Il tempo è stato galantuomo e da galantuomo restituisce, a settant’anni di distanza, una diversa verità sul salvataggio del tesoro dell’Abbazia di Montecassino che, nel febbraio 1944, fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati. La revisione è il frutto del lavoro di due giornalisti, Benedetta Gentile e Francesco Bianchini che, con acribia degna della causa, sono partiti dalla lettura di un piccolo ma importante documento conservato presso l’Imperial War Museum di Londra per sviluppare una autentica inchiesta storica, i cui esiti sono stati pubblicati ne I misteri dell’Abbazia (Le Lettere, 2014, € 14,00).
Nell’agosto del 1958 le campane delle abbazie benedettine di tutto il mondo suonarono per rendere omaggio al tenente colonnello Julius Schlegel della divisione Hermann Göring, che nell’autunno del 1943 aveva portato in salvo le preziosità custodite in Montecassino, secondo la versione accreditata. In realtà, se è vero che l’ufficiale austriaco, insieme al capitano medico Maximilian J. Becker ed in virtù degli ordini del comando della divisione, aveva organizzato un convoglio che aveva raggiunto Roma, è altrettanto vero che gli autocarri erano ripartiti, dopo una pausa, in direzione Nord e furono fermati all’altezza di Spoleto per l’ordine perentorio del comandante del XIV Corpo d’Armata corazzato, il generale Frido Von Senger und Etterlin, che ne dispose il rientro a Roma con tutte le opere – salvo alcune casse che sarebbero finite, malgrado tutto e per l’ostinazione di alcuni fedelissimi, nella disponibilità di Göring.
La figura di Von Senger, autore di Guerra in Europa (che a suo tempo ho avuto il piacere di leggere), nobile e cattolico, anti-nazista ed inviso ai nazisti stessi, cui devesi la strenua ed efficace difesa tedesca nella valle del Liri contro l’avanzata delle truppe alleate, è presente, nel libro, come sullo sfondo, con la stessa discrezione con cui egli ha evitato, nei decenni successivi alla guerra, di rivendicare i meriti del salvataggio. Di lui ha scritto Ernest Bloch, paragonandolo a Tacito: entrambi “erano dolorosamente consapevoli del loro ruolo di servitori di regimi che detestavano e anche dei possibili rimproveri per non aver raggiunto i ranghi dell’opposizione attiva contro il tiranno”; entrambi, dunque, interiormente divisi e combattuti, eppure con una intatta, incomprimibile umanità.
Il ruolo di Von Senger nella messa in custodia del tesoro dell’Abbazia non è, in assoluto, una novità. Ciò che è nuova, con il lavoro dei due giornalisti, è la ricostruzione della complessa trama che accompagna l’intera vicenda, messa in moto – paradossalmente – dall’ostinazione con cui i veterani della Göring hanno per anni richiesto un monumento al colonnello Schlegel – scrivono gli Autori: forse per riscattare (un po’) la fama sinistra della divisione, seconda soltanto a quella delle SS. L’insistenza di costoro avrebbe, alla fine, suggerito alla bella figlia di Von Senger di riesumare alcuni documenti conservati tra le carte del padre per donarli, nell’agosto 2007, al museo londinese e metterli a disposizione degli studiosi. Da qui ha preso corpo I misteri dell’Abbazia: chi vuol saperne di più, non se ne faccia mancare la lettura.

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