Un lettore vede nella riforma del Senato una diminuzione dei costi della politica e per questo la approva. Ma intanto il polverone di queste settimane ha fatto perdere tempo per affrontare i temi economici.
Caro direttore,
oggi nessuno vuole cambiare niente, soprattutto quando ci sono grossi interessi economici. L’abolizione del senato per me rappresenta una diminuzione dei costi della politica: un senato a costo zero con poteri più di carattere consultivo che legislativo. Pensi, l’Inghilterra va avanti con una camera sola da centinaia di anni dove e’ il problema?
Quanto denaro dei cittadini e’ stato speso per mantenere enti inutili o baracconi che hanno assorbito nel tempo miliardi pensi alla RAI (dove Lei ha lavorato )
saluti .
Mario Tinti – Livorno
Caro Tinti,
non le nascondo che fa un certo effetto constatare come, nella sua lettera, il Senato sia paragonato ad uno dei tanti baracconi utili solo a dispensare privilegi e prebende. Sarò pure un ostinato difensore di un concetto di democrazia superato, ma la riforma appena approvata in prima lettura e che difficilmente arriverà in fondo, è quanto di più inutile si poteva fare in questo momento.
Sei mesi fa, Renzi andò al governo con una manovra di palazzo come quelle alle quali eravamo abituati dalla vecchia Democrazia Cristiana ai tempi della “prima repubblica”. Tutto poteva giustificare quello sgambetto al governo Letta. Ma nessuno, credo, pensava che fosse urgente dare vita ad un nuovo governo per trasformare il Senato in un pasticcio nel quale è impossibile raccapezzarsi. Lei, signor Tinti, approva la “riforma” perché pensa che farà risparmiare. Ma se questo è il motivo, sarebbe stato coerente cancellarlo il Senato, non riformarlo.
Io penso che, deliberatamente o no, il polverone di queste settimane abbia distolto l’attenzione dei veri problemi, quelli che giustificavano la nascita del governo Renzi: la crisi economica sempre più grave e la necessità di riforme capaci di incidere sull’economia: lavoro, giustizia, riorganizzazione più snella della pubblica amministrazione. Di tutto questo, per ora, non vi è traccia ed il tempo perso potrebbe richiedere un prezzo carissimo sino dai prossimi mesi: già si parla di una manovra da 16 miliardi e chissà se basterà.
Infine, non voglio eludere il suo riferimento alla RAI. Come lei ricorda, ci ho lavorato per 38 anni, ricoprendo vari incarichi. Le assicuro che sono stati anni di lavoro intensissimo a vari livelli e, se ci sono sprechi è anche vero che ci sono nel servizio pubblico radiotelevisivo grandissime professionalità che non rubano affatto il loro stipendio e se lo sudano come ho fatto io per quattro decenni. Sarebbe il caso di non fare di ogni erba un fascio e cercare di entrare nel merito dei problemi: cosa è il servizio pubblico oggi? E’ ancora attuale? E’ indispensabile che lo Stato sia padrone di una azienda o potrebbe farne a meno, imponendo determinati obblighi di pubblica utilità ai concessionari delle frequenze?
Insomma: non facciamo come per il Senato per il quale ogni obiezione alle proposte di Renzi e Berlusconi è stata contrastata da accuse e insinuazioni volgari nei confronti di chi la avanzava (e lo stesso accade per la riforma elettorale). I “grandi riformatori” continuino pure a dire che “c’è chi non vuole cambiare” “vogliono salvare la poltrona”, “si oppongono al nuovo”. Ma ogni tanto, solo ogni tanto, entrino anche nel merito. E spieghino che c’è di buono nelle loro proposte e di cattivo nelle proposte di chi si oppone.
Grazie, in ogni caso, per avere dimostrato che ci si possono scambiare opposte opinioni con tono civile.

Lascia un commento