Una buona scuola abita in edifici sicuri ma si alimenta quotidianamente di entusiasmo e sperimentazione, ricerca, metodo e verifica. Roba viva, non materia morta. E quanto sarebbe necessaria anche una nuova scuola della politica.
Si fa presto a dire buona scuola. Quale scuola? E buona come? Buona come in quell’istituto di Casalecchio di Reno, il Salvemini, dove si respira analisi e si fanno esperimenti fisici anche nei corridoi o meno buona come in quel liceo di Firenze nel quale il preside vieta di sbattere le porte o attaccare quadri perché è tutto cemento amianto?
Renzi lo aveva annunciato e in parte lo ha messo sui binari: un grande progetto per la scuola italiana. Qualcosa è stato fatto, molte situazioni al limite della vivibilità sono venute alla luce, molte amministrazioni hanno preso coscienza che un’aula non sono quattro mura scrostate ma che occorrono investimenti per “ambienti vivi”.
Di pari passo qualcosa si sta facendo nell’ammodernamento dei corsi e nel rinnovo del personale docente e tecnico. Perché è così, come Renzi aveva detto: la forza di un Paese si misura soprattutto nel funzionamento della sua scuola primaria e secondaria, da come i bambini e i ragazzi apprendono nozioni, assorbono ragionamenti, sviluppano confronti, insomma come imparano ad apprendere. E a cavarsela. Nelle emergenze di questo Paese, che non si fa mai mancare nulla, da quella fiscale a quella abitativa, da quella migratoria a quella ambientale, quella della scuola sembra essere una emergenza costante nel succedersi dei tempi e delle ere, ma a macchia di leopardo a livello geografico. Più emergenza in certe aree delle regioni meridionali e meno emergenza in alcune plaghe del Veneto o dell’Alto Adige, della Toscana e della Puglia.
Perché il rinnovamento della scuola, e quindi una buona scuola, non dipende tanto da una norma astratta ma dalla sua applicazione intelligente del buon maestro, dell’accorto preside, del bravo professore. Che non è (solo) quello che forse sa tutto, ma è quello che “entra” in empatia (armonia comunicativa) con il singolo e il gruppo. Bello, ma mica facile. Bello difficile ma non impossibile Se una prof entra in aula e dice: ragazzi adesso con tablet e smart, o quello che avete, facciamo una ricerca su vecchi e nuovi confini dell’Europa Orientale fa buona scuola già di metodo, come recentemente documento anche da Riccardo Iacona per Presa diretta. Poi certe esperienze devono essere speciali per diventare poi ordinarie.
Ci vuole dunque un progetto nazionale di buona scuola collegato con le esperienze didattico pedagogiche più evolute in Europa e nel mondo ma ci vuole anche tanta elasticità che un tempo chiamavamo autonomia sperimentale. Lasciate a quel maestro, lasciate a quel prof, consentite a quella professoressa, garantite a quella maestra una intelligente libertà di provare , al netto di verifiche opportune, anche gli errori diventeranno successi.
Una buona scuola abita in edifici sicuri ma si alimenta quotidianamente di entusiasmo e sperimentazione, ricerca, metodo e verifica. Roba viva, non materia morta.
E quanto sarebbe necessaria anche una nuova scuola della politica. La buona scuola viene meglio se i politici che la fanno vanno a scuola di politica. Basta incappare in qualche programma televisivo o in qualche talk radiofonico per scoprire che se ci fosse una scuola politica come quella che una volta formava e forgiava le leve della Democrazia cristiana, del Partito comunista e del Partito socialista, e pure dei partititi minori come Pli Pri Psdi, molti “svarioni” concettuali (storico-geografici pure) e comunicativi da parte di politici attuali, anche eminenti, sarebbero evitabili. Scuola di cultura politica e scuola di pensiero filosofico, prima ancora che scuola di comunicazione non verbale. Ecco, un po’ meno di gestualità accattivante o public speaking e un po’ più di Rosmini e Gramsci, di Voltaire e Tommaso Moro per chi va in televisione a dire cose politiche non sarebbe male. Perché, se ci pensate, ci si può sentire a scuola ogni giorno anche a sessant’anni, e potrebbe persino essere una cosa bella. E buona.

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