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Rossi dimezzato

di Giorgio Aimetti | 23 Marzo 2014

I renziani, offrendogli l’Europa, hanno tentato di eliminare Rossi dalla Regione. La manovra è fallita. Ma ora per il Presidente la vita non sarà facile.

enricorossiFinale di legislatura amaro per il presidente della Giunta regionale Enrico Rossi. Prima il cambio di alcuni assessori per tentare un colpo di cosa nell’ultimo anno utile per fare qualcosa, poi, come un fulmine a ciel sereno, l’offerta del PD di guidare la lista democratica dell’Itala centrale alle elezioni europee del prossimo maggio. A prima vista un riconoscimento, in realtà un tentativo di togliere di mezzo un presidente che nel suo primo mandato non ha amministrato bene e che, sulla piazza di Firenze, può dare un po’ di noia all’astro nascente Renzi. Naturalmente la stampa, sempre attenta e prona a chi gestisce il potere, nel dare la notizia, non ha fatto nessun cenno al significato della mossa della segreteria del PD. Ma i fatti sono questi. Renzi e Rossi non si sono mai amati, rappresentano due anime che non potrebbero essere più lontane, per quanto attiene alle prospettive politiche. Rossi è l’epigono della tradizione comunista, Renzi è figlio della cultura democristiana ma ha preso molto dal primo Berlusconi. E’ un giovane rampante, molto spregiudicato. Lo dimostra anche questa vicenda. In una prima fase infatti Renzi e Rossi si sono fronteggiati quasi ad armi pari. Poi le quotazioni del giovane sindaco hanno iniziato a  salire. A quel punto Renzi, da una posizione di forza, ha fatto un patto non scritto con il Presidentte della Regione. I termini erano questi. Smetti di farmi il contraltare e ti lascio campo libero in regione. Rossi ha accettato e così ha fatto. Renzi però, appena ne ha avuto la possibilità, ha stracciato il patto e ha tentato di eliminare il già sconfitto concorrente. Non tanto perché gli potesse far ombra ma perché aveva bisogno di quel posto per qualche suo adepto, forse il consigliere Danti. Renzi ha tentato l’en plein, Nardella in Comune, Danti in Regione. Rossi però ha declinato l’invito. Ha fatto finta di credere che quello che gli veniva proposto fosse un riconoscimento, ha ringraziato e ha detto che punta a fare un secondo mandato.

Le elezioni regionali sono l’anno prossimo. Da qui ad allora può succedere di tutto, anche che con una scusa o con l’altra Rossi venga estromesso dalle liste. Ma se sarà il candidato presidente c’è da scommettere che non avrà vita facile. I renziani, destinati inevitabilmente ad aumentare, non gli daranno tregua. Lo obbligheranno alle loro scelte, lo incalzeranno, lo faranno sempre camminare sul filo del rasoio. Il PD offrirà così una chance irripetibile alle forze di opposizione. Sempre che queste smettano di spaccare il capello in quattro, si mettano ad un tavolo subito dopo le Europee e comincino a dar vita alla coalizione da contrapporre ad un Presidente dimezzato.

Pubblicato in : Primo piano

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