Ritorno al futuro passando inevitabilmente dal passato con i vecchi rituali della politica ossessionati solo dal formalismo nel vedere il gelo del passaggio di consegne tra Enrico Letta e Matteo Renzi
“Italia si, Italia no…la terra dei cachi”. Correva l’anno 1996 e al festival di San Remo con questo brano il gruppo milanese di Elio e Le Storie Tese si aggiudicò il secondo posto all’Ariston vincendo però, praticamente senza avversari, il premio della critica. E ci vedevano lontano i ragazzacci poco più che trentenni che infiammavano le serate musicali milanesi nei più gettonati locali della metropoli lombarda. A distanza di quasi vent’anni quella che sembrava una canzonetta scritta in modo dissacrante per mettere alla berlina l’algida austerità del festival della canzone, non solo fu il brano più venduto durante l’anno che portò Romano Prodi a palazzo Chigi ma anticipava di fatto di quasi vent’anni la parabola discendente del Paese, del mare, del sole, della pizza e del mandolino. ”Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi, tanta voglia di ricominciare abusiva”. Si perché in effetti a parte gli “abusi sessuali abusivi”, tutto il resto lo ritroviamo nell’ultima crisi di governo che ha portato Matteo Renzi in poche ore alla guida del Governo. Lontano da noi pensare che il sindaco di Firenze non meritasse l’alto incarico affidatogli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ma lasciano davvero perplessi le modalità e l’assoluta mancanza di valore alle parole date nelle settimane e nei mesi scorsi. E’ vero che la politica è l’arte del possibile (da noi in Italia forse è più corretto dire dell’impossibile) e che in fatto di coerenza e valore della parola data Renzi non innova assolutamente nulla, anzi ci riporta al passato. “Enrico stai sereno”, “io sto bene a fare il sindaco e anzi mi ricandido per il secondo mandato a Firenze” sono frasi pronunciate non un secolo fa ma solamente prima di Natale e a metà mese di gennaio dopo la vittoria delle primarie. Ma come si diceva non si può nemmeno dal centro-destra arrogarsi il titolo assoluto della coerenza e della lealtà verso gli elettori in assoluto. Chi non ricorda il “Berluskazz” di Umberto Bossi seguito dal celebre “con lui non ci prendo nemmeno un caffè” dell’ormai giurassico 1994 dopo la caduta del primo esecutivo del Cavaliere. E poi dopo il patto siglato dal notaio del 2001 il “senatur” con “Sua Emittenza” al governo ci è andato per ben due volte. Come dimenticare la ripetuta ostentazione di Pierferdinando Casini di aver preso le distanze da Forza Italia prima e dal Pdl poi per arrivare, nemmeno 15 giorni, fa a ipotizzare una nuova alleanza con Berlusconi e la sua rediviva Forza Italia? Ritorno al futuro passando inevitabilmente dal passato con i vecchi rituali della politica ossessionati solo dal formalismo nel vedere il gelo del passaggio di consegne tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Giornali e telegiornali si sono affannati nel far vedere i sorrisi di circostanza degli scorsi “passaggi della campanella” tra il premier uscente ed il subentrante. Dimenticandosi che nei video passati e ripassati si sono visti cambi di presidenti e cambi di maggioranze parlamentari, ma a nessun direttore di Tg è passato in mente di far vedere il “rito della campanella” del 1998 tra Prodi e D’Alema. Anche in quel caso non ci furono sorrisi di circostanza ma una fredda e neanche troppo cordiale stretta di mano tra due esponenti della stessa maggioranza che sosteneva i due esecutivi. L’esordio dunque non è stato entusiasmante perché di nuovo ci abbiamo visto poco, anzi nel solenne giuramento davanti al capo di Stato ci vediamo davvero un ritorno del vecchio rituale bizantino democristiano dei pletorici congressi nazionali che decidevano la corrente che avrebbe poi guidato il Paese dopo la parentesi del governo “balneare” oggi in tempi d’austerity chiamato più prosaicamente di “scopo”. Dalla sua Renzi ha la triplice esperienza di trincea della presidenza della provincia e del sindaco di Firenze che lo hanno messo a contatto con i problemi reali e quotidiani del Paese reale. Ma dare tutta la croce addosso ad Enrico Letta e alle tre sue ministre donne messe alla porta senza troppi complimenti ci pare davvero eccessivo e un tantino azzardato. Se supererà lo scoglio della duplice fiducia Renzi e il suo governo dovranno dare davvero una risposta immediata, reale e credibile ai mille problemi che attanagliano il nostro paese, lasciando alle spalle il passaggio naturale di elezioni politiche anticipate e di riforme elettorali perché al giovane premier da subito deve essere chiaro che: “Fuffafifì, fuffafì Italia evviva. Italia perfetta, perepepè, nanananai. Una pizza in compagnia, una pizza da solo: in totale molto pizzo, ma l’Italia non ci sta. Italia si, Italia no, Italia si, Italia uè, Italia no, uè, uè, uè, uè. Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi. No”. No questa volta non si scherza davvero: “la ricreazione non c’è mai stata!”


Voi chiedete l’impossibile cari signori. Questi sono stati allattati dalla stessa balia e probabilmente hanno anche lo stesso DNA di chi li ha generati!
Questo è il grande dilemma della politica italiana che negli ultimi tempi sta investendo anche il centro-destra frammentato in più fazioni. Resto convinto, carissimo Carlo Augusto, che in Italia non sia applicabile il metodo bipolare nonostante una prossima e buona legge elettorale. Per nostra storia e tradizione sarebbe meglio un proporzionale corretto con soglia di sbarramento alla tedesca… ma prima di tutto ci vorrebbe una classe politica seria, onesta e competente ancorchè giovane…..
Continui a mettere a nudo delle verità che tutti gli Italiani non schierati per propri interessi nei vari partiti, pensano perchè ne hanno fatto esperienza sulla loro pelle.Tralascio il sottolineare come è avvenuto il passaggio fra i due esponenti dello stesso partito per sottolineare invece la debolezza della sinistra che non riuscirà mai (stando all’esperienze fin qui fatte) a trovare una unità d’intenti, sacrificando un pò delle proprie idee per trovare un’unità di scopi. Ma le correnti (non d’aria) già fanno sentire il loro sibilo. Auguri Italia nostra!