risorse aggiuntive, e quindi, in effetti, solo una sorta di manovra di redistribuzione all’interno del sistema complessivo di spesa) o un apporto al sistema di nuove risorse finanziarie aggiuntive, o entrambe le soluzioni.

Preventivamente, si tratta quindi di fare i conti con il bilancio dello Stato, e in particolare quanto ai relativi capitoli di spesa, e in definitiva con Bruxelles.

Pertanto, occorre innanzitutto precisare che la riforma-Fornero impegnò nel 2011 un piano di risparmi di € 80 miliardi da conseguire entro il 2020. E tuttavia, € 12 miliardi sono stati già spesi per la “salvaguardia” dei cosiddetti “esodati”. Ancora, la previsione degli 80 miliardi deve anche scontare la misura dell’importo scaturito dall’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015, relativa allo sblocco della perequazione dei trattamenti per gli anni 2012-2013, per una cifra complessiva di 18 miliardi.

Acquisito anche l’ok di Bruxelles in ordine a quest’ultima recentissima manovra, ne scaturisce che la previsione di risparmio originaria, già ridotta a 68 miliardi (80-12=68), scontata un’ulteriore riduzione di 18 miliardi, nel presente risulta stimata in 50 miliardi (68-18=50). E quindi: è o, meglio, sarà possibile (2015) una nuova riduzione del risparmio per allora (2011) stimato?                                                                                                                       Quali sono dunque le ipotesi di finanziamento della proposta di pensione “anticipata”, in alternativa ai rigidi limiti (di età) di accesso fissati dalla legge-Fornero? Senz’altro, il dibattito attuale è incentrato sui principi-cardine e le risoluzioni prospettate dal presidente dell’INPS in sede di presentazione del Rapporto annuale 2014.

Nella Relazione, è detto che le proposte avanzate sono “formulate non per esigenze di cassa, ma ricercando maggiore equità, tanto fra generazioni diverse che all’interno di ciascuna generazione”. In sintesi, si propone di: I) “salvaguardare” innanzitutto i lavoratori “over 55” esclusi dal mercato del lavoro; II) armonizzare i trattamenti pensionistici quanto al metodo di calcolo “contributivo” III) reintrodurre un regime di “opzione” di uscita dal lavoro e accesso “anticipato” alla pensione, mediante un sistema di “flessibilità sostenibile”.

Questo, infatti, è il punto nodale dell’intera questione: come fare a garantire un sistema “flessibile”, in particolare reintroducendo un meccanismo di uscita e di accesso anticipato, che sia al contempo anche “sostenibile” finanziariamente, sia nel breve che nel medio e lungo periodo.

In premessa di analisi, occorre dire che il nostro sistema pensionistico permane “a ripartizione”. Ciò significa che il pagamento delle pensioni è (o dovrebbe) essere garantito dai contributi dei lavoratori in attività di servizio. L’equilibrio del sistema si basa dunque su una semplice equazione: C≥P, cioè l’ammontare complessivo dei contributi non può essere inferiore all’ammontare complessivo delle “prestazioni” in pagamento. Uso il termine “prestazioni” non a caso, perché sul nostro attuale sistema pensionistico pesa anche l’ammontare delle prestazioni “assistenziali”; che viceversa, in termini di bilancio, dovrebbero correttamente pesare sul sistema di fiscalità generale.

La Relazione evidenzia, genericamente, che “il rapporto fra contribuenti e pensionati – che nel 2014 era meno di 130 iscritti su 100 pensioni in pagamento – è destinato ulteriormente a peggiorare dato l’assottigliamento delle coorti in ingresso nel mercato del lavoro”. In realtà, il fenomeno si presenta alquanto più complesso, come appare anche dal confronto tra i diversi scenari di base, che mostrano l’andamento previsionale del rapporto Spesa/PIL, elaborati in sede sia nazionale che europea (scenario meno favorevole), a legislazione vigente. Cioè, mantenendo la vigenza della legge-Fornero, senza modifiche.

Fonte: RGS, Rapporto annuale 2014
Fonte: RGS, Rapporto annuale 2014
Pubblicato in : Metamorfosi, Primo pianoTag: 2011, anni, bruxelles, conti, corte costituzionale, finanziaria, fine anno, governo, lavoro, manovra, mercato, mercato del lavoro, pensionati, pensione, pensioni, regime, riforma delle pensioni, sentenza della corte, sistema pensionistico, trattamenti

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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