Per chi suona la campana? La campana contro l’inefficienza della pubblica amministrazione contro la drammatica crisi economica che soffoca il Belpaese da troppi anni suona prima di tutto per i sindaci. Dopo le proteste contro le violente esondazioni e le alluvioni che hanno colpito Genova, la Liguria, Carrara e l’alta Toscana e le conseguenti violente e vibrate proteste all’indirizzo dei sindaci Doria e Zubbani, gli strali questa settimana sono andati contro i sindaci delle più grandi città italiane ovvero contro il sindaco della Capitale Ignazio Marino e quello milanese Giuliano Pisapia. Questa volta l’oggetto del contendere non è stato l’immobilismo delle giunte municipali contro i disastri ambientali (in verità nel momento in cui scriviamo anche Milano è mezza paralizzata a Nord dalle esondazioni dei torrenti tombinati Seveso e Lambro) quanto la rabbia e l’esasperazione dei cittadini contro l’illegalità diffusa nei quartieri periferici delle due città e il difficile rapporto con i gruppi extracomunitari insediatisi in assenza di regolari permessi e con i flussi migratori da anni fuori controllo sulle coste italiane. E a far bollire il sangue dei cittadini che hanno inscenato proteste, in parte civili e in parte ai limiti della guerriglia urbana, è la completa distanza che c’è tra i primi cittadini e i problemi quotidiani reali delle loro comunità. Ci riferiamo in particolare alle inutili polemiche delle settimane scorse riguardo l’annullamento delle unioni civili delle coppie di fatto sui registri anagrafici di Stato civile imposti per decreto ministeriale dal titolare del Viminale Angelino Alfano contro i disobbedienti ufficiali di Stato civile in fascia tricolore a Bologna, Roma e Milano. Decine di giorni di titoli di servizi giornalistici sui principali quotidiani e telegiornali hanno portato in primo piano in particolare il sindaco-chirurgo della città eterna Ignazio Marino, mentre la città “caput mundi” covava una rabbia e un disagio contro i fenomeni crescenti e fuori controllo di micro e macrocriminalità urbana. Una situazione simile a quella di Milano basti pensare alla quantità di episodi di agguati, rapine, ferimenti e uccisioni che ogni giorno vengono riportati dalla stampa. Non c’è bisogno di dati statistici alla mano, chi scrive per oltre 20 anni era in forza nella redazione di un importante quotidiano milanese nel settore della cronaca nera. Per esperienza personale si può affermare che prima del nuovo millenio i cronisti “pregavano” perchè in città avvenisse un delitto per conquistare l’apertura della cronaca e lo “strillo” in prima pagina. Oggi siamo esattamente nelle condizioni in cui 25 anni fa si trovava New York prima dell’elezione a sindaco di Rudolf Giuliani. La grande Mela era assolutamente fuori controllo e le notizie dei delitti occupavano sul New York Time lo spazio interno di 30 righe ovvero la classica notizia breve di piede pagina. Non ci dilunghiamo su come abbia fatto l’ex procuratore distrettuale a ripulire la città una volta appuntati al braccio i galloni di sindaco sceriffo. Ci piace e ci interessa di più occuparci della situazione italiana. Spiace dirlo ma ai nostri politici e in particolare ai sindaci della grandi città che ultimamente sono ex politici di fama nazionale che in periodi di buio hanno preferito la visibilità che può garantire la fascia tricolore come possibile step di rilancio verso i piani alti di Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi, interessi di più spostare la loro azione amministrativa su fatti di pochissimo o nullo interesse per la vita quotidiana dei propri elettori/amministrati che andare invece al cuore dei problemi e “sporcarsi le mani”. Ci piacerebbe sentire frasi forti e azioni vere da parte di questi amministratori contro i loro ex pari al governo per ottenere maggiori fondi e strumenti per mettere in sicurezza l’ordine pubblico e la convivenza civile tra i cittadini siano essi, italiani e stranieri di usi e costumi diversi che vivono però gomito a gomito nella concordia e nella legalità. Come ci piacerebbe anche che queste persone che si imbattono in modo frustrante giorno per giorno con l’odiosa e inutile burocrazia chiedano con forza una vera riforma della pubblica amministrazione al governo impegnato invece a far passare tra mediazioni e accordi sottobanco la legge elettorale del cosidetto “Italicum”. I sindaci sono gli unici politici italiani ad essere eletti direttamente dai cittadini con una legge chiara e che gli garantisce solide maggioranze senza equivoci e compromessi all’indomani del voto. Questo è il momento di mettere la fascia tricolore tutti insieme davanti l’ingresso di palazzo Chigi altro che foto ricordo mentre si firmano sorridenti i registri anagrafici in occasione delle unioni civili che meritano il dovuto rispetto ma non la spettacolarizzazione dei loro sentimenti.
Cesare Mannucci

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