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USA 1948: Harry Truman “apre” ai neri

di Mauro Della Porta Raffo | 11 Agosto 2014

“Nonostante il suo passato dubbio, Truman divenne il campione dichiarato della causa dei diritti civili”.

USA 1948, anno elettorale.

Harry Truman – dimostratosi un mago in politica estera per quanto arrivato alla Casa Bianca assolutamente privo di ogni conoscenza in merito – ha difficoltà sul piano interno.

Vuole, cerca la nomination e soprattutto vorrebbe restare in carica per così dire ‘in proprio’, di diritto e non per successione, risultando eletto a novembre.

(Franklin Delano Roosevelt era morto il 12 aprile 1945 allorquando il suo vice, appunto Truman, un mediocre senatore coinvolto in loschi giochi mafiosi nel suo Missouri, era tale da soli cinquantuno giorni.)

Sa, il missouriano, che gli avversari repubblicani, tra i quali primeggia Thomas E. Dewey, governatore del New York e già rivale di F.D.R. nel 1944, pensano di travolgerlo e già progettano il da farsi nel prossimo quadriennio necessariamente GOP.

Vista la situazione, dopo avere opposto (corteggiando le minoranze dissenzienti e per il vero, nel caso, inutilmente dato che il congresso la riapprovò subito) il veto a una legge – il ‘Taft/Hartley Act –  che riformava uno dei provvedimenti del ‘New Deal’ più favorevoli ai sindacati, il presidente pensò di cercare il sostegno elettorale delle minoranze di colore.

Ecco come ricorda quel momento lo storico inglese Maldwyn A. Jones nel suo imperdibile ‘Storia degli Stati Uniti d’America’:

“Nonostante il suo passato dubbio, Truman divenne il campione dichiarato della causa dei diritti civili.

Nel febbraio del 1948, inviò al congresso un messaggio speciale per raccomandare una legislazione che ponesse fine alla segregazione razziale sui mezzi di trasporto, che rendesse il linciaggio un reato federale e istituisse una commissione permanente per il collocamento.

Queste proposte non sfociarono in niente se non in una violenta protesta del Sud.

Truman tuttavia fece uso dei suoi poteri esecutivi per sostenere i tentativi in atto di spezzare la base legale della segregazione razziale attraverso procedimenti legali sui diritti civili.

Nel luglio del 1948, inoltre, un ordine esecutivo* pose fine alla segregazione razziale all’interno delle forze armate.”

(A questo riguardo, rammento che ancora nel corso della da poco conclusa seconda guerra mondiale, le persone di colore chiamate alle armi erano maltrattate.

Ecco quanto in proposito disse in pieno conflitto a un professore di un college riservato ai neri uno studente:

“L’esercito ci discrimina.

La marina ci permette di prestare servizio solo in mensa.

La Croce Rossa rifiuta il nostro sangue.

I datori di lavoro e i sindacati ci escludono.

I linciaggi continuano.

Ci tolgono il diritto di voto, ci sputano addosso.

Che cosa potrebbe fare di peggio Hitler?”)

 

E’ notissimo (e, peraltro, dal sottoscritto già altrove narrato) quanto accadde dipoi nell’election day del 2 novembre.

Truman – che aveva a fatica ricevuto la nomination nella convention di Filadelfia tra il 12 e il 14 luglio e, oltre al rivale GOP Dewey, si era trovato a fronteggiare due altri democratici fuoriusciti, il primo a destra, J. Strom Thurmond, e il secondo a sinistra, Henry Wallace – dato per battuto da tutti i sondaggi, indietro per Stati e delegati per quasi tutta la notte durante lo spoglio dei voti, fu dichiarato vincitore solo all’alba del 3, quando arrivarono i risultati a lui favorevoli relativi al Sud e alla costa pacifica.

Per la storia, Harry Truman vinse in ventotto Stati ottenendo trecentotre delegati, Dewey in sedici che gli portarono centoottantanove voti elettorali e Thurmond in quattro che gli diedero trentanove delegati.

Henry Wallace, il quarto candidato, non prevalse in nessuno Stato e non conquistò pertanto alcun delegato.

 

Si può fondatamente affermare che le ora citate ‘aperture’ nei confronti dei neri abbiano permesso al missouriano di prevalere nella sfida finale per White House?

Non direi, visto che in realtà i delegati gli arrivarono come detto proprio dal Sud segregazionista oltre che dalla riva pacifica.

 

*Si tratta dell’Executive Order n.9981 datato 26 luglio.

N.B.

Nel 1948, non essendo ancora entrate nell’Unione l’Alaska e le Hawaii, gli Stati USA erano quarantotto.

Sempre nel 1948, i delegati da eleggere al collegio elettorale erano cinquecentotrentuno e il quorum era conseguentemente fissato a duecentosessantasei

Il Distretto di Columbia non aveva voce in capitolo. Avrà il diritto di eleggere tre suoi delegati al citato collegio elettorale solo dopo l’entrata in vigore del XXIII emendamento nel 1961.

(www.cartalibera.it)

 

Pubblicato in : Primo piano

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