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Il Museo, Poltava, poi la guerra.

di Enrico Martelloni | 25 Gennaio 2015

IMG_4636Non fa mai freddo nella piccola casa dei nostri amici in periferia di Kiev, siamo in campagana. Festeggiamo a base di Borsh, una spelendida zuppa ucraina che mia moglie cuciana spesso a casa sotto mia richiesta. Siamo allegri e parliamo di molte cose, scherziamo. La mattina sul tardi visitiamo il centro della citta’. Nella metro ci sono ancora molti fregi e simboli del passato regime. Uno dei pochi cartelloni pubblicitari mostra l’ultimo prodotto di arti artificiali: un ragazzo ripreso di profilo seduto sereno su di una poltrona con le gambe di titanio accavallate. La gente pare non farci troppo caso, ma e’ li’ sulla parete davanti alla fermata, grande, davanti a noi. Al museo nazionale di arte dell’Ucraina si arriva da una breve scalinata dove colonne doriche sorreggono il timpano della facciata. Entriamo. Il museo non ha molte sale, l’ingresso e’ spoglio e non troppo illuminato. Non ci sono molti visitatori e il silenzio ci circonda. Nella prima sala osservo molte opere degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso; alcune sono appoggiate da una parte, compreso un Lenin che da l’esempio come fuochista sopra una locomotiva a vapore. Molte delle opere sono state trasferite in russia molto tempo fa. Una sala e’ dedicata a Taras Shevchenko, poeta e pittore. Oltre a un paio di ritratti ed autoritratti, trovo una grande tela dove lo ritrae giovane vicino Karl Brjullow, il pittore de gli Ultimi giorni di Pompei. Percorrendo le sale si passa da dipinti dell’epoca della propaganda comunista dove campeggia un enorme dipinto che celebra la vittoria di Stalin alla fine della seconda guerrra mondiale in un grande banchetto con tutti i generali in alta uniforme con i calici alzati. Riconosco solo lui, Molotov e Giucov, vincitore a Berlino. Non c’e’ molto. Ci sono poi, i Cosacchi, scene e paesaggi, vita quotidiana di questi grandi uomini. Di sala in sala trovo altri lavori, si tratta di alcuni patriarchi, poi quadri minori degli anni cinquata, sesanta e di fine secolo. Ci sono alcuni dipinti antichi del 18 secolo per lo piu’. Uno, grande, celebra una vittoria del leggendario Etmano Bohdan Khmelnytski che infine convise i tartari ad allearsi con i Moscoviti per battere i poalcchi. Qui nascono tutte le disgrazie del popolo uncraino. Non c’e’ tempo per raccontare il resto. I momenti lieti sono messi da parte. Sono gia’ in Poltava, cinque ore di treno da Kiev. L’anno precedente ne bastavano tre. Dal buio profondo del paese arrivo nella storica citta’. Le notizie si susseguono veloci e drammatiche: e’ la guerra. I russi e i terroristi distruggno un autobus a Donestk. Osservatori internazionali lo confermano. Le postazioni ucraine sono lontane 15 kilometri dai snguinosi eventi. Muoino diversi civili. La tv mostra una donna che piange disperata. In terra ci sono due corpi senza vita. I proiettili provengono da una distanza non superiore ai 5 km dove sono attestati i terroristi. Colpiscono da un camion della spazzatura con un cannoncino. La tv russa prova a dare la colpa agli ucraini ma e’ provato il contrario. Il territorio e’ ucraino, perche’ mai sparare sui civili? L’azione da’ ai russi motivo per attaccare Mariopul la mattina dopo: trenta morti e piu’ tra i civili, settanta i feriti da bombe a grappolo. E’ colpita anche una scuola, ma per fortuna non c’era nessun bambino. La tv ucraina mostra le immagini di sangue e distruzione. Si susseguono interventi dei vertici politici e militari ucraini. L’avanzata dei terroristi dopo aver chiuso col trattato di Minsk, e’ sorretta e giustificata dai rinforzi provenienti dai tir bianchi inviati da Putin e spacciati come aiuti umanitari. L’azione militare ucraina e’ stata fino ad ora difensiva, ma si capisce bene che i nemici stanno provando a conquistare Mariopul per arrivare attraverso la valle d’Azov ad Nikolay e ad Odessa, i due grandi porti ucraine sul Mar Nero, tagliando per la foce del Dnieper e portare acqua alla Crimea che di fatto n’e’ sprovvista. E’ una grande tragedia cui l’Europa deve in qualche modo intervenire.

Pubblicato in : Maidan

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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