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Rimpasto alla Regione Toscana ma il Barocco non piace a Renzi

di Tuttocchiali | 23 Febbraio 2014

Doveva essere una operazione per il rilancio della Giunta e per ridisegnare in Toscana gli equilibri interni al PD, attribuendo ai renziani quella presenza che loro mancava. Ma è scoppiata la baruffa su Montanari alla cultura. Eppure il giovane storico dell’arte era un leopoldiano della prima ora…

ARMIERO

“Sono molto grato a Enrico Rossi per la stima e la fiducia che ha dimostrato nei miei confronti chiedendomi se fossi disponibile ad accettare la nomina ad assessore alla Cultura della Toscana. Prima ancora che avessi il tempo di valutare questa proposta, tuttavia, il veto dei seguaci di Matteo Renzi ha deciso per me”: così lo storico dell’arte Tomaso Montanari ha commentato con un post su facebook il rimpasto della giunta regionale. Proprio il presidente della Regione aveva scritto: “Avrei voluto che Tomaso Montanari assumesse le deleghe alla cultura” e “anche se non sarà lui direttamente a guidare l’assessorato continuerò a coinvolgerlo e a confrontarmi con lui”.

Il rimpasto in Regione, che doveva essere una operazione per il rilancio della Giunta e per ridisegnare in Toscana gli equilibri interni al PD, attribuendo ai renziani quella presenza che loro mancava, nonostante siano ormai in larga maggioranza dentro il partito, si è dunque trasformato in una sorta di incidente diplomatico. E ciò a causa del divieto imposto a Rossi sul nome di Montanari. Tutto a posto finchè si è trattato di dare il benservito alla vicepresidente Stella Targetti, a Cristina Scaletti  e Salvatore Allocca. Al loro posto sono entrati Stefania Saccardi, renziana, già vicesindaco di Firenze ed ora vicepresidente della Regione ed Emmanuele Bobbio, anche lui renziano. L’operazione ha consentito anche di insediare Dario Nardella come vicesindaco reggente di Firenze e predestinarlo al posto che è stato di Renzi.  Ma su Montanari l’opposizione dei renziani è stata irremovibile, tanto da costringere, per ora almeno, il Presidente Rossi alla retromarcia.

Qual è la “colpa” di Montanari, che pure era stato una delle “stelle” della prima Leopolda, tanto da provocare una reazione così spietata? Montanari è uno dei più giovani e brillanti storici dell’arte italiani. E’  nato nel 1971 a Firenze, dove vive. Massimo esperto del Barocco romano, insegna Storia dell’Arte Moderna all’Università ‘Federico II’ di Napoli. Protagonista di polemiche accese che hanno preso di mira scelte di varie sovrintendenze e amministrazioni (anche fiorentine), non ha risparmiato nemmeno Renzi.

Come si legge nel suo blog, è convinto che “Strumentalizzata dal potere politico e religioso, banalizzata dai media e sfruttata dall’università, la storia dell’arte è ormai una escort di lusso della vita culturale”.

Uno così, non le ha mai mandate a dire, nemmeno a Renzi. Tanto che “E’ un epilogo che non mi stupisce – aggiunge Montanari – il rapporto tra sapere critico e potere è tanto più difficile quanto più il potere si riduce ad ‘avventurismo senza idee’ (per usare le parole di Fabrizio Barca). Punendo il dissenso e pensando in termini di appartenenza, il Pd di Renzi si costruisce in continuità con il peggio della storia repubblicana. Anche questo episodio marginale dimostra che un simile partito si condanna a non avere più nulla a che fare con il futuro della sinistra italiana”.

Ci voleva poco a capire, Leopolda o non Leopolda, che la convivenza fra il giovane professore ed il giovane rottamatore era impossibile.

Pubblicato in : Primo piano

Info Tuttocchiali

Tuttocchiali: uno scriba errante e discontinuo che appare e scompare da oltre quaranta anni su giornali e testate della Toscana. qualcuno dubita che realmente esista, altri pensano addirittura che i suoi scritti siano frutto dell’opera collettiva di una molteplicità di altri scrivani. Ma non è lecito rivolgersi ad esempi del passato che porterebbero a confondere l’ironia con il ridicolo.

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