Siamo l’unico Paese europeo classificato non libero dagli organismi internazionali che si occupano della libertà di stampa.
Il tema della libertà di stampa, purtroppo negli ultimi anni, è stato ricorrente nei contenuti dei nostri editoriali. Questa volta, siamo stati richiamati ad occuparci dell’argomento, dalla triste e drammatica situazione dei giornalisti de L’Unità. Come la maggior parte delle persone sanno, il quotidiano, fondato nel 1923 da Antonio Gramsci, ha chiuso e la società editrice Nie posta in liquidazione a causa di un passivo di 32 milioni di euro. Fin qui la storia della fine del glorioso quotidiano del Partito comunista. Nel corso della normale attività giornalistica, L’Unità, al pari di altre pubblicazioni, compreso L’Eco, riceve delle querele per diffamazione. Si svolgono i processi e il quotidiano e i giornalisti vengono condannati a pagare somme che superano i 400 mila euro. La società editrice Nie, in stato di insolvenza, non paga, e a causa della strana sentenza, a Concita De Gregorio (direttore della testata) viene chiesto non il 10 per cento dei quattrocento mila euro dell’intero risarcimento (previsti dalla sentenza), ma la totalità della somma, perché condannata solidalmente. In buona sostanza, il creditore pignorante può rivalersi anche sul giornalista, se l’editore non ha di che pagare (in base all’assurda sentenza).
Per questa ragione, Concita De Gregorio si vede pignorata la casa d’abitazione per 400 mila euro. Il problema de L’Unità non riguarda solo l’ex direttore De Gregorio, ma anche Emanuele Bellano ed altri, che si vedono pignorato lo stipendio presso il datore di lavoro attuale. E’ assurdo che un giornalista debba pagare simili risarcimenti; ed è per questo che l’Italia, nell’ultimo anno, ha perso 24 posizioni (siamo passati dal 49 al 73° posto nella classifica internazionale per la libertà di stampa) precipitando a livello del Nicaragua; prima di noi c’è la Moldavia. Siamo l’unico Paese europeo classificato non libero dagli organismi internazionali che si occupano della libertà di stampa. Fra le cause di tanto discredito nei confronti dell’Italia, la commissione internazionale di esperti ha individuato l’aumento delle querele intimidatorie che vengono presentate nei confronti dei giornalisti per diffamazione e le minacce che i redattori ricevono dalla mafia. Ma il fenomeno –molto preoccupante- travalica l’Italia. Su 180 Paesi monitorati nel mondo, i due terzi hanno subito un arretramento, relativamente alla libertà di stampa. Tutto questo è molto triste. Non è giusto che per la mancanza di libertà di stampa, si arrivi al punto di pignorare la casa di un giornalista. E’ una brutta pagina della storia del nostro Paese. Per dirla con il grande giornalista Eugenio Scalari, fondatore di Repubblica, non siamo ancora alla dittatura, ma la nostra è una democrazia autoritaria.

Lascia un commento