
Adesso é il turno dei radicali, rei di libero pensiero e libertari quanto i socialisti: epurateli! Epurateli! Ingiuria, scempio! Vergogna! Il Pd non può tollerare le diversità etiche e di opinione. Figuriamoci di voto in aula! Peggio ancora se partecipano alle manifestazioni degli indignati. Sputi, calci e insulti sono il minimo che meritano. Bersani fa orecchie da mercante e Franceschini nicchia, dubbioso delle intemperanze forcaiole della passionale collega di partito. Gli strali autunnali della Bindi trovano felice e naturale seguito nelle redazioni di certi giornali disposti ad avallare il voto secondo coscienza soltanto se fedele alla linea e non incoerente col tintinnare di manette. Amnistia e manette si sa, non vanno d’accordo. Unica voce fuori dal coro democratico quella di Marini, vecchio sindacalista democristiano, avvezzo all’inconsistenza politica dei fuochi di paglia, che la butta sul ridere, definendo l’uscita anti-radicale della Bindi una boutade. Per il resto, starà al comitato centrale del PD decidere quanto i radicali siano estranei e invisi alla costruzione del nuovo centro sinistra. Il problema è proprio questo e vale per il partito di Pannella oggi come per tutti gli altri che non sono organici al big bang costante che “guida” le scelte dei democratici: le divisioni approssimative tra i “buoni” (le varie anime del PD) e i “cattivi” (tutti gli altri) rispondono ad una retorica facile e senza alcuna via d’uscita. Inconcludente.
Soprattutto è un atteggiamento di non giustificata superiorità da cui nascono gli “stronzi” gridati dal cuore, con “ingenua” sincerità ai radicali. I radicali sono i radicali. Sono sempre stati così.
Come i socialisti, hanno sempre causato l’orticaria a molti maggiorenti del PCI prima e del PD oggi. Ma l’onestà intellettuale è altra cosa dall’indignazione per un voto parlamentare che ha avuto incidenza zero sulle sorti di una votazione. E sostenere che quella votazione sarebbe stata decisiva per far cadere Berlusconi non solo è un evidente sciocchezza, ma denota una pochezza di idee e di proposte alternative disarmante.
Nel PD ci si fema al dilemma shakespiriano dell’alleanza Casini sì, Casini no e si trema per le furberie funamboliche, essenzialmente di destra, di un populista come Renzi. Ma è ben poca cosa per un partito che sta all’opposizione da anni, che avrebbe dovuto avere il tempo necessario per pensare ad una prospettiva diversa di Paese e che aspira a diventare la sintesi di tutti i riformismi italiani. Si può dar credito alla teoria secondo cui tanta agitazione stia nel risveglio della balena, quella bianca: evidentemente le ragioni vaticane contano più della politica. Quella che servirebbe all’Italia. La politica del buon senso. Senza neppure scomodare grandi categorie del pensiero. Ragion di Stato si diceva un tempo. Ma qui si vedono solo nervi tesi e risposte strumentalmente rabbiose. Che poi si possa essere d’accordo o in disaccordo con le scelte della banda Pannella è altra questione. È altrettanto ridicolo che adesso il problema del PD siano le posizioni di cinque deputati cinque, quando c’è un centro sinistra che per anni é stato “funzionale” se non a Berlusconi in sé di certo al berlusconismo. Per incapacitá, neanche per vigliaccheria.
Nanni Moretti, che al PD è collaterale se non addirittura organico, “uno di loro” per dirla tutta, una volta disse “con questa classe dirigente non vinceremo mai”. Ecco, appunto. E siamo ancora qui a leggere paginate di interviste a Veltroni e D’Alema. Come se niente fosse. Entrambi sostenitori dell’epurazione socialista, tra l’altro. Di ieri e di oggi. E ci si preoccupa di Pannella e dei Radicali? Certo, questa nuova animosità catto-stalinista della Bindi e di molti altri del PD è cosa da mettere i brividi. Complimenti, onorevole Bindi, continui pure così. Il Pdl gliene sarà grato in eterno.

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