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Per ora le riforme di Renzi sono parole e speriamo che alcune di esse restino tali

di Nicola Cariglia | 29 Marzo 2014

Non siamo di fronte ad una nuova visione della politica ma ad una cinica strategia del potere. Tanto che molti renziani di oggi sostengono riforme che appena ieri avversavano.

renzisenatoBasterebbe una semplice considerazione a raffreddare gli animi di certi sfegatati supporters nel “nuovo corso” renziano che, oltre al mantra del “questa è l’ultima spiaggia” ci propinano quotidianamente un’altra non meno grossolana patacca. La quale suona così: “finalmente, ora si fanno le riforme dopo venti anni di chiacchiere”. E perché no settanta? Mettiamoci anche la prima repubblica, che viene meglio!

Lasciamo perdere il trascurabile fatto che finora, come è giusto, si vedono, ancora, solo le chiacchiere. Concentriamoci sulla considerazione che dovrebbe pur suggerire qualcosa ai “guardiani della rivoluzione” imminente. La maggior parte dei provvedimenti in discussione che sarebbero poi quelli che farebbero guadagnare le medagliette al nuovo corso politico ed ai suoi protagonisti, si riferiscono a problemi rimasti irrisolti, fra i tanti motivi, per l’ostinata opposizione, o per l’insipienza, di coloro che costituiscono oggi le truppe regolari e irregolari di Matteo Renzi: compresi, cioè, gli apporti di tanti ex di Forza Italia. Elenchiamo, pescando nel mucchio: il decreto sul lavoro con la semplificazione e la maggior durata dei contratti a tempo determinato e di quelli sull’apprendistato, il tentativo di porre termine al “bicameralismo perfetto”, l’annuncio di un ancora confuso rafforzamento dei poteri del presidente del consiglio. Si tratta per lo più di annunci, salvo il lavoro per il quale almeno un decreto c’è, anche se è lecito temere che non tutto filerà liscio in sede di conversione in legge.

Il fatto che si meni gran vanto per proposte in netta contraddizione con quelle sostenute in passato dalle forze confluite nell’attuale maggioranza, la dice lunga sul pessimo orizzonte che abbiamo davanti.

Significa, semplicemente, che non siamo di fronte ad una nuova visione della politica ma ad una cinica strategia del potere.

Perché si scopre, da queste repentine conversioni, che gli uomini e le donne dell’attuale PD  (cioè gli ex PCI-PDS-DS e gli ex sinistra DC-Popolari-Margherita) bloccavano le necessarie riforme non perché le ritenessero sbagliate. Lo facevano per ragioni esclusivamente di bottega, cioè per opporsi a chi governava e precisamente per tagliare l’erba sotto i piedi prima al pentapartito e poi a Berlusconi.

L’evidenza di quanto privilegiassero l’obbiettivo “politico” di parte rispetto all’interesse generale è dimostrato plasticamente dal diverso comportamento tenuto nei confronti di due presidenti della repubblica. Per Cossiga, presidente atipico  ma sempre rigorosamente nei limiti della nostra Costituzione, il PDS tentò la via della messa in stato di accusa. Per Napolitano, che ha fatto e disfatto governi (sia pure con l’attenuante di un discutibile stato di necessità), il PD ha avuto e ha solo acquiescenza e, al massimo, mugugni mai  sfociati in un minimo di critica.

Oggi, non si sa se su richiesta di Berlusconi, ma certamente senza che dispiaccia a Renzi, si stanno convertendo anche al premierato, cioè al rafforzamento dei poteri del presidente del consiglio.

In realtà è cosa buona e giusta. Ma come giustificare il fatto che erano contrari quando c’era una legge elettorale più rispettosa della volontà popolare, e sono favorevoli oggi che se ne sta preparando una che consente ad un partito del 20%, a capo di una coalizione che raggiunga il 35%, di avere nelle proprie mani tutto il potere? Non c’è, dunque, una visione realmente meditata e coerente del futuro dell’Italia e delle misure necessarie a costruirlo.

Il contesto nel quale si calano le riforme, infatti, non è questione irrilevante. La democrazia è un delicato equilibrio di poteri e contropoteri. E se rafforzi il governo e contemporaneamente indebolisci il corpo elettorale, vai in direzione esattamente opposta.

Pubblicato in : Editoriale

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alberto Lopez

    30 Marzo 2014 alle 14:34

    L’unica riforma di cui si sente davvero il bisogno e’ quella del mercato del lavoro, che, se si limita ai contenuti del decreto in discussione non servira’ ne’ a dare piu’ lavoro, ne’ migliore, ma soprattutto non aiutera’ a riacquistare fiducia e speranza nel futuro in milioni di giovani e meno giovani. Se non si ridefinisce in maniera organica il contratto a tempo indeterminato con l’introduzione di garanzie progresive con il tempo e non si sostituisce la cassa integrazione con un assegno di disoccupazione accompagnato da un percorso di reinserimento, il resto sono solo annunci e contentini che non incideranno sulla crescita. Sulle altre riforme, se la cura e’ peggiore del male…preferisco sapere di che morte morire

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    30 Marzo 2014 alle 09:10

    DISERTARE LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE, ED ALLA PROSSIME POLITICHE NAZIONALI AZZERARE LE RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI DEL PARTITO DEMOCRATICO E FORZA ITALIA.

    Rispondi
  3. beppe stilo

    30 Marzo 2014 alle 07:38

    Non c’è più nulla.Un Parlamento fatto di camaleonti.Gente gente che ieri diceva “bianco” ed ora vota “nero”.Partiti che di Partiti hanno solo il nome.Una classe politica che in quanto a politica è figiia di un analfabetismo totale.E dopo Berlusconi cosa ne sarà di Forza Italia?Quanto ci vorrà per costruire un grande Partito in grado di fare Opposizione seria e concreta?E’ normale che in queste condizoni i renzi-boys,con qualche innesto più maturo imperversino.
    Ed all’orizzonte?Niente di nuovo sotto il sole.Come mi manca la prima Repubblica!!!Ed allora?Me ne starò fuori.Niente più tessere .Ho già dato.

    Rispondi
  4. michele

    30 Marzo 2014 alle 00:14

    disse un saggio ( mi pare Churcill) : la democrazia non è il miglior sistema possibile ma è il migliore che conosciamo! E’ indubbio che la democrazia ( quella vera non l’oligarchia italiana) con il suo sistema di pesi e contrappesi sia il miglior sistema per assicurare libertà e sviluppo economico ed intellettuale e che le dittature, comunque le si voglia organizzare o chiamare) sia il miglior sistema per assicurare povertà, sottosviluppo economico ed intellettuale e corruzione. Quando le cose si fanno difficili è facile cadere nella tentazione di cedere tutto il potere al primo con la parlantina facile che promette, promette e promette e sembra( ma solo sembra) avere una ricetta per tutto. Così come è facile, magari anche in buona fede, per il tizio con la parlantina sciolta promettere tutto in cambio del Potere perché anche il semplice pensiero del Potere corrompe. Ma è proprio per questo che dobbiamo sempre più puntare sulla Democrazia ed oggi Renzi rischia di essere un grande pericolo per essa!

    Rispondi
  5. paolo francia

    29 Marzo 2014 alle 22:56

    aggiungo, dicendo che sia Nicola che Marzio hanno ragione, che se fosse stato Berlusconi a comportarsi a quel modo, all’epoca, avrebbero gridato al golpe, pur avendo quest’ultimo la forza del voto che manca, ancora, a Renzi.
    Quelli che credono di essere fuori dalla palude avranno un amaro risveglio.

    Rispondi
  6. marzio siracusa

    29 Marzo 2014 alle 21:28

    Sì Nicola, si respira tanfo di marcio e smania di assolutismo camuffato. Registi a attori di questo progetto iniquo vanno fermati alle prossime elezioni azzerando le rappresentanze parlamentari del Partito Democratico e di Forsa Italia. Valga per tutte l’equivoca abolizione legiferante del Senato, quando basterebbe mettere paletti ai regolamenti delle Commissioni e all’Aula per sveltire i rinvii da una Camera all’altra. E’ tutto molto equivoco ed equivoca è la velocità insistita delle riforme con la minaccia puntata dell'”ultima spiaggia” e dell’ “ora o mai più “. Per carità, fermiamo l’ipocrita Renzi.

    Rispondi

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