Per l’Italia si calcola un aumento di almeno 0,2 punti percentuali del PIL: pari all’incirca a 30-35 mld. Necessari, quindi, per quella correzione di bilancio, già richiesta all’Italia con la legge di Stabilità.
Pur in possesso di dati solo parziali, proviamo ad operare una sintesi dei contenuti dell’operazione, partendo da presumibili certezze. La manovra di quantitative easing autorizza l’acquisto sul mercato secondario di titoli con un rating almeno “BBB” ed una scadenza compresa tra i 2 e i 30 anni. Gli acquisti vengono determinati in base alle quote delle banche nazionali che compongono l’azionariato della BCE. Per l’Italia, l’ipotesi comune è che si tratti del 12,3%.
Immediatamente vedremo cosa questo significhi, non prima però di sottolineare che il piano di QE europeo prevede un investimento complessivo di 1140 miliardi (mld) di euro (60 mld per 19 mesi; e, in previsione, anche oltre; fino al raggiungimento nell’eurozona dell’obiettivo di crescita al 2% dell’inflazione) per l’acquisto di titoli privati (abs e covered bond) e pubblici, tra i quali bond di istituzioni europee e, sopra tutti, bond di stato per un relativo ammontare di circa 850 mld. In nessun caso potrà essere acquistato un ammontare superiore al 33% del debito pubblico di ciascun stato emittente.
Ma, in ordine all’anticipazione di poco prima, il dato più rilevante è un altro.
E cioè che l’80% del rischio di acquisto, e quindi di debito, è previsto sia a carico delle banche nazionali. E dunque questo significa che la Banca d’Italia, rispetto alla stima precedente, risponderà dell’acquisto di titoli per almeno 78 mld con l’aggiunta di soli 7 mld stimati, di rischio, da parte della BCE. Infatti, anche per quanto riguarda il restante 20% del rischio di acquisto di cui si è appena detto, c’è da precisare che una fetta pari al 12% rappresenta il rischio d’investimento in bond europei, con il risultato che solo una somma pari approssimativamente all’8% circa della liquidità potenzialmente da investire sia coperta dalla garanzia cosiddetta di “mutualità del debito” da parte della BCE. In stima, meno di approssimativamente 100 mld a garanzia del complesso delle operazioni d’investimento poste in essere. E quindi, si capisce bene perché i paesi cosiddetti virtuosi del nord Europa non abbiano opposto in fine eccessive resistenze al piano strombazzato di Draghi.
E tuttavia, il nodo è sempre relativo ai bilanci dei conti pubblici nazionali. Infatti: quanto vale la manovra di QE per l’Italia in termini di PIL?
Prime stime calcolano un aumento di almeno 0,2 punti percentuali pari all’incirca a 30-35 mld. Necessari, quindi, per quella correzione di bilancio, già richiesta all’Italia con la legge di Stabilità e, in mancanza della quale, era stato raggiunto l’accordo con l’UE di rinviare la verifica, ma meglio è dire l’approvazione dei conti pubblici al prossimo marzo.
Se queste sono le certezze, ripeto presumibili, veniamo ora ad alcune ipotesi. In breve, il via libero alla manovra di QE della BCE ha seguito immediatamente a ruota l’annuncio di Obama sulla fine della crisi USA, soprattutto finanziaria, durata quasi un decennio, e l’opportunità – per l’Europa piuttosto un’apparente necessità – di “voltare pagina”. Ciò premesso, la manovra di QE europea mi sembra piuttosto funzionale a due ipotesi di sviluppo: 1) sfruttare il prossimo treno della ripresa statunitense 2) agevolare gli accordi commerciali e d’investimento, in corso di negoziato dal luglio 2013 tra USA e UE, del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Staremo a vedere.

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