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Altro che sanità gratis. 520 euro di.. tasca nostra

di Fabrizio Binacchi | 16 Marzo 2014

Non si può dare per scontato che il grande bilancio della spesa sanitaria non abbia margini di revisione, così come non si può dare per scontato che ci possano essere prestazioni integrate e integrative a cui gli assistiti possano partecipare.

sanita-deficitIl grande ballo della Sanità. Altro che salute garantita a tutti, gratuitamente o quasi, in un Paese dal sistema sanitario cosiddetto avanzato. La salute è una spesa ovviamente bella grossa per lo Stato ma è una bel costo anche per i cittadini assistiti, al netto delle coperture assicurative e dei fondi che non superano il 15 per cento. La cifra simbolo, che è una media come quella del famoso pollo di Trilussa (della serie siamo in due a tavola. abbiamo un pollo, lo mangi tutto tu ma per la statistica l’abbiamo mangiato metà per uno) e allora ecco il numero: la sanità preleva direttamente dalle nostre tasche circa 520 euro di media all’anno. Mica poco. Una mensilità di pensione sulle  12 di un pensionato minimo. Tanto per avere un ordine di grandezza. E allora dov’è tutto questo Stato sociale nell’assistenza e nella salute?  Siamo sicuri che i 140 miliardi di euro all’anno che lo Stato italiano spende in sanità siano tutti spesi in sanità? Di quei 140 solo 110 sono coperti dal Servizio Sanitario Nazionale, gli altri trenta sono di tasca nostra. Esami e lastre pagati da noi, prestazioni pagate da noi, visite anche non specialistissime pagate dai nostri portafogli e non rimborsate da nessuno.  Il gran ballo della Sanità, appunto. E’ inimmaginabile sicuramente un sistema nel quale tutto sia garantito, anche prestazioni che forse con il diritto primario alla salute e alla assistenza non hanno particolari relazioni. Ma è altrettanto inimmaginabile che negli attuali meandri della spesa sanitaria sia tutto rose e fiori, sia tutto perfetto e inattaccabile. Da anni si cerca di avere una guida sul costo medio delle prestazioni sanitarie, una specie di listino che accomuni il prezzo, ad esempio,  di una siringa a Catania e a Como,  a Trieste e a Campobasso. I famosi costi standard cu cui la ministra della Salute Lorenzin sta spingendo e lavorando. Da anni si cerca di avere un calcolo medio per prestazione che non faccia impoverire una struttura di Bolzano e non faccia arricchire una struttura di Lecce. Insomma il problema è articolato e complesso come avrebbe detto il mio primo direttore di Tg1 Nuccio Fava, ma prima o poi va affrontato e analizzato per benino. Perché nulla può essere dato per scontato. Non si può dare per scontato che il grande bilancio della spesa sanitaria non abbia margini di revisione, così come non si può dare per scontato che ci possano essere prestazioni integrate e integrative a cui gli assistiti possano partecipare. Ma è il rapporto di base che va stabilito: se la salute è un diritto garantito dalla Costituzione bisogna inserire (o anche recuperare) norme regole comportamenti per i quali, a prescindere dalle disponibilità dei singoli, il sistema sia equo e solidale. C’è bisogno di tornare ad un’etica della sanità amministrata, in un contesto di servizi che possono essere anche privatizzati e resi competitivi, ma che non possono venir meno al loro principale scopo: garantire salute e cittadinanza della salute. Per questo il lavoro del commissario Carlo Cottarelli sulla revisione della spesa avrà ancora maggiore peso e valore nel settore sanitario: perché dovrà saper distingue il grano dalla pula, la polvere dalla sostanza, l’interesse dei singoli dall’interesse generale. Quella della sanità non  è una pubblica amministrazione come quella del catasto, è una amministrazione pubblica che, come direbbero i maestri della filosofia politica, è più pubblica di tutte le altre. In un sistema nel quale tutto sembra uguale al suo contrario,  come dice il sociologo De Masi, dove non solo i ragazzi non sanno distinguere tra destra e sinistra, tra vero e falso, tra bello e brutto , sarebbe importante capire e far capire che dalla sanità passa anche il senso generale di giustizia. E quindi di ingiustizia. Che è il vero male, non solo della sanità.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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