L’Europa dovrà gioco forza andare oltre l’unione monetaria e tendere a quella dei popoli per darsi un assetto solidale, sociale e di sicurezza, dove oggi, al contrario si trova debole e in difficoltà di agire per il proprio bene.
Ai primi di gennaio scorso, quando gli eventi di Maidan a Kiev erano lontani dal provocare la guerra contro la Russia per la libertà e l’indipendenza, era difficile prevedere, sia pur in linea di massima, le conseguenze. Nello scacchiere della geopolitica, gli accadimenti della protesta popolare a Kiev, potevano sembrare un evento marginale di politica interna. S’intravedevano, però, gli sviluppi di una rivolta sacrosanta, sulla base di emancipazione e crescita dell’Ucraina lontano dalla Russia. Il motivo principale dell’occupazione della Crimea era la preoccupazione di Putin per la probabile perdita del porto militare di Sebastopoli ricevuto in affitto ventennale dall’Ucraina di Yanukovich, secondo porto come importanza per la Russia e strategico approdo nel Mediterraneo. Perdere Sebastopoli avrebbe voluto dire ridimensionare l’influenza russa sul Medio Oriente ed in particolare per i rapporti con la Siria. Non è un caso che al momento della richiesta d’Obama per la lotta contro lo stato Islamico, tra i 40 Paesi che vi hanno aderito, non c’ è la Russia di Putin. Iran, Russia e Siria, infatti, hanno sollevato dubbi e distinguo richiamando il presidente americano ad intervenire nell’ambito delle Nazioni Unite. In tutta evidenza Obama, avrebbe fallito l’intento di creare l’alleanza e il consenso di molte nazioni decise a fermare l’orda barbarica d’Is. Davanti a tutto questo il presidente americano ha proposto a Putin, in cambio del suo appoggio la riduzione delle restrizioni economiche che colpisce le maggiori aziende russe in campo finanziario, e tecnologico senza però scordare l’assoluta intransigenza nella vicenda dell’Ucraina. Le sanzioni verso entità militari della Russia, quindi, sono scattate con regolamento urgente UE nei giorni scorsi, per la fornitura di beni e tecnologie a doppio uso, trasferite direttamente, o indirettamente in quel Paese. Altre sanzioni sono state applicate nel settore petrolifero, in quello del mercato monetario dei capitali. Per conseguenza la Russia di Putin cerca di applicare le contromisure. E’ del tutto evidente che il caso Ucraina è un problema primario dove l’indipendenza della nazione chiesta dal sacrificio popolare di Miadan e dalla guerra contro la Russia, ha raggiunto livelli mondiali. Non è più un problema di una nazione, ma la ricerca di un nuovo assetto di geopolitica, che ha mosso uno scacchiere complesso cui IS e tutto il Medio Oriente non sono alieni. Per questi motivi, fare le prefiche per il made in Italy, davanti a questo panorama inquietante da terza guerra mondiale che coinvolge tutte le economie, pone la bizzarra immagine di non aver capito ciò che è in ballo per tutto il mondo civile. In una guerra, fatta anche e vorremmo solo di sanzioni e di colpi trasversali lontani dalle nostre case, si colpisce e si è colpiti. Ciò vale per tutti obtorto collo. Nessuna economia, europea o americana o di altro paese può esserne contento. Ciascuno dovrà fare la sua parte per difendere il bene più prezioso: la sua indipendenza e libertà, alla luce del libero mercato che com’ è noto continua in tempo di pace, come quello di guerra, tra tutti i paesi, anche con quelli privi di democrazia e libertà. Sarà una lotta molto lunga che porrà interrogativi importanti per l’umanità. L’Europa dovrà gioco forza sentire necessario andare oltre l’unione monetaria e tendere a quella dei popoli per darsi un assetto solidale, sociale e di sicurezza, dove oggi, al contrario si trova debole e in difficoltà di agire per il proprio bene. Una politica coesa in campo di risorse ed energia, è sicuramente l’aspetto più delicato e necessario che coglie il vecchio continente in grave ritardo. In particolar modo l’Italia che ha abdicato la politica energetica e del risparmio da decenni, con piena incoscienza, per dipendere il suo fabbisogno da altri paesi. Costringendosi così, ai gravi deficit economici e finanziari che coinvolgono in pieno la società, il lavoro e la vita dei suoi cittadini, attraverso il debito pubblico grava sulle sue finanze per il disagio quotidiano. L’Italia e l’Europa, anche se in maniera differente, hanno commesso il medesimo errore fidandosi troppo del loro assetto di potenze sufficientemente ricche, ma politicamente divise ed inadatte a controllare la penetrazione finanziaria della Russia, o la Cina e di popoli migranti difficili da integrare nell’assetto sociale e del welfare. Si è accorta, in fine, tardi d’essere dipendete da Putin e dal suo pugno di ferro che nasconde con molta abilità. L’Italia ha mancato di prevedere il futuro scordandosi di non produrre materie prime stingendo a costi convenienti. E’ necessario per questo completare al più presto il gasdotto TransAdriatic che scanserebbe la Russia attraversando dall’Azerbaijan, Turchia, Grecia ed Albania fino ad arrivare in Italia via Mare Nostrum, ormai non più nostrum dal 476 D.C. anno di morte di Flavio Romolo Augustolo, ultimo imperatore d’Occidente.

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