Per coloro che si mettono in gioco nel lavoro autonomo, magari respinti da quello dipendente, è una scelta di vita, esistenziale.
E’ così raro sentire Renzi che dice “ho sbagliato”, che sulla questione della tassazione delle partite IVA vien la tentazione di incalzarlo ancora, perché non basta aver riparato un errore marchiano, del tutto in contraddizione con la retorica dell’autonomia, della creatività individuale, dell’incentivo ai giovani.
In fondo, l’azione riparatoria è comunque limitata al 2015 e stiamo “festeggiando” un’aliquota del 27% che non è diventata 29%, ma già l’anno prossimo crescerà comunque al 28%!
Per chi guadagna 31 mila euro, si tratta di lasciarne quasi 9 mila all’Inps (garantendogli uno dei pochi serbatoi attivi), e per fortuna che per i giovani under 35 è stato anche ripristinato il forfait fiscale del 5%, sempre solo per quest’anno.
Ma Renzi va incalzato perché non è possibile saltellare all’infinito avanti e indietro tra numeri e percentuali. C’è qualcosa di più grosso in gioco, e cioè la modifica strutturale del mondo (non solo del mercato) del lavoro in Italia, e ovunque in Occidente. E’ cambiato il contesto, nella dimensione e nel dinamismo, non può che cambiare il lavoro.
La parola chiave è flessibilità, che per coloro che si mettono in gioco nel lavoro autonomo, magari respinti da quello dipendente, è una scelta di vita, esistenziale (al di là di questo, più flessibile ancora, c’è solo quella di cambiar Paese).
Ma in realtà la sfida tocca un pò tutte le categorie lavorative.
Prendiamo quello che sta avvenendo presso grandi produzioni fino a ieri a rischio chiusura: l’auto degli stabilimenti meridionali o i frigoriferi di quelli settentrionali.
In un mondo in cui non vi sono più i flussi garantiti di domanda, perché è cambiato il consumatore, e una Ikea è pronta a cogliere questa mutazione più di chi produce, stanno avendo ragione quelli che chiedevano di uscire dalla gabbia dei contratti rigidi, uguali per tutti, in un mercato globale in cui l’ora di lavoro può costare anche 5 volte di meno. L’Italia può resistere a questa sfida puntando sulla qualità e la cultura della produzione, e dimostrare ad esempio che i distretti veneto-friulani dell’elettrodomestico possono dare risultati migliori dei loro omologhi polacchi, giustificando la differenza di costo. Ma allora occorre, caso per caso, stabilimento per stabilimento, cercare la soluzione migliore con grande flessibilità, appunto.
A Detroit, FCA decide gli straordinari settimana per settimana e per gli operai sono buone notizie, visto che al momento del collasso Chrysler si erano autoridotti i salari per i nuovi assunti.
Lo stesso dovrebbe avvenire a Pomigliano d’Arco, dove per fortuna c’è richiesta di nuove Panda e gli operai bocciano allora lo sciopero Fiom contro gli straordinari al sabato; solo 5 di loro lo chiedono e piuttosto si guarda con speranza a ciò che è avvenuto a Melfi, dove il bieco Marchionne ha fatto rientrare quasi 5500 operai dalla cassa integrazione e si annunciano centinaia di posti di lavoro “nuovi”. Sarà anche strumentale e maligno il collegamento che il manager dichiara con l’attuazione di alcuni aspetti del jobs act ma, dall’altra parte della penisola, a Milano, alcune migliaia di posti a termine diventano a tempo indeterminato grazie agli incentivi del decreto Poletti.
Il problema è comunque più generale. La produzione va sulle montagne russe di una domanda che è influenzata da mille fattori nuovi, e i servizi sono sfidati da novità tecnologiche che modificano ingessature antiche. Il lavoro a domicilio, un tempo sinonimo di sfruttamento, oggi può essere fattore di liberazione e di facilitazione del lavoro femminile e giovanile, senza più “esportare” lavoratori, e attenuando pendolarismi stressanti.
Per questo, Renzi, campione di giovanilismo e cultore della dinamica sociale, non solo deve dire “ho sbagliato” quando serve, ma deve mettere in campo un sistema pubblico rigido sui diritti ma elastico nell’adeguare regole nuove, sapendo che sono destinate a durar poco. E sarà un segno positivo, perché il Paese legale muore se non si adegua al Paese reale.

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