E tanti saluti allo schema di gioco paralizzante che ci ha sempre impedito di tentare, almeno, di uscire dalla mera conservazione dello status quo ante.
Lo schema di gioco, ormai, lo conosciamo a memoria, è sempre lo stesso da decenni e prevede le solite mosse da giocare sullo scacchiere immobile della politica italiana: si avanza con una pedina in avanscoperta, si risponde con la mossa del cavallo che procede obliqua, spesso a scanso del semplice principio di realtà, e si finisce con l’infrangersi sulla torre del “non si può fare” che sta inamovibile a guardia del Re, ovvero il sacro totem della conservazione che poggia saldo sul privilegio intoccabile – e degli intoccabili – contrabbandato per rispetto delle regole. Quindi, ad ogni annuncio di riforma, o tentata tale, segue una reazione secondo questo schema di gioco consolidato, atta a farla naufragare prima ancora che si tenti di tradurre le parole in fatti.
Nessuna meraviglia, dunque, se al primo annuncio, un mese fa, dei provvedimenti strutturali in fase di elaborazione da parte del governo, sia partito pressochè in automatico il solito collaudatissimo schema di gioco, grazie ad un concorso delle parti cui tutti, compresi i rivoluzionari per mancanza di prove noti come grillini, hanno dato un consistente contributo secondo i propri interessi. In sintesi:
– “non ci sono le coperture”, un mantra ripetuto fino allo sfinimento da sedicenti economisti e da settori della stampa che, in tempi recentissimi, avevano invece sostenuto con toni mistico-idolatri le magnifiche virtù del Professor Monti, buono solo ad aumentare l’imposizione fiscale ed a tenersi saggiamente lontano da qualunque ipotesi di intervento strutturale, non sia mai che poi si dovesse scontentare qualcuno con una scomoda battaglia contro le rendite di posizione.
– “attenzione, fate girare, urgentissimo” è l’ormai celeberrimo appello di tutte le bufale grilline sparse a piene mani quotidianamente in Rete, secondo il ben noto principio “se devi dire una bugia, dilla grossa e, soprattutto, non rendere mai note le smentite date con i fatti”. Rientrano in questo ameno sistema, il falso provvedimento per l’acquisto di nuove auto blu, mentre venivano messe all’asta quelle vecchie e, soprattutto, la mirabolante trovata del taglio delle detrazioni per il coniuge a carico, boutade alla quale ha abboccato anche certa stampa cattolica integralista che poi, alla smentita ufficiale, ha preferito evaporare piuttosto che dar conto dell’abbaglio preso, a dimostrazione che, come sempre, gli integralisti son tutti uguali, non fa differenza sotto quale bandiera si schierino, dato che usano tutti lo stesso metodo.
– “un’elemosina elettorale”, definizione trasversale – di una trasversalità quantomeno significativa – adottata per il provvedimento degli ottanta euro in busta paga che, chissà perchè, in molti hanno avuto difficoltà a chiamare con il vero nome: taglio del 10% dell’Irpef, ovvero, detto in parole povere ma chiare, un taglio dell’imposizione fiscale. E se certo non ci fa specie che questa sia la versione grillina – perchè da costoro ci aspettiamo solo il peggio – ci fa invece molto ridere sentire Brunetta strillare la stessa cosa, perchè chi ha promesso per vent’anni un abbassamento delle tasse che non c’è mai stato ha serie difficoltà, oggi, a spiegare che, ops, si poteva fare, e qualcuno lo ha fatto davvero, solo che non si chiama Silvio.
– “è necessaria la concertazione”, ovvero una minaccia, travestita da appello democratico, con la quale sindacati, magistrati, alti boiardi di stato e politici sconfitti ma ancora tignosamente avvinti al proprio ego ombelicale, hanno lanciato sotto varie forme ma con un’unica intenzione: fermare un cambiamento sostanziale di rotta, pericolosissimo non nella mancanza di democrazia paventata ma, semmai, nella riaffermazione di un principio fin qui ampiamente disatteso, ovvero che chi governa ha il dovere – prima ancora che il diritto – di farlo, assumendosi le responsabilità delle proprie decisioni e l’onere di agire con provvedimenti che intervengano tanto sulla ripresa quanto sulla spesa, anche rischiando di mettersi contro corporazioni e cricche di cui questo paese, purtroppo, pullula.
Siamo stati ammorbati per un mese da questo sciocchezzaio assortito, fino alla presentazione definitiva da parte del governo di provvedimenti e coperture, dalla quale abbiamo desunto due o tre cosette interessanti: le coperture ci sono – ma va’, ma pensa, ma chi l’avrebbe detto – gli ottanta euro sono un provvedimento strutturale e non una tantum – ma vedi, ma guarda, allora era proprio così – e, soprattutto, non sono un’elemosina ma un taglio dell’Irpef, così come il taglio dell’Irap alle imprese, il tetto degli stipendi dei dirigenti pubblici e dei magistrati non sono una trovata, ma diventano esecutivi, agendo sulla spesa pubblica invece che tagliando servizi ai cittadini. Caspita, allora si può fare, e tanti saluti allo schema di gioco paralizzante che ci ha sempre impedito di tentare, almeno, di uscire dalla mera conservazione dello status quo ante.
Con un paio di significative chiose:
– i magistrati che si impancano sostenendo che, a fronte di una retribuzione abbassata a 240.000 € l’anno, siano messe in serio pericolo l’autonomia e l’indipendenza del loro giudizio, hanno lanciato un clamoroso boomerang destinato a ricader loro addosso immediatamente. Se costoro non sono in grado di garantire indipendenza ed autonomia di giudizio a prescindere da quanto guadagnano, si chiedano se abbiano proprio sbagliato mestiere, ma soprattutto se questa idea di una giustizia a gettone, che sottintende anche una soglia minima di corruttibilità, sia rassicurante agli occhi dei cittadini cui dovrebbero garantire uno dei dritti fondamentali, quello del giusto processo.
– il patetico Berlusconi che si insedia nel tg di una delle sue reti televisive per dire che questa è ancora la vecchia sinistra che tassa, forse, non meriterebbe neanche una risposta, però la tentazione è forte: Silvio, rimembri ancora i vent’anni in cui hai promesso di abbassare le tasse senza farlo mai?! Ed il ridicolo balletto dell’abolizione dell’Imu, trionfalmente annunciata e poi di fatto solo trasformata con un cambio di nome?! Bei tempi quelli, era il governo Letta, quello del galleggiamento per stare tutti fermi e mantenere le rendite acquisite. Per fortuna – nostra – solo uno sbiadito ricordo di quello schema di gioco che, speriamo, non si ripeterà mai più.


DISERTARE LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE E ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI AZZERARE LE RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI DEL PARTITO DEMOCRATICO E FORZA ITALIA.
Vado contro corrente ma a me sembra che Renzi stia davvero cercando di scardinare un sistema ingessato e mummificato. La casta non è fatta solo dei poltici di professione, ma anche degli alti burocrati di stato, magistratura compresa, dei grandi manager delle aziende a partecipazione statale, dei big della finanza. Mi sembra che Matteo si stia mettendo contro tutti e questo gli fa onore. E’una battaglia che condivido ed apprezzo, Riduce li stipendi della casta che non dovranno superare l’appannaggio del capo dello stato (e dico poco!!) e così si attira rancori ed ostruzionismo; fa pagare la crisi alle banche, che prendono soldi dalla BCE quasi a 0 interessi e praticano alle imprese appena un punto sotto la soglia di usura, soglia che poi aumentano a loro piacimento perché per legge segue li interessi praticati; cerca una riforma elettorale che dia maggioranze solide e snellimento della capacità di legiferare per ammodernare uno stato ottocentesco. E’ chiaro che si attira addosso un nugolo di vespe impazzite, toccando i vespai. Ma era l’ora di farlo se non vogliamo finire in pasto alla demagogia becera di Grillo. Io sono con Renzi e penso che la maggior parte del Paese sia con lui. A Firenze votando Nardella sosteniamo la battaglia di Renzi. Per questo io, che non sono un politico ma un professionista ed uno studioso, sono sceso in campo a Firenze. Per la nostra bella città e per Renzi.
La popolarità di renzi è già in caduta, scesa sotto la barra del 50% dopo le bugie, il furto nei conti correnti degli italiani (io il mio l’ho chiuso e sepolto tanti anni fa per fortuna!), e Grillo già dato verso il 27%.
Le bugie, e gli spiccioli elettorali, hanno le gambe corte.
” Se non lo faccio torno a casa ” è lo stesso ricatto infantile del bimbetto che di nascosto rompe il giocattolo e poi va a piangere dalla mamma. Renzi non tornerà mai a casa purtroppo, si iscriverà a un’altra compagnia di giro per altre turnèe e altri sketch da avanspettacolo. Se qualcosa apprezzo nei guitti è che non riescono mai a tradire se stessi.
Intanto , a me pare che ,più che un partito ,sia una persona che cambia le cose .
E quanto ai commenti su parole o fatti , l’unico argomento che non raccoglie attenzione da parte dei denigratori e benpensanti onniscienti è l’affermazione ,ripetuta , del “se non lo faccio ,torno a casa “…è tanta la paura che ce la possa fare ,volendolo?
ride bene, chi ride l’ultimo
DISERTARE LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE E ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI AZZERARE LE RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI DI PD E FORZA ITALIA.
Quando ci s’accontenta della facciata di cose, persone e fatti, soprattutto fatti, qualsiasi cosa accada rientra nelle nostre previsioni, ci si rallegra d’azzeccarle tutte, e le speranze si rivelano ben fondate. Ma la realtà veleggia altrove dai propri tic.
Che dire, questa volta Chiara ha colpito nel segno. Sono daccordo su tutto quello che ha scritto. Se volete, potrà essere nella forma assai forte, diciamo a tratti, ma la sostanza è quella. E’ quella sostanza che molti cittadini hanno compreso da tempo e sperano che qualcosa possa veramente cambiare. Il Re è nudo, l’evidenza è sotto gli occhi di tutti. Il sostegno va dato, non solo alla persona, non esistono eroi e santi, o si ricostruisce un sistema di governo al passo coi tempi, con la velocità in cui si muove o richiede la società nel suo insieme, oppure siamo destinati al grigiore ed al collasso politico. Cartina di tornasole la rinata aggressività dei grillini, preoccupati per il sorpasso in atto e la forza propulsiva con cui si presenta questo govero che opera a dispetto dei santi, a dispetto dei numeri in Parlamento, che sono sempre quelli di un anno fa.
…E ora dite quel che volete …se c’è un partito che cambia se stesso per cambiare il proprio Paese questi è il PD …e senza tanti bla bla o vaffa di sorta. È davvero iniziata una nuova era e rinasce la speranza.