Sorgenia, società elettrica del gruppo Cir-De Benedetti, è esposta per quasi due miliardi di euro. Le banche che hanno prestato i soldi sono in fibrillazione. Tutti premono sul Governo.

Sorgenia è una società elettrica che fa parte del gruppo Cir-De Benedetti, oggi gestito dal figlio dell’Ingegnere. Fra gli operatori privati è quello più grande. A metà degli anni ’90 ha aperto alcune nuove centrali a gas. Solo che proprio ad iniziare da quegli anni si sono verificati in Italia alcuni fatti, boom delle energie rinnovabili, crollo del prezzo del carbone, crisi economica, che hanno fatto diminuire in modo consistente la domanda di energia prodotta con il gas. L’investimento fatto da Sorgenia e da altri non è stato più remunerativo. Oggi Sorgenia è con l’acqua alla gola. Il suo debito, soprattutto con le banche, prima fra queste il Monte dei Paschi ma a seguire ci sono anche Intesa ed Unicredit, sfiora i 2 miliardi di euro. Da qui la richiesta avanzata allo Stato di aumentare in modo consistente quello che viene chiamato capacity payment , vale a dire la remunerazione che le imprese del settore ricevono non per quanto producono ma per il fatto di essere pronte a produrre nel caso che questo serva. Un sistema nazionale di energia elettrica ha sempre una capacità produttiva maggiore di quella che serve comunemente. La ragione è che, non essendo determinabile a priori la quantità di energia che serve, il sistema deve essere sempre pronto a coprire gli eventuali picchi. Oggi però, considerando la crisi, l’assorbimento prioritario della corrente prodotta con le rinnovabili e il minor costo delle centrali a carbone, si verifica non solo che la quantità di offerta di energia è di molto superiore alla domanda ma anche che l’energia derivante dal gas, essendo l’ultima ad essere acquistata dal sistema, resta per lo più inutilizzata. La quota di capacity payment in vigore non è più sufficiente. I produttori privati, Sorgenia in testa per il fatto che è la più indebitata, vorrebbero che fosse quadruplicata, da 150 a 600 milioni di euro all’anno. Come dire: noi abbiamo sbagliato l’investimento, ma voi dovete pagare. Ovviamente anche le banche che hanno prestato i soldi premono perché Sorgenia sia salvata. L’ultima parola spetta al governo.
Non è certamente vero, ci sono state smentite in tal senso ad una ricostruzione fatta dal Corriere della Sera, ma tutta la vicenda giustificherebbe ad abundantiam l’interessamento dell’Ing. De Benedetti, che per altro non ha cariche nella società, alla composizione del governo Renzi. Anche perché in passato alcune operazioni dell’Ingegnere hanno suscitato più di una polemica, per la sua evidente vicinanza alla politica. Nel 1985, con Prodi presidente dell’Iri, fu stipulato un accordo per la vendita della SME a De Benedetti ad un prezzo giudicato eccessivamente basso tanto che il preliminare d’accordo fu successivamente annullato. Dopo tre anni la vendita fu fatta ad un prezzo quattro volte superiore, da poco meno di 500 miliardi ad oltre 2000. Nel 1994 il governo Ciampi, il giorno prima di rassegnare le dimissioni, assegnò a De Benedetti la seconda licenza per la telefonia mobile ad un prezzo di 750 miliardi pagabili in 14 anni. Dopo poco tempo il tutto fu rivenduto ai tedeschi per 14mila miliardi. Indubbiamente il senso degli affari non manca all’Ingegnere. Oggi la vicenda Sorgenia. Per ora l’unico che ha gridato allo scandalo è stato Grillo.
Non sarà male tenere gli occhi aperti, anche al di là del perimetro dei 5 stelle, non solo per salvaguardare i conti nostri e quelli dello Stato ma soprattutto per capire se in Italia c’è un governo Renzi o un Renzi-De Benedetti.

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