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Sono le 11 si fa notte per la cultura

di Giuseppe Mele | 2 Giugno 2014

Lo si è visto nella notte dei musei del 17 u.s., evento europeo da tremila siti in 40 paesi. Nei dieci anni dell’evento, la notte bianca dostoievskiana si è sempre più ridotta, finendo prima alle 5 di mattina, poi alle 2, infine a mezzanotte se non alle 23.

firenzenotteLa Rai è la prima impresa di cultura italiana. Viene ripetuto spesso, spessissimo. Tanto più ora che il governo minaccia di sottrarle 150 milioni per esigenze generali di risparmio. Vediamola allora alla prova dei fatti, per esempio nella notte dei musei del 17 u.s., evento europeo da tremila siti in 40 paesi. E’ molto difficile, malgrado le infinite vie di comunicazione, farsi un quadro globale. Qui la Rai non ha colpe o meglio le condivide con il continente. L’Europa ha aperto l’Eacea, un’agenzia ad hoc per cultura, istruzione ed audiovisivo, ma il nuovo istituto retto dall’inglese Holmes, non ne sa nulla. Holmes, a suo dire, è uno specialista di programmi di formazione continua, per tradurre , quelli che una volta erano i corsi serali e che ora si possono fare in ogni momento sul web. A suo dire Brian, la cui foto è la copia sputata di Forest Gump, seguiva il tema un po’ alla Commissione, un po’ all’Università di Lancaster . (E come faceva?). Appena ha superato il dottorato l’hanno fatto direttore di questa agenzia che si occupa di gemelaggi urbani, memoria dell’Olocausto e programmi di scambio di docenti tra università. Programmi che le accademie seguono benissimo da sole, in associazione ed in connubio con regioni e ministeri. Allora si va alla direzione generale europea Educazione e cultura della commissaria Vassilou e del direttore Truszczyński. Niente da fare. Nei giorni dei musei erano a Cannes per presentare i 21 film finanziati dal programma Media tra i quali la già famosa Grace. C’ nella lista anche l’italiano Le meraviglie Alice Rohrwacher, che risviscera ancora una volta l’odiosa realtà televisiva, origine di tutti i nostri guai. A parte questa seconda opera, i ca. 2 miliardi in 7 anni, ca 25 milioni l’anno, del programma (‘Mesures– pour encourager le développement de l’industrie audiovisuelle) ricordano solo un’’altro titolo italiano la morettiana Stanza del figlio. Ci sarebbe poi Creative Europe, programmi trasversali tra varie DG, ma neanche qui nessuno si è accorto della notte museale. Ad una settimana dal voto europeo, con sondaggi telefonici e telematici, tesi sotto le domande gentili a convincere dell’importanza dell’Unione, nessuno bada in quel di Brussels, ad un evento che lega dal basso i territori, abitualmente tenuti insieme solo da decisori di vertice. La meraviglia viene spontanea ma neanche tanto: visto che commisaria e direttore non sprecano un motto sugli scandali e risse attorno al film Welcome to New York sull’esuberante Straus-Kahn e la sua defenestrazione (che sarà poi il prossimo anello della catena di scoperte sul complotto antiberlusca). L’Europa in realtà non parla della notte dei musei perché questa in primo luogo si fonda su accordi diretti fra i paesi. La prima Lange Nacht venne organizzata dai berlinesi nel lontano 1997. Fu però Parigi, forte dell’esperienza nei quartieri centrali, di una permanente vita notturna, a strutturarla nell’ottobre 2002. Si trattava di esposizioni d’arte contemporanea all’aperto, di mostre in luoghi insoliti, di installazioni ed eventi per le vie. Un po’ come Torino ha replicato in Paratissima. La Roma veltroniana provò a fare la ville lumiere ma fu cupa urbe, perché l’evento finì sotto il peggior black outelettrico mai registrato in Italia, tanto che anche la Rai ne risultò oscurata. A Roma si associò Vicenza nel 2004. Poi Reggio Calabria, Sanremo e Napoli nel 2005. Finchè nel 2006, Parigi, Bruxelles, Madrid, Riga e Roma si associarono per una rete di progetti comuni, appunto le Notti Bianche d’Europa, che puntarono all’apertura al pubblico di musei, siti archeologici e biblioteche. Si aggiunsero Torino nel 2006 per le olimpiadi invernali e Genova nel 2007. Venezia dal 2011 riuscì a far aprire contemporaneamente musei pubblici e privati, fondazioni, gallerie private e librerie. L’entusiasmo iniziale, due milioni di visitatori a Napoli uno e mezzo a Roma, su cui venne girato anche un film ad hoc “Notte Bianca, tutto in una notte”, con il tempo scemò, anche per il concetto stesso temporale che finì per risultare molto diverso a seconda delle diverse città e zone d’Europa. Nei dieci anni dell’evento, la notte bianca dostoievskiana si è sempre più ridotta, finendo prima alle 5 di mattina, poi alle 2, infine a mezzanotte se non alle 23. Nel nuovo clima politico segnato dalla vittoria destra, arte e strutture burocratiche sembrarono ritirarsi. Un anno ci fu la protesta degli archeologici scandalizzati dalla presenza di volontari nei siti aperti. Nel 2012 il ministro Ornaghi chiuse l’evento, l’unico tra tanti altri, in segno di lutto per l’esplosione avvenuta in una scuola a Brindisi. Quest’anno come noto si è assistito ad un combattimento per l’apertura del Colosseo, motivato da ragioni di sicurezza e dalla condizione contrattuale del pubblico impiego. Lo Stato ha preso l’abitudine di pagare lo straordinario, nel caso 56 euro netti, quando vuole, e di usare fondi destinati ad altro e spettanti anche a chi non lavora nei musei. Intanto dai milioni si è passati ad un’affluenza di 250mila visitatori, spesso scoraggiati per le lunghe fila e per le condizioni non ottimali del servizio straordinario dei mezzi pubblici. L’informazione sui tanti spettacoli, è per così dire poco connessa anche se quest’anno il Mibac si era appellato a blogger ed aspiranti perché si facessero redattori della notte. La crisi per conto suo ha pensato ad inficiare l’idea dell’apertura prolungata dei negozi, abitudine costante solo di bengalesi ed altri immigrati. L’Europa parla poco della notte anche per una altro motivo. Si tratta di un’iniziativa guidata dalla Francia, che abbonda in spot, spiegazioni e materiali digitali non solo su se stessa ma anche sugli altri paesi. A guardare la presenza museale francese, ci si spaventa: solo svariate centinaia, un quarto delle presenze dell’iniziativa, anche se tutte non sono magari di grande qualità. Fidandosi poco delle autorità italiane, la notte bianca francese spiegava per filo e segno tutte le bellezze riscontrabili da noi. Faceva bene. A due giorni dall’avvio dell’evento il Mibac, non aveva ancora pubblicato on line la lista dei musei aderenti. La decima edizione, quella 2014, avrebbe dovuto essere esaltata; invece poiché partecipavano sia musei statali e comunali, tutti nella completa libertà o meno di aderire, al Collegio Romano non sapevano che fare. All’ultimo momento, sono state pubblicate due liste distinte, una per i siti statali, una per quelli comunali. Due link striminziti, senza una foto, senza un racconto. E la Rai? La Rai ha riportato come sempre la notizia sui servizi dei telegiornali. Che fosse l’occasione per i 10 canali Rai di lanciarsi in uno speciale museal-archeologico-artistico, magari di augmented reality non è stato previsto, né ideato. D’altronde ognuno qui è re a casa propria. I musei, tutti, aderiscono su base volontaria. L’iniziativa è un po’, come dire, un hobby extralavorativo. Tutto si è concluso con l’intervista ad Anna Maria Buzzi che dal 2012 dirige, al MiBAC, la Valorizzazione . La dirigente ha citato la “gentile concessione del ministro Franceschini”, trovando nel vezzo un po’ di piglio, tornando alla noia di fondo. Già restauratrice di libri, divenuta dirigente nel 2008 presso il Segretariato generale, docente alla LUMSA di Roma, burocrate dell’arte attenta a no profit e “Il Volontariato per l’Arte”, sostituì Mario Resca, il manager McDonald che doveva privatizzare la gestione dei beni culturali. Venne mandato via. Ed ora le 11 di sera sono tornate notte fonda nel mondo reale e virtuale.

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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