Con Franco Nicolazzi, deceduto nei giorni scorsi ad Arona, all’età di novanta anni, scompare uno dei politici più longevi ed uno degli ultimi protagonisti della scissione di Palazzo Barberini. Di quei giovani e meno giovani che si strinsero attorno a Giuseppe Saragat quando il fondatore della socialdemocrazia italiana decise di dividere il partito socialista per contrastare il patto di unità di azione che legava il PSI al PCI. Una scelta decisiva per il Paese, poiché consentì di inserire stabilmente l’Italia nel novero delle grandi democrazie occidentali, sottraendola al destino di altri paesi europei che dovettero subire, sotto l’influenza dell’URSS, sofferenze e lutti per oltre un quarantennio: fino alla caduta, cioè, del muro di Berlino (1989).
Partigiano nelle Brigate Matteotti, Nicolazzi fu Parlamentare dal 1963 al 1992 ed è stato segretario nazionale del PSDI, ministro dell’industria nel 1979 e poi ministro dei lavori pubblici sino al 1987.
Ha legato la sua attività ministeriale all’introduzione del principio del “silenzio-assenso” per le autorizzazioni richieste alla Pubblica Amministrazione ed all’abrogazione della legge che vietava in Italia la costruzione di nuove opere autostradali, facendosi poi promotore delle realizzazione di nuove opere viarie tra le quali l’autostrada Voltri-Sempione e l’ampliamento della Tangenziale di Milano.
Durante Tangentopoli subì una condanna per reati collegati al finanziamento del partito ma gli stessi magistrati riconobbero che non ci fu alcun arricchimento personale.
Dal 2006 Nicolazzi è stato presidente della Fondazione Giuseppe Saragat.
Appresa la notizia della sua scomparsa, il direttore di Pensalibero Nicola Cariglia ha inviato alla famiglia due telegrammi (uno a nome della Fondazione Turati, l’altro a titolo personale): “Con profondo cordoglio apprendiamo la notizia della scomparsa dell’amico Franco che , negli anni, è sempre stato vicino alla Fondazione Turati. Grazie anche al suo impegno è stato possibile mantenere viva in Italia la tradizione del riformismo socialista che oggi sembra essere diventato patrimonio comune di tanta parte della sinistra. La Turati con la sua azione quotidiana è impegnata a portare avanti quelle idee e a tenere viva la memoria di quegli uomini. Il Consiglio di Amministrazione lo ricorda con affetto e rimpianto. Nicola Cariglia presidente Fondazione Turati”.
Questo invece il secondo telegramma: “Con la scomparsa dell’amico Franco ci lascia uno degli ultimi e più prestigiosi testimoni di una stagione politica che ha visto un gruppo di uomini lungimiranti tenere viva in Italia la fiamma del riformismo. Oggi quegli ideali hanno vinto e certo per Franco è stato motivo di soddisfazione vedere la vittoria, sia pur postuma, delle idee per quali ha speso una vita. Mi stringo, con commozione e affetto, al vostro dolore. Nicola Cariglia”

Non ero a conoscenza di questa notizia, mi associo al dispiacere e porgo alla famiglia le mie più sentite condoglianze.