Meno male che il ministro rispose. “Boh da subito” E fu una nuova era. Ciao Muro. Da noi è impossibile avere una nuova era perché incappa automaticamente in una scartoffia.
Il muro sinuoso di palloncini bianchi in cielo, al posto del Muro di Berlino, era la foto semplice e solenne di una svolta storica e da brivido. Celebrazioni di popolo, e di cuore, per i 25 anni che hanno cambiato la Germania, l’Europa e il Mondo. Quello che, 25 anni fa, era una barriera invalicabile, una sorta di cortina impenetrabile a prezzo di sangue e di morte, da lì a pochi minuti sarebbe diventato un ponte. Un muro sbriciolato che diventa unione. Chi stava di là non aveva idea di quello che stava di qua, a 100 metri, finestre sulle pietre. Se ci pensate da brivido e da incubo. Come è stato. Se in quei giorni a Berlino e a Bonn ci fosse stata la burocratite, la degenerazione patologica della burocrazia, che ad esempio c’è pure oggi in Italia, ci sarebbe ancora il Muro. Sicuro. Sapete com’è andata? In piena conferenza stampa sui movimenti delle merci e delle persone il portavoce del governo della DDR, allora Germania Orientale, Gunter Schabowski, annunciava un nuovo regolamento per i passaggi da est a ovest. Quella semplificazione di movimento e di spostamento che in teoria dovrebbe valere per aree riconosciute e reciprocamente accreditate. Quando un giornalista chiese “Da quando?” il rappresentante del Governo si trovò un po’ impreparato e disse “Boh da subito”. Tutto in televisione, immediata la rivoluzione. “Beh allora si può fare “ dissero nella case. E fu ressa. In Italia avrebbero risposto: bah adesso dobbiamo fare la valutazione di impatto ambientale e antropologico, poi vanno sentite le soprintendenze, e vanno acquisiti i pareri degli enti territoriali, bisogna aspettare le elaborazioni di flusso e magari visto che ci siamo “andiamo alle primarie”. Meno male che il ministro rispose. “Boh da subito” E fu una nuova era. Ciao Muro. Da noi è impossibile avere una nuova era perché incappa automaticamente in una scartoffia, in un vincolo, in un rigidismo, in una assenza per malattia o per spesa, o in un cassetto. Da noi anche il politico più illuminato e razionalmente fantasioso deve, dopo l’idea, fare i conti con la burocrazia sana, quella giusta e corretta, quella che ci vuole per tenere in ordine pratiche e registri, ma anche con quella patologica, quella del freno a mano tirato, quella del “non si può signor Ministro, bisogna fare un gruppo di lavoro”. Quella burocratite che fagocita persino la tecnologia, che annulla d’un colpo anche i benefici della rete. Provate a mandare qualche documento in pdf in qualche ufficio dicono nei Caf e vi risponderanno: “Ok ma mandi anche una raccomandata per posta, non si sa mai” Da noi il muro sarebbe ancora lì. Monumento di rigidismo.

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