Se si vuole evitare che il Paese alzi una bandiera straniera, occorre cambiare il sistema nazionale di gestione del potere e le strategie e le tattiche del potere interno che hanno retto e governato in questi anni.
In un articolo pubblicato il 7 dicembre 2013, il giorno prima dell’elezione a segretario del Pd, precisavo che, pur avendo sostenuto il “Renzi-uno, per intenderci il rottamatore”, non sarei andato a votare, all’indomani, per il “Renzi-due”. A motivo essenzialmente del fatto che, ritenevo, avesse mancato d’indicare una strategia valida ed efficace sul “come fare le riforme che necessita(va)no”, e che ancora oggi servono al Paese.
Nell’editoriale di mercoledì scorso, dall’emblematico titolo Il nemico allo specchio, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, scrive che Renzi “non (lo) convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere“. Per poi concludere: “Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori. Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuole rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra”.
Riemerge dunque, al di là della situazione di crisi economico-finanziaria, una, direi quasi antica, di certo vecchia questione di carattere politico e nazionale. Anche se il rischio del commissariamento da parte della troika è un rischio che incombe, tuttavia con ogni evidenza, da soli tre anni circa. Con il passare dei governi Monti e Letta, e ora con il governo di Matteo Renzi.
Prima di parlare della strategia di governo, è opinione abbastanza comune che l’attuale premier si sia servito di tattica e sistemi tali da occupare tutti o quasi gli spazi possibili sia del dibattito che della decisione politica. Ha perseguito, in pratica, la tattica di formalizzare ogni possibile decisione in ambito di governo o di segreteria del partito, bypassando laddove possibile quello parlamentare o assembleare. In fondo, una tendenza politica in atto già da tempo nel corso della cosiddetta Seconda Repubblica.
E tuttavia, la tattica sembra ora non bastare più. Ad un livello, che è senz’altro il più alto della strategia politica interna, sembra che occorra ora un nuovo e maggiore impulso, e cioè consolidare e rendere efficace un’intesa di governo con altre forze di opposizione (oltre quella del Ncd che, partecipando al governo Letta, anche il Corriere della Sera non esitò a definire “responsabile”). Posto infatti che una minoranza cosiddetta di governo voglia sottrarsi ai compiti specifici per i quali – si è detto e qui lo ripeto: con ogni evidenza – è stata chiamata, nelle apposite sedi europee e internazionali, a governare.
Pertanto, si potrà forse un giorno anche dire che sia stata colpa di Matteo Renzi e di un certo suo modo di fare, anche di facciata, che magari una volta si sarebbe indicato viceversa come un merito. Viceversa, ora resta pur sempre il fatto che, se si vuole appunto evitare che il Paese alzi una bandiera straniera, occorre cambiare il sistema nazionale di gestione del potere e quindi, piuttosto, le strategie e le tattiche del potere interno che hanno retto e governato in questi anni. Anni, che non dovremo e comunque non possiamo ora dimenticare, di crisi politica, economica e istituzionale.
Non è l’ora dei nemici. Se ne convinca anche il Corriere della Sera.

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