“Autonomia reale e dignità per la Ri-nascita dei Comuni e la tutela dei diritti dei cittadini” sarà lo slogan della manifestazione dell’Anci a Cagliari il prossimo 10 luglio
L’unione fa la forza, piccoli ma solidali tra loro per la sopravvivenza delle micro comunità locali. Prove tecniche di compattamento a luglio dei piccoli comuni italiani per far fronte alla lunga crisi economica che attanaglia il Paese e all’assurdità dei rigidi vincoli del Patto di Stabilità interno che impedisce la spesa e la programmazione anche alle municipalità virtuose ovverosia a coloro che sono rimasti ampiamente dentro i margini imposti dalla legge finanziaria. Sono mesi che scriviamo su queste colonne dell’assurdità del Patto di Stabilità interno ma sono mesi anche che scriviamo che è necessario rivedere dapprima la burocrazia che regola la vita dei comuni italiani ma anche e soprattutto che le municipalità al di sotto dei diecimila abitanti hanno poco senso. Crediamo infatti che la strada dell’Unione dei comuni così come previsto e codificato dal Testo Unico di legge possa portare a dei significativi risparmi nella spesa corrente dei piccoli enti locali, quando la gestione associata delle piccole municipalità imbrocchi la strada della gestione comune dei servizi di pubblica utilità, quella delle centrali uniche d’acquisto per beni e servizi ed infine per la progettazione e la realizzazione delle grandi, piccole e medie opere pubbliche e per la gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio pubblico. E forse per una volta la nostra voce non resterà inascoltata, la speranza è tutta riposta della Quindicesima assemblea dei piccoli comuni che l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) terrà a Cagliari il prossimo 10 luglio. Il tema centrale della nuova assemblea sarà infatti “L’autonomia reale e dignità per la Ri-nascita dei comuni e la tutela dei diritti dei cittadini”. “I Comuni sono l’architrave della nostra democrazia e i Piccoli Comuni, di cui è costituito oltre il 54% del territorio nazionale, – spiega il presidente nazionale Anci Piero Fassino – con la loro storia e le loro irrinunciabili identità, rappresentano al meglio la gran parte di questi valori e costituiscono uno snodo strategico nel rinnovamento del “sistema Paese”.
Ed infatti oggi più che mai c’è l’esigenza di un riconoscimento dell’azione degli amministratori locali rispetto soprattutto al crescere delle disuguaglianze e delle disparità territoriali, particolarmente sentite nei Piccoli Comuni, oltre alla esigenza di garantire una vera e reale sussidiarietà.
I Comuni, però, debbono però vedersi riconosciuta una reale Autonomia, con il riconoscimento dell’autogoverno che ad essi compete, superando ostacoli cui sono sottoposti da una legislazione incerta, spesso contraddittoria, sovente invasiva del principio di Autonomia che impedisce lo stesso raggiungimento dei risultati auspicati.
Una Autonomia capace di restituire spazi e margini di investimenti con il superamento del Patto di stabilità, a cominciare dai Piccoli Comuni; è ormai evidente l’insostenibilità di queste regole che impediscono ogni ripresa. Autonomia fiscale, autonomia ordinamentale, organizzativa e istituzionale, fondamentali per favorire l’aggregazione e la cooperazione intercomunale, per migliorare e garantire ancora l’erogazione dei servizi al cittadino, realizzabile con processi associativi sostenuti da normative sempre più incentivanti e premiali sia a livello statale che regionale, analogamente a quanto già avviene nel contesto europeo.
Il concorso dei Comuni al risanamento della finanza pubblica, e di quelli di minore dimensione demografica in rapporto alla consistenza delle loro entrate, c’è stato in misura eccessiva e ben documentata rispetto soprattutto alle amministrazioni centrali.
“La Ri-nascita del territorio e dei suoi valori, la ripresa economica, la tutela dell’ineguagliabile patrimonio che rende il nostro Paese unico al mondo per il suo “Made in Italy” – ha concluso il coordinamento dei sindaci dei piccoli comuni Anci – , potrà realizzarsi partendo dalla rimozione delle “ingessature” che hanno inibito ormai da anni ogni possibile sviluppo locale. Patto di stabilità, Imu agricola, vincoli sul personale, progressivo abbandono della presenza dello Stato, anche con la chiusura di centinaia di Uffici postali, proprio nelle aree più interne e marginali, solo per citare alcune delle principali tematiche, sono sintomi di decrescita, di depauperamento del patrimonio socioculturale ed economico di una nazione”.

D’accordissimo Franco i comuni microscopici non hanno più senso di esistere da anni e sono davvero un caso limite. Ma quello che sosteniamo noi da tempo è che anche il comuni al di sotto dei 15 mila abitanti, e forse anche quelli sotto i 20 mila dovrebbero integrarsi in delle Unioni comunali tali da costituire degli enti che contano almeno 50 mila abitanti per ridurre i costi di gestione e soprattutto per fare dei grandi e significativi risparmi sull’affidamento dei lavori per la realizzazione di opere pubbliche e dei servizi a domanda individuale e quelli collettivi come ad esempio la raccolta e il trattamento dei rifiuti solidi urbani.
Podesina e Moncenisio, 36 abitanti…. 30 aventi diritto al voto ….18 votanti….