Anche questo governo ha proseguito e prosegue nel distribuire (e perdere) risorse in mille rivoli e non ha scelto come priorità l’unica decisione strategica che un esecutivo, stante il dissesto, dovrebbe perseguire: pianificare la riduzione del debito; gradualmente, irreversibilmente.
Accumulato in decenni di spesa irresponsabile ispirata a logiche politiche – cioè di acquisizione e/o manutenzione del consenso – il debito pubblico (che grava, cioè, sulla testa di ciascuno di noi) raggiungerà un nuovo record nel 2015 (quasi il 134% del Pil): ricacciato dalla porta dai vari governi che invariabilmente (senza distinzione di colore politico e al mutare dei cicli congiunturali) hanno sempre spostato il problema un po’ più in là (il classico cerino acceso da lasciare dopo, a qualcun altro), il debito torna a reclamare la propria esistenza e promette tempi (vieppiù) difficili. Un Paese, come una famiglia, non può vivere perennemente appeso sul proprio dissesto. Non sono bastati i vincoli di lungo termine a suo tempo pattuiti: anche questo governo ha proseguito e prosegue nel distribuire (e perdere) risorse in mille rivoli e non ha scelto come priorità l’unica decisione strategica che un esecutivo, stante il dissesto, dovrebbe perseguire: pianificare la riduzione del debito; gradualmente, irreversibilmente. E’ la decisione che darebbe la stura ad una radicale riprogettazione delle funzioni e dell’organizzazione della amministrazione pubblica e che consentirebbe una riduzione progressiva delle tasse su imprese e cittadini. Soltanto questo può restituire all’Italia affidabilità e dignità. Né serve ingaggiare tenzoni contro quella Unione Europea in cui si è appena piazzato il Vice Presidente esecutivo: in gergo militare sarebbe ‘fuoco amico’, in gergo comune è una presa di giro.
Così la politica del governo (in continuità con i precedenti) consiste emblematicamente nel gettare sul fuoco, allo stesso tempo, l’acqua per spegnerlo e la benzina per ravvivarlo. A che servono in una economia e in una società a lungo provate le (già controverse) misure per cittadini e imprese se, presto o anche nell’immediato, si impongono/imporranno nuove misure per coprire i fabbisogni dell’erario?
Il debito pubblico nel frattempo non viene intaccato; anzi i ‘poggi’ – per ricorrere ai termini di un modo di dire nostro, di toscani – non riescono a far pari con le ‘buche’ e così continua a crescere. E’ una realtà inquietante, poiché non risolta da un immutato criterio di conduzione del Paese, una regia sbagliata che si perpetua al variare dei governi, incredibilmente e senza speranza di ravvedimento. Se si stesse parlando di un padre di famiglia – invece che di governo – sarebbe oltremodo maturo il tempo di esigere un’amministrazione di sostegno, ove non l’interdizione.

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